Patrizia Gioia, Marylin,,

Marilyn …         di patrizia gioia
“…era quasi totalmente smarrita,images.jpeg
e incapace di padroneggiare gli irraggiamenti della sua bellezza.
Sapeva di fare grande effetto a prima vista, nel medesimo tempo riteneva di essere considerata zero. Lei non contava, non gliene importava niente a nessuno.”
 
Potreste pensare che sto parlando di lei, ed è vero, ma le parole le ho rubate all’amico Giuseppe Curonici,
e sono quelle che lui usa nel suo nuovo libro appena uscito “L’incendio della montagna blu. Il quadro perduto di Cezanne”
( edizione interlinea), per parlare di Irene, la protagonista femminile.
 
Un libro che, pur suggerendovi di leggerlo, non c’entra nulla con Marilyn e con il bel film di Simon Curtis, dove “la magnifica preda” è solo dolorosamente preda del suo infinito dolore, quel mancato sguardo materno che le fa dire nel film e nella vita :
“ad ogni bambina le si dovrebbe dire quanto è bella.”
 
Si, chi ha patito di questa mancanza avrà una ferita inguaribile, un buco capace di divorare persino un duro intellettuale come Miller, incapace di saziare d’amore chi d’amore non sarà mai sazio.
 
Marilyn è bianco burro, si può solo scivolare addosso a lei, incapaci tutti di penetrare nelle sue profondità, in quel precipizio di latte s’apre la voragine della mancanza e Marilyn è disposta a tutto pur d’esserne, qualche volta, salvata.
Chi è stato danneggiato può solo perdersi, per trovarsi, ma non sempre si è capaci di ritornare a galla, soprattutto se sei la numero uno di uno star system che sembra darti tutto, mentre in realtà ti lascia nuda sulla strada, come una buttata giù da un camion alle tre di notte, in pieno deserto.
 
Chi ti è venuto in soccorso dolce profonda terribile Marilyn?
Si, perché tu sei questo, una trappola capace di offrirsi tutta all’amore, ma incapace di trattenerlo;
tu l’amore lo divori prima che lui divori te, perché sei incapace di viverlo, non avendo mai avuto quel primo sguardo
che ne insegna il cammino.
 
Tu attiri, seduci, lusinghi, istighi, non dai tempo, butti il lazo e tiri l’imbizzarrito verso te, e chi non verrebbe?
Sei amore allo stato selvaggio, mai addomesticato, inaddomesticabile.
E’ questo che fora ogni schermo e ogni cuore.
Il tuo letto è la tua vita, è ara per il sacrificio, campo di battaglia, solo feriti intorno a te; ma tu non uccidi mai, offri sempre ad ognuno nuova vita.
Tu sei il sacrificio, il sacrificante e il sacrificato.
 
“Perché mi lasciano sempre quelli che amo? “
 
A questa tua domanda non hai avuto risposta, ma aleggerà per sempre come profumo della tua pelle,
come bellezza di un femminile tradito e dimenticato in un lenzuolo bianco, in una stanza di una nuova casa arredata di niente,
di una donna desiderata da tutti e scelta da nessuno.
 
patrizia gioia, 17 giugno
www.spaziostudio.net
 
   

Patrizia Gioia, Marylin,,ultima modifica: 2012-06-18T10:09:16+02:00da mangano1
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