CORRADO bevilacqua,La nostra obsoleta mentalità di mercato

carissimo, ecco il mio sfogo quotidiano. lo potrai trovare nel mio
blog laprimaradice con un pezz di Michael Ignatieff su Cina e Russia e
un pezzo di Larry Summmers sull’uguaglianza delle opportuntà pù un
editoriale del New York Times sulla overtà in America. Corrado

La nostra obsoleta mentalità di mercato
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Nouriel Roubini non ha dubbi. L’economista della New York University
ha infatti dichiarato in un’intervista a Reuters, che nel 2013
potrebbe abbattersi sull’economia mondiale una crisi senza precedenti
dovuta a un pool di fattori fra i quali egli annovera la possibilità
d’una guerra contro l’Iran. Nel frattempo, aspettando la crisi
prossima ventura, vediamo quello che succede nel mondo dell’economia.

Le Borse hanno ignorato gli ultimi affondi di Moody’s sull’Italia, si
legge in un lancio Ansa, e in prima battuta tentano il recupero, anche
sulla spinta dell’inaspettato successo dell’asta di Madrid e
dell’attesa per l’Eurogruppo che dovrà definire il meccanismo dello
scudo anti-spread e i dettagli del salvataggio delle banche spagnole.
Ben presto, però, è arrivata la delusione per il messaggio del
presidente della Federal Reserve Ben Bernanke e i listini azzerano i
guadagni, a partire da Wall Street, mentre restano in tensione lo
spread (sopra 480 punti), e l’euro. La piazza peggiore è stata Milano
che ha chiuso in ribasso dello 0,94%. Hanno fatto meglio Madrid che
archivia un +0,40% seguita da Francoforte (+0,18%) Parigi (-0,09%) e
Londra (-0,59%).

Dal presidente della Federal Reserve non è arrivato l’aiuto sperato:
nell’attesa audizione alla commissione bancaria del Senato Usa, il
governatore si e’ limitato a ripetere di essere pronto a sostenere
l’economia, ma non ha offerto spunti, e soprattutto nessun dettaglio,
su concrete misure di stimolo che potessero far prefigurare l’ok a un
terzo ciclo di acquisti di Bond. Una misura ‘salutare’ su cui il
mercato scommette da tempo tanto piu’ che il quadro economico
tratteggiato da Bernanke e’ tutt’altro che incoraggiante: crescita
”moderata”, progressi nel mercato del lavoro ”frustranti”, fiducia
”bassa”. E la colpa – dice chiaramente il numero uno della Fed – e’
in buona parte dell”’Europa che sta rallentando l’economia mondiale”
e c’e’ il rischio che la crisi monti ancora. Il messaggio non e’
piaciuto. Le piazze del Vecchio Continente hanno azzerato i guadagni
raccolti a fatica e a dispetto del taglio del rating su enti locali
italiani e banche comunicato nella notte da Moody’s.

Sull’iniziale buon umore dei mercati molto aveva contato l’exploit
dell’asta spagnola in cui Madrid ha collocato tutto (3,56 miliardi di
euro) riuscendo a strappare tassi in ribasso. Sulla scadenza a 12 mesi
il rendimento medio e’ sceso al 3,918% dal 5,074% dell’asta di giugno
e per la tranche a 18 mesi il tasso e’ calato al 4,242% dal 5,107%.

L’euro e’ risalito sopra 1,23 dollari, per poi chiudere in Europa
attorno a 1,2280, mentre per lo spread Btp-Bund e’ stata tutta una
altalena con un picco a quota 490 e un minimo a 471 punti prima di
chiudere a 481. A pesare, dicono nelle sale operative, e’ stato anche
l’allarme default della Sicilia piu’ che le prevedibili mosse di
Moody’s. Bankitalia – nel bollettino mensile – ha tenuto a
sottolineare che il taglio del rating dell’Italia annunciato da
Moody’s la scorsa settimana poco prima di un’asta ”non ha avuto
effetti sulla domanda o sui rendimenti”. Anzi – ha rimarcato il
dirigente generale del Tesoro, Maria Cannata – si e’ registrata ”una
forte domanda dall’estero pari al 54% contro il 46% di domanda
domestica”.

E se ora gli occhi sono puntati sull’Eurogruppo di venerdi’, il
capoeconomista della Bce Joerg Asmussen avverte che per garantire il
futuro dell’euro serve un’ ”ulteriore condivisione della sovranita”’
a favore di una autorita’ europea per ”correggere politiche non
sostenibili” degli stati membri.

