Tecnofobico chiocciola, STORIA E LEGGENDA DI NARCISO

Tecnofobico chiocciola STORIA E LEGGENDA DI NARCISO
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Dunque Narciso, nella dimora dell’amore giunto che fu, o forse mai mossosi da, esso medesmo lo stesso sé stesso riflesso vedeva, o altro da sé: contrariamente identico, ugualmente diverso. Appunto riverso su di sé che fosse, su di chi, su di che riverso, e in qualche modo congiunto, Narciso vedeva.
Narciso, dunque, su di sé come chi, come che, riverso & congiunto, giungere a sé certo non poteva, proprio non poteva. Amava chi amato era, ma riamato esser non poteva, proprio non poteva: forse, solo amava che. Vago di chi non era, e di cosa, Narciso l’inganno baciava, il nulla abbracciava: la sete mai saziava e, cosí, man mano straziava l’image che di sé aveva, l’imago che del sé era.
Narciso, magie immaginandone mai tante, mille millanta le figure ora erano: una figura nell’acqua, e poi una di carta, e poi una di fiore, e poi una di fiori di carta, – ma qual si sia il fiore di carta ora è taciuto.

– Ma com’era cominciato tutto? –

– Oh! quante e quante volte Eco chi amava chiamava, e tante e tante volte Narciso chiamava chi amava: un’única voce plurívoca, un múltiplo suono unísono; un único suono multísono, una plúrima voce unívoca, – ma l’eco?
La eco di fatto il suono nella reggia riecheggia, e cosí pure il suo nome, che nume si fa, o numero innumero.
– Cara Eco, eco cara, vocia & suona! – cosí il ro ro del coro cantava. – E la voce suona! e il suono vocia! – il coro in coro ancora cantava.
La voce suono muta, il suono voce muta, ma forse è come dire lo stesso: d’Eco la voce vocío diviene dell’eco, e poi solo e soltanto sonío.
All’oracolo venne chiesto qualcosa: – Son io? – tale, la domanda di Narciso.
– Son io? son io? – Eco allora ripeteva.
– Son io sonío, – la eco infine riecheggia.
– Non io son io, – tali, le parole che in vece la voce invano invocava, e il suono altrettale che dire desiderato avrebbe.
Ma per ora taciute le parole sono, e il suono di esse.

– Chi o che che sia da dire, che o chi che sia da ridire. –

Dunque, la sete d’amore mai Narciso saziando, l’inganno baciava, e cosí si straziava. Avvolte che aveva le mani nell’acqua, nel nulla dell’acqua, là, dove l’amore aveva dimora, una figura ora c’era, che corpo non ha, che uomo non è: mille millanta son ora le figure.
– Mai tante? – si chiedono in pochi.
– Mai tante! – taluno risponde.
E talaltro: – ma come può morir d’amore chi ama?
Un único suono plurívoco, una múltipla voce unísona; un’única voce multísona, un plúrimo suono unívoco: – Non io son io, – tali, le parole che la voce di Eco in vano invocava.
– Non io son io! non io son io!, – altrettali, le parole che il suono dell’eco dire desiderate avrebbe.
Ma la voce che c’era ora non c’è, e il suono nemmeno.
– Oh! la voce dov’è?
– Oh! il suono dov’è?

Tecnofobico chiocciola, STORIA E LEGGENDA DI NARCISOultima modifica: 2012-06-19T15:07:20+02:00da mangano1
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