Karl Marx Sullo spostamento del centro gravitazionale dell’economia mondiale New York Herald Tribune 1850

stavolta il pezzo è del vecchio Karl pubblicato nel 1850 sulla scoperta
dell’oro in california. E’ un piccolo capolavoro. Corrado  Bevilacqua

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Karl Marx
Sullo
spostamento del centro gravitazionale dell’economia mondiale
New York Herald
Tribune
1850

Andiamo ora ad occuparci dell’America, dov’è accaduto qualcosa
di più importante della rivoluzione di Febbraio (1848): la scoperta delle
miniere d’oro in California. Sebbene siano passati appena diciotto mesi, è già
possibile prevedere che tale avvenimento avrà effetti più sconvolgenti della
scoperta stessa dell’America.
Per trecentotrenta anni tutto il commercio
diretto nel Pacifico era stato condotto con commovente e sofferta pazienza,
attorno a Capo di Buona Speranza o da Capo Horn. Tutti i progetti di praticare
un’apertura nell’istmo di Panama erano falliti a causa delle rivalità e delle
invidie meschine tra le Nazioni commercianti. Diciotto mesi dopo la scoperta
delle miniere d’oro in California, gli yankies avevano già cominciato a
costruire una ferrovia, una grande strada e un canale sul Golfo del Messico. E
già esiste una linea regolare di battelli a vapore da New York a Chagres, da
Panama a San Francisco, mentre il commercio con il Pacifico si sta concentrando
su Panama, rendendo obsoleta la rotta di capo Horn. Il vasto litorale della
California, a 30 gradi di latitudine, uno dei più belli e più fertili del
mondo, quasi disabitato, si sta rapidamente per trasformare in un ricco Paese
civilizzato, densamente popolato da uomini di tutte le razze, yankies e cinesi,
negri, indio e mulatti, creoli e meticci, europei. L’oro californiano scorre
abbondante per l’America e lungo la costa asiatica del Pacifico, e sta
spingendo i riluttanti barbari al commercio mondiale e alla civilizzazione.

Per la seconda volta il commercio mondiale cambia direzione. Quello che erano
nell’antichità Cartagine, Tiro, Alessandria, nel Medio Evo Genova e Venezia, e
attualmente Londra e Liverpool, cioè gli empori del commercio mondiale, saranno
nel futuro New York e San Francisco, San Giovanni del Nicaragua, e Leon,
Chagres e Panamà. Il centro di gravità del mercato mondiale era l’Italia nel
medioevo, l’Inghilterra nell’era moderna, ed è la parte meridionale della
penisola Nord-Americana oggi.
L’industria e il commercio della vecchia Europa
dovranno fare sforzi terribili per non cadere in decadenza, come accadde con
l’industria e il commercio dell’Italia nel sedicesimo secolo – questo se
l’Inghilterra e la Francia non vogliono trasformarsi in quelle che oggi sono
Venezia, Genova e l’Olanda. Tra qualche anno avremo una regolare linea di
trasporto a vapore dall’Inghilterra a Chagres, da Chagres e San Francisco a
Sidney, Canton e Singapore.
Grazie all’oro californiano e all’inesauribile
energia degli Yankies, i due lati del Pacifico saranno in breve tempo tanto
popolati e tanto attivi nel commercio e nell’industria quanto la costa da
Boston a New Orleans. L’oceano Pacifico svolgerà nel futuro lo stesso ruolo che
ha svolto l’Atlantico nella nostra era, e che era del Mediterraneo
nell’antichità: una grande via marittima del commercio mondiale, e l’Atlantico
sarà al livello di un mare interno, come oggi è il caso del mediterraneo.

L’unica probabilità che hanno i Paesi civilizzati dell’Europa di non cadere
nella stessa dipendenza industriale commerciale e politica di Italia, Spagna e
Portogallo è di iniziare una rivoluzione sociale che, finchè è in tempo, riesca
ad adeguare l’economia alla distribuzione secondo le esigenze della produzione
e delle capacità produttive moderne, e permetta lo sviluppo di nuove forze
produttive che assicurino la superiorità dell’industria europea, compensando
così gli inconvenienti della sua localizzazione geografica.
Infine, una
curiosità caratteristica della Cina, raccontata dal noto missionario tedesco
Gutzlaff. Una eccessiva popolazione e una crescita lenta ma regolare, avevano
provocato, già alcuni anni fa, una violenta tensione delle relazioni sociali
della maggior parte della nazione. In seguito arrivarono gli inglesi, per
forzare l’apertura di cinque porti al libero commercio. Migliaia di navi
inglesi e americane virarono per la Cina, che in poco tempo fu inondata da
prodotti inglesi e americani a basso costo. L’industria cinese, essenzialmente
la manifattura, soccombeva alla concorrenza della meccanizzazione.
L’imperturbabile impero soffriva una crisi sociale. Le imposte smisero di
entrare, e lo stato si trovò sull’orlo del fallimento, la grande massa della
popolazione conobbe la povertà completa e si ribellò. Posta una fine alla
venerazione dei mandarini dell’imperatore e dei bonzi, ora li perseguitava e li
uccideva. Oggi il paese sta sull’orlo dell’abisso e forse sotto la minaccia di
una rivoluzione violenta.
Ma ancora. Nel seno della plebe insorta, alcuni
denunciavano la miseria degli uni e la ricchezza degli altri, esigendo una
nuova ripartizione dei beni e contemporaneamente la soppressione totale della
proprietà privata- e tutt’oggi continuano a formulare tali rivendicazioni.
Quando, dopo venti anni di assenza, il signor Gutzlaff tornò a contatto con i
civilizzati e gli europei, e sentì parlare di socialismo, esclamò terrorizzato:
“Dunque non avrò scampo in nessun posto da questa pericolosa dottrina? Da
qualche anno è esattamente questo, ciò che predica la plebaglia cinese!”.
Può
darsi che il socialismo cinese assomigli a quello europeo come la filosofia
cinese all’hegelismo. Ma qualunque sia la sua forma, possiamo rallegrarci del
fatto che l’impero più antico e solido del mondo in otto anni sia stato
condotto dalle balle di cotone della borghesia inglese ad una imminente
convulsione sociale che in qualsiasi caso, dovrà avere enormi conseguenze per
la civilizzazione. E, quando i reazionari europei, nella loro imminente fuga
verso l’Asia, giungeranno dinnanzi alla Grande muraglia cinese, alle porte
della roccaforte della reazione e del conservatorismo, chissà che lì non si
trovino a leggere:
Repubblica Cinese
Libertà, Uguaglianza, Fraternità

Karl Marx Sullo spostamento del centro gravitazionale dell’economia mondiale New York Herald Tribune 1850ultima modifica: 2012-06-22T19:51:50+02:00da mangano1
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