La coesione dell’Ue e la fine della tempesta sui mercati saranno
decisivi per la ripresa in Italia che quest’anno, se lo spread si
manterra’ elevato a 450 punti, sara’ colpita da un calo del pil del 2%
e una recessione che finira’ solo a inizio 2013. Il prossimo anno il
prodotto scendera’ comunque dello 0,2% e la disoccupazione salira’ a
oltre l’11%. Anticipata dal governatore Ignazio Visco all’assemblea
dell’Abi la scorsa settimana, la revisione al ribasso delle stime
contenuta nel bollettino economico della Banca d’Italia e’ pesante e
riflette l’allarme lanciato anche nell’ultimo bollettino della Bce e
che ha giustificato il taglio dello 0,25% dei tassi.

Il ribasso del rating di Moody’s per Via Nazionale non ha influito
sull’asta dei titoli triennali da 3,5 miliardi tenuta il giorno
successivo, venerdi’. E anche il direttore del Tesoro Maria Cannata
rileva come la ”domanda estera” e’ forte e nell’ultima emissione e’
stata pari al 54%, confermata anche nell’asta degli operatori
specialisti di lunedi’. Per questo non rispondono al vero le
ricostruzioni di stampa che parlavano di pressioni sulle banche dal
Tesoro, avvisato dall’agenzia di rating del downgrade. ”C’e’ un
obbligo di riservatezza” spiega e rileva come le entrate vanno bene e
siamo ricchi di liquidita”’ e per questo e’ stata cancellata come
d’abitudine l’asta di agosto.

Per il nostro paese pero’, come avvisa la Banca d’Italia, il quadro
economico non brillante a livello internazionale si innesta, in una
situazione di ”elevata incertezza” e per questo sono cruciali le
modalita”’ dell’attuazione del vertice europeo di fine giugno e le
misure su ”liberalizzazione, di stimolo dell’attivita’ economica e di
riforma del mercato del lavoro” che ‘incideranno positivamente sulle
capacita’ di crescita della nostra economia, con effetti soprattutto
nel medio periodo. Nel frattempo pero’, quest’anno e il prossimo,
”l’attivita’ economica continuerebbe a essere caratterizzata da
un’accentuata debolezza della domanda interna” con una significativa
contrazione dei consumi delle famiglie gravate dalle misure di
correzione dei conti del governo e dalla disoccupazione. La Banca
d’Italia segnala infatti che ”a fronte di un significativo aumento
della partecipazione al mercato del lavoro, gia’ osservato nella prima
parte del 2012, il tasso di disoccupazione si porterebbe al di sopra
dell’11 per cento nel 2013”.

L’agenzia Moody’s taglia il rating di tre compagnie assicurative
italiane. Il ratign di Assicurazioni Generali e’ stato tagliato a Baa1
da A1 con outlook negativo. Il rating di Allianz Spa e’ stato ridotto
ad A3 da A1 con prospettive negative. Il rating di Unipol
Assicurazioni e’ stato ridotto a Baa2 da A3. Il taglio e’ legato al
downgrade dell’Italia deciso lo scorso 13 giugno. Il rating di
Assicurazioni Generali, nonostante il downgrade, si mantiene di un
gradino superiore a quello dell’Italia.

In questo quadro palesemente negativo, si inseriscono i dai Istat
sulla povertà in Italia. Il ritratto che vien fuori è quello di
un’Italia che non ce la fa ad arrivare a fine mese, che non riesce a
spendere, in due, piu’ di 1.011 euro. E’ composta da 8,1 milioni di
persone e rappresenta l’11,1% delle famiglie residenti. In tanti, 3,4
milioni (5,2 famiglie su 100) vivono in condizioni di poverta’ grave.
Sono dati allarmanti, di una poverta’ stagnante, rimasta
”sostanzialmente stabile” tra il 2010 e il 2011, ma solo perche’
sono peggiorate le condizioni delle famiglie in cui vi sono operai, o
non vi sono redditi da lavoro, e migliorate quelle delle famiglie di
dirigenti o impiegati.

Al Sud e’ povera quasi una famiglia su quattro (23,3%) e, in generale,
il 7,6% delle famiglie rischia di ”superare” la soglia. * IN 2011 8
MLN 173 MILA POVERI IN ITALIA – Rappresentano il 13,6% dell’intera
popolazione e l’11,1% delle famiglie (2 milioni e 782 mila). Di
questi, 3 milioni e 415 mila (5,7% dell’intera popolazione) vivono in
condizioni di poverta’ assoluta (1 milione e 297 mila famiglie; 5,2%).
Una famiglia composta da due persone e’ considerata relativamente
povera se ha una spesa inferiore o pari a 1.011,03 euro (soglia
poverta’).

