ALAM WASSEF Egitto: l’esercito controlla la verginità delle manifestanti

da notizie radicali
AALAM WASSEF
Egitto: l’esercito controlla la verginità delle manifestanti. Un video

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29-03-2011
Il Cairo, 28 marzo 2011. Lo scorso 11 febbraio, la piazza egiziana gridava tutta la sua felicità all’annuncio dell’uscita di scena di Hosni Mubarak. In quel momento, gli Egiziani scandivano un unico slogan: il popolo e l’esercito, un solo cuore! In quel momento di gioia ciascuno preferiva sorvolare su una realtà, peraltro a tutti nota: la persona a cui erano state affidate le speranze rivoluzionarie dei rappresenta uno degli uomini più fedeli a Mubarak, il maresciallo Tantawi. Tantawi, 76 anni, è un partigiano del regime, refrattario alle riforme e a qualsiasi tipo di cambiamento, la cui indole e le cui vere intenzioni non hanno troppo tardato a manifestarsi.

Per la cronaca, il 9 marzo l’esercito si è abbattuto sui manifestanti di piazza Tahrir arrestandone alcune centinaia, che ha poi torturato e processato in corte marziale. Le sbrigative condanne variano da uno a cinque anni di carcere e sono, in massima parte, del tutto infondate. Le donne arrestate hanno subito atroci umiliazioni, compresa quella consistente nella “verifica della verginità”. Abuso di potere e abusi sessuali molto male celati, perpetrati da personale maschile civile e militare.
Il 14 marzo, l’esercito ha colpito con la stessa violenza una manifestazione dei Copti riuniti al Cairo davanti al Maspero, la sede della radiotelevisione; in quattordici sono stati portati in ospedale, con le braccia spezzate e le ossa rotte.
Il 23 marzo i carri armati sono entrati in università; un gruppo di studenti si è visto piombare addosso soldati muniti di manganelli e di pistole elettriche, decisi a schiacciare con la massima violenza il sit-in in cui si chiedevano le dimissioni del preside della Facoltà di Scienze della comunicazione.

Aalam Wassef

Egiziano, 40 anni. Artista, editore, giornalista e blogger sotto una dozzina di pseudonimi o sotto il suo vero nome quando il contesto lo consente.

È dal 26 marzo che l’esercito annuncia la prossima instaurazione del divieto di scioperare e di manifestare. L’uno e l’altro diritto saranno considerati alla stregua di atti criminali (sic).

Alla caduta di Mubarak sono subito seguiti e tuttora si susseguono scandali coinvolgenti l’esercito, soffocati alla bell’e meglio dalla televisione egiziana e da una stampa di Stato imbavagliate.
Non importa, le informazioni circolano lo stesso, raggiungono gli uffici della stampa estera e le associazioni per i diritti umani. Fatto di ancora maggior rilievo: la stampa di opposizione egiziana, anch’essa sotto la minaccia dell’esercito, si gioca il tutto per tutto. Il giornale di opposizione più diffuso, “Al Masry Al Youm”, da una settimana si è preso il rischio di ospitare, sul suo sito web, video su video di denuncia. Gli attivisti e le associazioni per la difesa dei diritti umani raccolgono e pubblicano prove e testimonianze dettagliate, schiaccianti sulla controrivoluzione orchestrata dall’esercito di Tantawi.
In un paese oppresso dal “sentito dire” di un segno e del segno opposto e dalla propaganda televisiva, dove nessuno sa più a chi credere e che cosa pensare, la decisione da assumere a proposito dei militari è difficile. Si può, o si deve, affrontare l’esercito, così come sono state affrontate la polizia e alla sicurezza di Stato? La domanda che tutti si pongono è semplice: che cosa ci resterebbe?
Se è vero che il problema è difficile, è vero anche che l’ingiustizia non è sostenibile; e, in una popolazione che sembra essersi rassegnata alla stabilità, si sente salire una rabbia rinnovata, quella di un popolo che si è visto tradito, che è stato depredato della sua rivoluzione, dei propri morti e anche delle proprie speranze.
Ieri, 27 marzo, circa duemila persone si sono radunate presso il Sindacato dei giornalisti, poi davanti alla sede del Consiglio dei ministri e, infine, a piazza Tahrir. Gli slogan prendevano Tantawi a bersaglio diretto: Il popolo si augura la caduta di Tantawi! Ciò va interpretato come un fatto eccezionale, ancora più eccezionale degli slogan contro Mubarak. L’esercito in Egitto è cosa sacra, intoccabile; sembrerebbe che un tabù, di quelli pesanti, stia perdendo la sua presa.
Che ne è di Mubarak? E che cosa ne è di Safwat el Sherif, di Zakaria Azmy, di Fathy Sorur? Queste sono le domande che, ogni giorno, si pongono milioni di Egiziani. Gli uomini sopra citati sono vere e proprie icone della corruzione e dell’ignominia del regime e tutti, senza eccezione, conducono una vita tranquilla sotto la protezione del feldmaresciallo Tantawi.
Il documentario in basso riunisce prove che pesano sul nuovo uomo forte dell’Egitto post-rivoluzionario, responsabile, come è noto, della transizione democratica. Vi si può osservare come, sotto tale guida, l’esercito egiziano si sia violentemente indirizzato contro la società civile, che esso dovrebbe proteggere.
Le prove, lì riunite, della controrivoluzione condotta da Tantawi si riferiscono soprattutto alla tortura dei manifestanti da parte dei militari. Sono in fase di raccolta, e verranno pubblicati nelle prossime settimane, altri documenti riguardanti la corruzione all’interno delle forze armate.
Il video, pubblicato contemporaneamente in Arabo, in Inglese e in Francese, invita ad aprire un dibattito sui rischi in cui può incorrere l’Egitto ora che è avviato, con Tantawi, un confronto volto a ottenere la vera caduta del regime di Mubarak.

