AALAM WASSEF Egitto: la controrivoluzione

da notizie radicali

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AALAM WASSEF
Egitto: la controrivoluzione

28-03-2011
Il Cairo, 25 marzo 2011. Il sole sorge su una giornata di commemorazione. Oggi si festeggia il secondo mese dall’inizio della rivoluzione. In realtà non c’è proprio niente da festeggiare, almeno non per coloro che comprendono il vero significato della parola democrazia. I delusi nascondono l’amarezza e l’ansia e moltiplicano gli sforzi e le riunioni per resistere al rullo compressore dell’esercito.

Il governo di transizione non usa la mano leggera per guidare il Paese verso ciò che chiama “stabilità”. Che lo si dica: i nemici della stabilità sono degli agitatori, dei nemici della patria! O sei con noi o sei contro di noi, avrebbe sentenziato George W. Bush.
I manifestanti che, soltanto qualche settimana fa, erano degli eroi sono ora in procinto di essere criminalizzati. L’esercito ha annunciato una legge che renderà illegali le proteste e gli scioperi, e che probabilmente sarà approvata nei prossimi giorni, a meno che… a meno che non succeda qualcosa prima, il che non è impossibile.

Dopo l’euforia (ingiustificata) per il referendum del 19 marzo, alcuni iniziano a vedere la realtà così com’è e non come vorrebbero che fosse. Il numero di coloro che hanno preso coscienza non è noto perché, da quando l’esercito schiaccia le dimostrazioni torturando gli arrestati, i miei concittadini tendono a preferire il salotto di casa alla piazza; soprattutto le donne che, quando sono fermate dall’esercito, rischiano di subire una miriade di umiliazioni, compresi i “test di verginità” eseguiti da personale maschile. Nausea.

Aalam Wassef

Egiziano, 40 anni. Artista, editore, giornalista e blogger sotto una dozzina di pseudonimi o sotto il suo vero nome quando il contesto lo consente.

Perché l’euforia è ingiustificata? Perché “una-votazione-con-un-tasso-record-di-partecipazione” è stata scambiata per il segno definitivo di una democrazia finalmente acquisita. Per essere democratica una votazione non dovrebbe, in primo luogo, avere uno svolgimento corretto? E da che cosa si riconosce un voto regolare, se non dall’applicazione di almeno alcuni principi universali, quali: la segretezza; la validità delle schede elettorali; i provvedimenti contro le frodi, contro il doppio o triplo voto; un uguale tempo di parola, sui canali televisivi e radiofonici nazionali, per ogni parte politica; il controllo del voto e delle schede elettorali da parte di un’autorità giudiziaria; l’accesso – a tutti – a un seggio elettorale aperto; il contrasto di ogni tentativo di “molestia politica” o religiosa, da parte di bande organizzate, all’interno dei seggi elettorali…
Come documenta un rapporto dell’Organizzazione egiziana per i Diritti dell’uomo, ciascuno di questi punti è stato ampiamente violato, soprattutto nelle piccole città e nei villaggi.
Cominciamo dall’aspetto più comico. Agli elettori veniva richiesto, per impedire loro di votare più di una volta, d’immergere un dito in inchiostro rosa… lavabile con acqua e sapone. Si contavano a centinaia i seggi privi di cabine elettorali.
Nelle zone con un’elevata presenza di appartenenti alla comunità copta – in particolare, nella città di Naga Hammadi – i seggi sono rimasti chiusi, poi aperti, poi richiusi.
La televisione nazionale aveva trasmesso, o meglio strombazzato il ritornello che ognuno aveva il dovere patriottico di votare “sì” alla stabilità. Il principale quotidiano nazionale, “Al Ahram”, recava in prima pagina un box esplicativo del fatto che votare “sì” era un dovere incombente su tutti i cittadini. Fratelli musulmani e salafiti (1), riuniti in bande non ostacolate da alcuna autorità, si insediavano nei seggi elettorali e sbraitavano che votando “sì” si andava in paradiso, mentre votando “no”… Per capire l’entità del danno, bisogna pensare che in certi villaggi il tasso di analfabetismo può raggiungere il 70 o l’80%.

Ancora, i Fratelli musulmani. Ricordate quando dicevamo che, per trent’anni, il regime di Mubarak aveva agitato lo spettro dell’Islamismo allo scopo di consolidare il proprio potere e di legittimare la dittatura? L’esercito, sicuramente privo di fantasia, adotta stratagemmi simili e spalanca agli islamisti una via maestra, che essi non non avrebbero mai potuto neppure sognare.
L’accelerazione del processo elettorale voluta dall’esercito – che va contro tutte le rivendicazioni e gli avvertimenti formulati dal fronte per la democrazia – naturalmente avvantaggia i partiti e i movimenti già costituiti: il Partito Nazionale Democratico, quindi, e i Fratelli musulmani, con i quali sembra chiaro che l’esercito abbia stretto un accordo. Di tale accordo ignoriamo i termini ma, a quanto pare, già conosciamo gli esiti: nel prossimo Parlamento il 30% dei seggi andrà alla Fratellanza, dice – a chi vuole capirlo – Essam el Erian, portavoce della confraternita.
Non dovremmo allora sorprenderci che, in realtà, il nome del Partito Nazionale Democratico di Mubarak continui a circolare? Sì, certo, bisognerebbe stupirsene, come del fatto che lo stesso Hosni Mubarak passeggi lungo le spiagge di Sharm el Sheikh, e che Safwat el Sherif, corrotto torturatore ed ex-presidente del Consiglio di Stato, non sia ancora perseguito da alcun organo giudiziario, così come Fathi Sorur, ex presidente della Assemblea popolare, anch’egli maestro di corruzione.

Basta così. Una buona notizia: centinaia di funzionari della radio e della televisione sono scesi in sciopero e denunciano le proprie condizioni di lavoro. Si tratta, per loro, di una maniera civile per esprimere la volontà di cambiare le cose. Ciò che viene messo in discussione è l’obbligo – da sempre vigente – di rendersi complici di tutte le campagne di disinformazione e di manipolazione popolare, in particolare della feroce campagna che ha largamente contribuito alla vittoria del partito del “sì”: all’approvazione di una Costituzione che minaccia, in profondità, il futuro democratico dell’Egitto.
“Liberare l’informazione”: ecco il nuovo obiettivo di lotta di chi – a ragion veduta – ha compreso come la radiotelevisione di Stato abbia rappresentato l’arma letale a sostegno di ciò che convenzionalmente si chiama… la controrivoluzione.

Il Cairo, 25 marzo 2011, ore 18 e 30. Dei manifestanti si sono riuniti di fronte al Maspero (2), sede della Radiotelevisione egiziana. Gli slogan rivolti a Hussein Tantawi (3) sono stati diretti: Tantawi, sarai forse tu il prossimo dittatore? Per la piazza egiziana si tratta di una grande “prima”: mai, in precedenza, era stato pronunciato uno slogan contro l’esercito.
Grandi striscioni denunciano, inoltre, il triangolo della corruzione: con Safwat el Sherif e Fathi Sorur, a cui sopra ho accennato, ne fa parte Zakaria Azmi, ex capo al personale della Presidenza.

I dimostranti sul posto hanno lanciato un appello a trascorrere la notte davanti al Maspero, sfidando il coprifuoco di mezzanotte. Ciò prelude, forse, a nuovi violenti scontri con l’esercito e ad arresti sommari.
Siamo alla contro-controrivoluzione? Quel che succede ne ha tutta l’aria.

AALAM WASSEF Egitto: la controrivoluzioneultima modifica: 2011-03-28T17:36:18+02:00da mangano1
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