* PEGGIORANO CONDIZIONI OPERAI – Il 15,4% (15,1% nel 2010) dei nuclei
in cui vi sono operai e’ relativamente povero, il 7,5% (6,4% nel 2010)
e’ assolutamente povero. Migliora invece la condizione delle famiglie
di dipendenti o dirigenti: nel 2010 era relativamente povero il 5,3% e
assolutamente povero l’1,4%, nel 2011 i valori si fermano al 4,4% e
all’1,3%. Assieme alle famiglie operaie peggiorano anche le condizioni
dei nuclei senza occupati ne’ ritirati dal lavoro (l’incidenza della
poverta’ relativa passa da 40,2% a 50,7%) e di quelli con tutti i
componenti ritirati dal lavoro (dall’8,3% al 9,6%). In generale,
l’incidenza di poverta’ assoluta cresce tra le famiglie con a capo una
persona con profili professionali e/o titoli di studio bassi, tra cui
nuclei con licenza elementare (dall’8,3% al 9,4%) o di scuola media
inferiore (dal 5,1% al 6,2%).

* AUMENTA POVERTA’ TRA COPPIE CON UN FIGLIO – E’ relativamente
indigente il 10,4% (4% in poverta’ assoluta) delle coppie con un
figlio, il 13,5% (5,7%) di quelle con un figlio minore. Nel 2010 erano
rispettivamente il 9,8% (2,9%) e l’11,6% (3,9%). Il 28,5% delle
famiglie con cinque o piu’ componenti e’ relativamente povera,
incidenza che al Sud raggiunge il 45,2%. La poverta’ e’ inoltre
superiore alla media nelle famiglie con due o più anziani (14,3%).

Al Sud è povera una famiglia su quattro. Tra queste, l’8% vive in
condizioni di poverta’ assoluta. Aumenta in un anno l’intensita’ di
poverta’ relativa (quanto la spesa mensile equivalente delle famiglie
povere si colloca al di sotto della linea di poverta’), cioe’ i poveri
sono diventati ancora piu’ poveri. Il valore e’ passato dal 21,5% al
22,3%.

Sicilia e Calabria sono le regioni più povere. Con un’incidenza di
poverta’ rispettivamente pari al 27,3% e al 26,2%. I valori piu’ bassi
li registrano invece la provincia di Trento (3,4%), la Lombardia
(4,2%), la Valle d’Aosta e il Veneto (4,3%).

Il 7,6% delle famiglie è a rischio povertà. Sono quei nuclei che si
trovano di poco al di sopra della linea di convenzionale di poverta’ e
che, magari, con una spesa improvvisa, potrebbero ”scivolare” al di
sotto. Di questi il 3,7% presenta valori di spesa superiori alla linea
di poverta’ di non oltre il 10%. Considerando le famiglie povere (6%
appena povere e 5,1% sicuramente povere) e quelle a rischio, una
famiglia su 5 (18,7%) tra quelle residenti in Italia risulta indigente
o quasi indigente.

”Monti e i sobri professori hanno fatto cassa sulla pelle dei
cittadini, lasciando impuniti evasori, speculatori e i soliti noti
della casta”, scrive sul blog il leader dell’Idv Antonio Di Pietro.
”La poverta’ non puo’ essere l’alternativa e l’antidoto alla crisi”,
denuncia Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, su
twitter. ”Otto milioni di italiani sprofondano nella poverta’ e il
governo Monti se ne frega. Solo tasse e tagli”, aggiunge sempre su
twitter il leader de La Destra, Francesco Storace. Per il presidente
dei Verdi Angelo Bonelli ”il governo e’ responsabile dell’aumento
della poverta”’. Adiconsum chiede ”fondi di solidarieta’ per
settori”. il Codacons un ”apposito ‘Decreto anti-poverta”’, mentre
le Acli ricordano che ”anche lo spread sociale e’ insostenibile”.

