Marco Baldino,Politica web-eriana, poststoria e libertà transmoderna.

Politica web-eriana, poststoria e libertà transmoderna.
di Marco Baldino

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Penso che non sia più possibile la politica nel senso di Schmitt, nel senso di quel formare e di quell’ordinare che riassumono la pluralità naturale (culturale, economica, biologica) sotto un principio unitario formante. Anche l’espressione “governo economico” appartiene all’universo concettuale della filosofia politica – mi pare di potergli attribuire il seguente significato: governo degli altri (politica) con mezzi economici. Per me il problema non cambia. Sicché rispetto all’economico il problema non mi sembra quello di governarne i flussi, di dare forma alle forze (naturali, oggettive) dell’economico, ma di come stare nella corrente, come “navigare”. È la metafora internetiana, che io, con un piccolo divertissement, chiamo “web-eriana”, quella che meglio descrive la posizione dell’uomo nell’universo economico globale, il quale, sia detto en-passant, è anche un universo transpolitico e transfilosofico.

Oggi assistiamo a sforzi per far rinascere un’etica, una politica, persino una filosofia della storia che non siano «la solita litania storicista del tramonto dell’Occidente, del nichilismo come destino e del dominio della tecnica …». Di quella roba – si dice – non sappiamo più che farcene… quelle filosofie della fine della storia e di tutto il resto hanno una grave responsabilità rispetto alla crisi morale contemporanea.

Bene, se posso azzardare un’osservazione direi che, forse, la post-storia, intesa come acquietamento del lavoro del negativo, non c’entra granché con quell’ideologia della fine e della Krisis resa celebre dalla letteratura filosofica degli anni Ottanta. La post-storia, nel senso del suo massimo assertore – mi riferisco ad Alexandre Kojève – sembra invece costituire uno strumento per comprendere proprio ciò che gli si vorrebbe attribuire come iattura: lo stato mondiale omogeneo, l’assenza di un orientamento ascendente e progressivo della storia, la presenza di ripetizioni, di alti e bassi … Forse sarebbe più giusto riferirsi alla fine del postmoderno come categoria del desiderio: si vorrebbe superare quella riduzione della verità in pittura che di norma viene attribuita al postmoderno, si vorrebbero riaffermare i diritti dell’etica, della politica e della storia, ma senza impegnarsi troppo nella dinanzi ala durezza cge richiamano. Vogliamo sì essere storici, ma senza tragedia; etici, ma senza roghi; liberi, ma non così radicalmente responsabili…. Post-storia e transmoderno si danno la mano quindi, passando irrefutabilmente per il postmoderno.
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I filosofi si tramandano una visione della libertà racchiudibile nella formula del potere: potere di agire conformemente al volere, potere di determinarsi a un’azione, potere di vivere volentieri. Ma la libertà non è un potere, non è l’aver in potere di fare qualche cosa. Lo dico senza citare fonti troppo note: la libertà è un rapporto. Di qua un laccio per catturare, di là uno stratagemma per sottrarsi alla cattura; di qua lo sforzo pastorale di chi intende governare (ora, in questo modo), di là lo sforzo anarchico, di chi non vuol lasciarsi governare, non a questo prezzo almeno, non così. Governo e sottrazione, governo-e-sottrazione, è la forma della libertà nell’epoca transmoderna. E quindi siamo sempre limitati, tanto nell’agire quanto nel godimento della vita, essenzialmente non-liberi. Essenzialmente, la libertà si determina solo dentro la non-libertà o, che è lo stesso, solo dentro il “rapporto”. Se il potere è, nel transmoderno, la capacità di mettere in atto delle necessarie strategie di governmetality, si chiami pure “critica” il tentativo di limitarne l’azione. Solo il rapporto tra queste due contro-mosse, nei loro andirivieni, può restituirci un’immagine plausibile della libertà transmoderna: essa è il grado fino a cui, ora qui ora lì, in modo puntuale e transitorio, riesciamo a sottrarci alla vigente mossa del suo (del governante) prendersi cura di noi.

Nella post-storia non cessano né la politica, né l’etica, né la filosofia della storia, solo che se ne ha una declinazione transmoderna: «il proporre i valori come limiti o come favola, per non dimenticare, perché siamo saggi, perché il nostro passato lo è stato…».

Marco Baldino,Politica web-eriana, poststoria e libertà transmoderna.ultima modifica: 2012-06-29T18:08:32+02:00da mangano1
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