Marilisa, Lettera alle professoresse

SASSOLI_.jpgSono la madre di un ragazzo di quasi 15 anni.
Il passaggio dalla scuola media alla prima liceo è per tutti i ragazzi in qualche modo drammatico, ma per mio figlio lo è stato di più.
Ha subito sin da subito atti di bullismo e violenza da parte di alcuni compagni.
Ci sono voluti 3 mesi e mezzo perchè noi genitori ne venissimo a conoscenza, scoprendo per caso sul suo corpo le prove di tali infimi atti.
E chissà per quanto tempo ancora nostro figlio ce lo avrebbe tenuto nascosto, terrorizzato dalle possibili ritorsioni nei suoi confronti e paralizzato dall’umiliazione.
Ora i suoi professori, dopo un colloquio ci hanno detto che: il ragazzo non segue le lezioni, non è attento, è svogliato e non studia abbastanza.
Come se il problema fosse lo studio e non la grave situazione di disagio che sta ancora vivendo e che io leggo nel suo spegnersi a poco a poco.
Io lo vedo, loro che dovrebbero trasmettergli l’amore e la curiosità per la conoscenza no!

Questo è quanto avrei voluto scrivere alle professoresse dopo un colloquio che mi ha sconcertato perchè mi ha fatto capire quanto fossero impreparate e prive di mezzi ( forse non del tutto per loro colpa) per fronteggiare le problematiche dei nostri ragazzi che, non scordiamolo mai, sono il nostro futuro.Marilisa

 

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Alle Professoresse xxx yyyy,
Solo un giorno è passato dal colloquio di ieri.
Ne sono uscita forse ancor più angosciata di quanto non fossi prima di incontrarvi.
Solo un immagine continuava a tornarmi: il mio “folletto testa di vento” solo.
Solo in mezzo a tutti gli altri;
solo tra quei muri sporchi;
solo in quelle aule affollate, che si nasconde, o cerca di farlo, mimetizzandosi tra il muro scrostato e l’ultimo banco, tra le facce e i vestiti così uguali di tutti quei ragazzi.
Si mette lì e spera di scomparire alla vista di tutti per poter scappare nel suo mondo misterioso, con lo sguardo fisso su un punto, ma con gli occhi ben aperti a cercare di vedere nel buio che ha dentro.
Mi sono sforzata di cercare mille e più modi per fragli intravedere la strada perduta, mai trovandone.
Solo Abder, il mio prezioso amico algerino, solo lui che ha conosciuto Neruda e i poeti turchi dal nome impronunciabile, e che me li racconta con la sua voce calma, raccogliendo le mie angosce di mamma.
Solo Abder forse ha trovato la strada perduta dicendomi: ” ora Samuel ha bisogno di AMORE E POESIA”.
Eccola la medicina che cercavo!
La più preziosa, perchè, pur così difficile da trovare, è gratis!
Non chiede nulla in cambio.
E’ una medicina miracolosa, ma che richiede pazienza e disponibilità all’attesa, al lungo termine.
I suoi effetti collaterali sono lenti a palesarsi, richiedono forse anni.
Ma ho deciso di cominciare a somministrarla.
Inizierò con dosi omeopatiche, perchè l’anima di Samuel se ne abitui gradualmente.
Richiederà uno sforzo tutto mio, personale.
Capisco che voi non abbiate il tempo di aspettare, ma io posso permettermi di non dover dare voti, semplici numeri che spaventano più dei verdetti di un giudice implacabile.
Dovrò assumerne anch’io di questa pozione.

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Dovrò riportare alla luce i miei amici dottori che nel tempo me l’hanno somministrata:
il “dottor ” Don Milani con la medicina “lettera ad una professoressa” e “l’obbedienza non è più una virtù”;
il “dottor” Primo Levi di “se questo è un’uomo”;
il “dottor” De Andrè di “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori”;
Il “dottor” Mozart e il “dottor” Beethoven.
Ma dove li avevo scacciati?
Come ho potuto permettere a me stessa di poterne fare a meno?
Per tutto questo vi dico che d’ora in poi cercherò di non farmi più angosciare da tutti i vostri 2 o 4 o anche dai sudati 6.
Cercherò di far sì che di tutti questi numeri non mi importi nulla, togliendogli così il loro potere sciamanico di decidere chi saranno i “sommersi e i salvati”.
Con stima.

Marilisa, Lettera alle professoresseultima modifica: 2011-02-28T15:38:07+01:00da mangano1
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