Il Pil italiano si ridurrà quest’anno del 2% e dello 0,2% nel 2013 se
lo spread si manterrà intorno ai 450 punti. E’ quanto prevede la Banca
d’Italia nel suo bollettino economico. Secondo via Nazionale la
recessione terminerà “all’inizio del 2013”. “La rapidità della
ripresa” in Italia “dipenderà dalla coesione dimostrata dalla UE e
dalla normalizzazione dei mercati finanziari”. Secondo la Banca
d’Italia l’incertezza su questo quadro è elevata, e saranno “cruciali
le modalità” dell’attuazione del vertice europeo di fine giugno. “A
fronte di un significativo aumento della partecipazione al mercato del
lavoro, già osservato nella prima parte del 2012, il tasso di
disoccupazione si porterebbe al di sopra dell’11 per cento nel 2013″.

“I provvedimenti legislativi di liberalizzazione, di stimolo
dell’attività economica e di riforma del mercato del lavoro varati
negli ultimi mesi hanno introdotto mutamenti di carattere
strutturale”. Le misure “incideranno positivamente sulle capacità di
crescita della nostra economia, con effetti soprattutto nel medio
periodo”. “Il costo dei prestiti alle imprese si è gradualmente
ridotto dall’inizio dell’anno”. Lo afferma la Banca d’Italia, secondo
cui “tuttavia i miglioramenti restano incerti e prosegue la debolezza
delle quantità erogate”. Per Via Nazionale, “le prospettive del
credito restano condizionate dal perdurare delle tensioni sui mercati
e dallo sfavorevole quadro economico, che si riflette sulla domanda da
parte di imprese e famiglie e sulle valutazioni delle banche riguardo
al loro merito di credito”.

L’asta dei titoli di Stato triennali dello scorso venerdì ha
registrato “una forte domanda dall’estero pari al 54% contro il 46% di
domanda domestica”. E’ quanto ha affermato il dirigente generale del
Tesoro, Maria Cannata, secondo cui, a conferma della buona domanda,
anche l’asta degli specialisti di lunedì è andata bene. Cannata ha
rilevato come “di solito non rileviamo i dati sulla composizione della
domanda ma ho letto articoli di stampa con ricostruzioni non vere e
per questo abbiamo fatto una indagine. Da tale lavoro – ha aggiunto –
è emerso come in questa asta il 54% della domanda sia estera, un
risultato notevole di questi tempi”. Un altro elemento importante, ha
rilevato, “é che il titolo abbia collocato l’ammontare massimo (3,5
miliardi a fronte di una domanda di 6 miliardi) e che abbia avuto
tassi di 14 punti base inferiori a quelli sul mercato secondario”.
Infine una ulteriore conferma è giunta dalla riapertura del titolo per
gli specialisti di ieri, lunedì. “In un giorno in cui il mercato era
forse peggiore – ha spiegato – il titolo è stato collocato quasi
integralmente (920 milioni su poco più di un miliardo). Forse è dovuto
anche al fatto che l’asta di agosto non ci sarà ma non mi stupisce
perché ormai è complicato trovare in Europa qualche titolo che renda”,
ha concluso Cannata riferendosi alle emissioni a tassi negativi di
diversi Paesi europei.

Ora sarebbe fin troppo facile dare la colpa di tutto ciò ai Chicago
Boys che ci governano. Un volta tanto, non vale il detto: “Piove
governo ladro”. La colpa è di decine di governi, decine di ministri
del bilancio, del tesoro, dell’industria. La colpa è nella mancanza di
spina dorsale da parte di una classe dirigente che da decenni occupa
abusivamente il potere. La colpa è di noi elettori che abbiamo dato il
nostro voto a partiti che erano diventati dei meri raccoglitori di
voti da ripagare con leggi e leggine ad hoc.

Ciò rende più difficile l’uscita dalla crisi. Per uscire dalla crisi
occorrerebbe avere un’idea chiara di quello che si vuol fare. Poi
occorrerebbe tagliar corto con il mito del mercato autoregolato, un
mito già sfato dalla crisi del 1929, come spiegò Karl Polany e
occorrerebbe avviare una seria politica di programmazione economica
che faccia un censimento delle risorse disponibili e che le impieghi
in base  un ben definito ordine di priorità  – da non confondere con
l’attuale ordine di beccata. Solo così si potrà uscire dalla crisi.
Dalla crisi non si uscirà tramite il mercato, ma uscendo dal mercato,
purché non succeda quello che ha previsto Nouriel Roubini.

Note
K. Polany La grande trasformazione, Einaudi
C. Kindleberger La grande depressione nel mondo, Etas Libri
L. Caracciolo  L’economia della crisi, Einaudi

CORRADO bevilacqua,La nostra obsoleta mentalità di mercatoultima modifica: 2012-07-18T19:02:30+02:00da mangano1
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