David Bidussa,13 dicembre 1981: quando in Polonia libertà l’è morta

13 dicembre 1981: quando in Polonia libertà l’è morta
David Bidussa – 13 dicembre 2011
Oggi 13 dicembre, forse anche complice involontario, lo sciopero dei poligrafici, nessuno si è ricordato che 30 anni fa, improvvisamente finiva la primavera polacca dei sedici mesi di Solidarnosc.

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Iniziata senza pensare a un processo di rapida espansione nell’agosto 1980, quando improvvisamente si animò la protesta operaia dai Cantieri navali Lenin di Danzica, per diffondersi in tutto il Paese, si interruppe 16 mesi dopo, il 13 dicembre 1981, travolta dalla repressione e dallo stato di eccezione proclamato dal generale. Wojciech Jaruzelski. Una condizione che sarebbe durata altri otto anni per poi crollare definitivamente nel 1989.
Solidarnosc, come si sa, vinse allora, e la nascita della nuova Polonia democratica ha testimoniato in questi venti anni delle contraddizioni, dei conflitti, spesso delle esasperazioni che sottostanno in tutti i processi di ritrovata libertà dopo una lunga storia di oppressione, di mancata autonomia, lungo le strade verso la libertà che la Polonia ha cercato di intraprendere per un tempo lunghissimo.
E’ sempre difficile e spesso ingeneroso giudicare il prima dal dopo.
In questi venti anni si sono avvenute molte cose e sono tornati veri spesso i temi del nazionalismo più profondo, della intolleranza, talora anche del vittimismo che spesso porta con sé la prevaricazione.

C’è una composizione di Zbigniew Herbert dal titolo 17 IX (il riferimento è al 17 settembre 1939 quando la Polonia, invasa dall’esercito tedesco fu definitivamente schiacciata dall’intervento sovietico) che recita così (la riprendo dal volume Rapporto sulla città assediata, Adelphi):

La mia patria inerme ti accoglierà invasore
E la stalla per cui Hänsel e Gretel trotterellavano a scuola
Non si spalancherà in un abisso

Fiumi troppo pigri non inclini ai diluvi
I cavalieri addormentati sui monti continueranno a dormire
Ti sarà quindi facile entrare ospite non invitato

Ma i figli della terra si aduneranno i notte
Ridicoli carbonari congiurati della libertà
Puliranno le loro armi da museo
Giureranno sull’aquila e i due colori

E poi come sempre – bagliori ed esplosioni
Ragazzi gagliardi condottieri insonni
Zaini pieni di sconfitte rossastri campi di glori
La confortante coscienza di essere –soli

La mia patria inerme ti accoglierà invasore
E ti darà due metri di terra sotto il salice – e la pace
Perché chi verrà dopo di noi apprenda di nuovo
La più difficile delle arti – la remissione delle colpe

Si potrebbero dire molte cose, ma penso che, alle volte, sono i poeti e non i politici a descrivere i sentimenti e a fare in modo che non si perda il tenue filo della propria aspirazione morale.

La resistenza degli inermi fa ridere, perché la debolezza è ridicola, ha detto una volta Czeslav Milosz.
Ma questo non significa che non possa sfidare il tempo presente e qualche volta anche vincere, magari anche per poco.
 

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/storia-minima/13-dicembre-1981-quando-polonia-liberta-l-e-morta#ixzz1gQvziFzK

David Bidussa,13 dicembre 1981: quando in Polonia libertà l’è mortaultima modifica: 2011-12-15T09:22:17+01:00da mangano1
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