Attilio Mangano, Si può fare anche così

SASSOLI_.jpgSenza retorica e sapendo bene che questa rete di microattività culturali  e questa socialità del fare gruppo è qualcosa  che ha una sua lunga storia  che sembrava persa  ( quante volte capita ancor oggi a me per primo di fare proposte e segnalare iniziative possibili,  sentendomi rispondere di farlo io perchè non abbiamo tempo e ci sono altre priorità…) segnalo questo piccolo successo di iniziative locali . Forse qualcuno ricorda le lunghe ed estenuanti discussioni sull’ipotesi di promuovere l’associazione culturale Beno Fignon…  Che sia arrivato il momento di ricominciare a parlarne?  Di cosa, di una associazione, di una fondazione, di un convegno ,di siti e blog,di un libro collettaneo, di più libri, di  una festa? ( Attilio)

SI PUO’ FARE ( anche nei quartieri di periferia)   

Ieri sera al laboratorio di quartere si è svolta la serata di presentazione del laboratorio di scrittura autobiografica.

Per una sera quelle squallide e disadorne stanze si sono riempite e colorate dei racconti e dei sentimenti delle persone presenti.

Quelle pareti sporche sono scomparse e tutti noi eravamo seduti in cerchio al tavolo con la piccola Giulia che ingoiava con rabbia la sua minestra; per poi trovarci davanti alla vecchia tv a guardare con gli occhi di una bimba lo Zecchino d’oro ma a sentire le parole della nonna che parlava male della nostra adorata Iaia.

La magia di cui ci aveva parlato Giovanna si è compiuta davvero.

Davvero abbiamo sentito come la forza dei “ricordi dimenticati” può tornare e stupirci per il modo con cui colpisce i cuori.

Davvero i “ricordi dimenticati” sono “nuovi” e freschi perchè le emozioni che li accompagnano le viviamo immersi nel qui ed ora.

Strano è stato scoprire come le emozioni affioravano accompagnate dalla paura/gioia di condividerli con persone sconosciute ma non estranee.

La serata è finita con tutti noi ancora desiderosi di raccontarci e parlare, non necessariamente degli argomenti affrontati nelle due ore precedenti, solo la voglia di non staccarci uno dall’altro.

Si è fatta quasi la una di notte, i pochi passanti ci guardavano strano! Un gruppetto di 5 o 6 persone che di notte per strada infreddoliti non riuscivano a smettere di parlare tra loro, solo per il gusto di farlo, incantate ognuna dalle parole dell’altro, bevendo ogni frase come un liquore caldo.

L’unica definizione che mi viene per descrivere quel momento è ” fascinazione”.

All’improvviso è spuntato dal buio un govane ragazzo, credo si chiami Muhammud; ma non importa. Viene dal Marocco e il discorso verteva sulla situazione del Medio Oriente.

Che bella è stata la naturalezza con la quale si è unito a noi,  con la quale lo abbiamo accolto, con la quale ha cominciato a parlare entrando nel disorso come se vi avesse assistito dall’inizio.

Non ci aveva interrotti, semplicemente si è unita un’altra voce preziosa al nostro piccolo coro.

Una bella lezione di civiltà e di umanità, due terre vicine che non sono straniere l’una per l’altra, la ricchezza della contaminazione.

Io e Rita che ci sentivamo piccole di fronte al parlare calmo e lento di Abder: fascinazione, io e Rita che ridevamo nel riconoscerci nelle descrizioni di questa società sovvertita di Vito: fascinazione; io e Rita che ci guardavamo negli occhi ri-conoscendoci nelle nostre differenze: fascinazione.

E’ stato bello, ne voglio ancora ragazzi!

(Marilisa)

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Vi giro scritto di Marilisa che condivido.

Consentitemi solo una battuta (è una battuta veramente) con Vito.

Non credo che quello che abbiamo vissuto ieri sera sia un “Miracolo” come diceva Vito.

Ci stiamo creando con tanta passione e fatica le situazioni che ci permettono di stare bene assieme.

Noi oggi, in questo preciso momento potremmo smettere di fare qualsiasi cosa ma avremmo fatto più di tutte quelle  associazioni che si sono alternate al gratosoglio.

Ma non è questo il centro della riflessione, non miriamo a successi ma a un “fare” di base, riappropriarci dei nostri spazi, a far defluire i pensieri e tornare a parlare. Sentire vicini e uguali gli altri, essere noi gli altri.

Era una battuta, non me ne voglia Vito che sicuramente avrà capito con che tono lo dico, ma  uso questa battuta per affermare che sopratutto dobbiamo essere orgogliosi di noi stessi, consapevoli sempre di quanti mattoni stiamo aggiungendo alla nostra casa e di coloro che vorrà contribuire ad allargarla.

Un grazie naturalmente a Giovanna che ho avuto modo d’apprezzare all’opera ieri sera.

A tale proposito lancio un’idea a Vito, Giovanna e ABDER: proviamo a coinvolgere anche i nostri vicini di casa che arrivano da fuori Italia, i loro ricordi, le difficoltà con una cultura diversa, le loro aspirazioni e sogni. Facciamo una sezione apposita con un volantino in arabo e francese…..?

Io sarei davvero curioso di conoscere anche questo aspetto.

Nino Romeo

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Chiedo scusa se mi son fatto vivo poco in questi ultimi giorni, sono occupato ( ancora fino a domani) a fare in Bicocca l’esaminatore  per una materia ( storia e didattica della storia) che  riguarda quelle che saranno le future maestre. Pur essendo adesso in pensione mi capitano spesso  impegni  che assolvo volentieri ma che comunque  mi stancano, so bene che  per la maggior parte di voi è normale un carico di lavoro giornaliero di sei-otto ore come lo era a suo tempo anche per me, ma adesso in larga misura il mio tempo è più autogestito e flessibile. Ho letto con vera commozione il messaggio di Marilisa e il commento di Nino, vero, non è un miracolo ma per molti è  una piccola-grande svolta, la conferma che si può fare, per dirla alla Obama, che questo stare bene insieme e questo fare insieme  è il risultato di una socialità  fresca e autentica che ci coinvolge, il miracolo è  fare perfino un laboratorio di scrittura nel nostro quartiere scoprendo che certe cose si possono fare non solo alla libreria Feltrinelli, non abbiamo bisogno di montarci la testa nè di crederci più grandi e importanti di quello che siamo ma proprio- come avevo indicato a mia volta con la proposta di lavoro su IO SONO L’ALTRO, L’ALTRO SONO IO – ” Sentire vicini e uguali gli altri ” ( Nino).

Un caro saluto a tutti da Attilio prof

I

Attilio Mangano, Si può fare anche cosìultima modifica: 2011-02-25T16:30:26+01:00da mangano1
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