Trascrizione
Prendete nota, per favore: tutti i fatti riportati sono avvenuti a oltre un mese dalla caduta di Mubarak e dal suo trasferimento nella residenza di Sharm el Sheik.

• Testimonianza di uno studente della Facoltà di Scienze della Comunicazione – Il Cairo, 23 marzo 2011.
«Loro [i militari] hanno afferrato uno dei nostri compagni e l’hanno colpito violentissimamente, anche con dei Taser [pistole che producono scariche elettriche]. Allora il nostro compagno ha detto loro: «Siete l’esercito di Mubarak, traditori». Un militare gli ha risposto: «Mubarak è il tuo maestro, tu, specie di maiale, figlio di …»

• Testimonianza – filmata al Cairo, nella sede del Sindacato dei giornalisti, il 16 marzo 2011 – di Salwa Gouda, arrestata il 9 marzo in piazza Tahrir.
«Un uomo in abiti civili mi ha portato dal colonnello… che cosa posso dire di questo colonnello… che Dio lo perdoni… Quando mi ha visto, mi ha detto: “Calmati”. Mi è sembrato una persona rispettabile, perciò gli ho chiesto: “Perché mi trovo qui?”. Allora mi ha tirato un ceffone e mi ha detto: “Voi siete le prostitute che avete trascinato tutto il Paese dietro di voi”. Gli ho chiesto: “Perché sono stata arrestata? Che cosa vi ho fatto? Di che cosa sono colpevole?”.
Allora mi hanno bloccata e naturalmente mi hanno colpito con il Taser alle gambe e al petto. Le donne ricevevano scariche elettriche alle gambe e… alla fine… Una oscenità totale, e parole insostenibili… A quel punto, stavo per cadere in una depressione nervosa. Non tutte le donne hanno notato che ci filmavano, mentre eravamo nude. Poi siamo state schedate come prostitute. Le ragazze che dicevano di non essere sposate subivano un controllo della loro verginità. Non sappiamo se l’uomo che controllava era un militare o uno di quei giovani che stavano lì con loro.»

• Immagini di Ramy Essam, 23enne, cantante, arrestato dall’esercito in piazza Tahrir il 9 marzo 2011 e torturato.

• Testimonianza di uno studente della Facoltà di Scienze della Comunicazione – Il Cairo, 23 marzo 2011.
«I carri armati e i soldati dell’esercito hanno invaso il campus dell’università, dove gli studenti tenevano un sit-in per chiedere l’allontanamento del preside di Facoltà. Il movimento pacifico di contestazione è stato infranto con la violenza. Studenti e studentesse, alcuni con uno sciopero della fame in corso da dieci giorni, hanno subito i colpi, le ingiurie e le scariche elettriche dell’esercito. È questo esercito che protegge la nostra rivoluzione? È questo esercito che porterà Mubarak davanti alla giustizia? È questo esercito che ingiungerà la restituzione tutto il denaro rubato? È questo esercito che farà giudicare El Adly e gli altri corrotti? È questo esercito che renderà giustizia ai 380 [martiri] e alle migliaia di feriti in Egitto? Io, semplicemente, sollecito una risposta del feldmaresciallo…»

L’Egitto, e così i suoi alleati, dovrebbero dare fiducia e sostegno al feldmaresciallo Tantawi?
Il feldmaresciallo Tantawi si è forse mostrato, negli ultimi 60 giorni, capace di assicurare agli Egiziani la giustizia e la democrazia che essi desideravano? Partecipate qui alla discussione

*Traduzione di Serena De Santis

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ALAM WASSEF Egitto: l’esercito controlla la verginità delle manifestantiultima modifica: 2011-03-30T14:22:41+02:00da mangano1
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