Attilio Mangano,olitudine? no grazie. socialità e autonomia, si grazie, che ne pensi?

 

 

 

DSC03993.JPGsolitudine? no grazie.  socialità e autonomia, si grazie, che ne pensi?

 

dal CORRIERE DELLA SERA 1 NOVEMBRE

PUBBLICO&PRIVATO

Il dolore della solitudine che va sfidato ogni giorno

Si è soli quando non si ama più. Il rischio abbandono

Quando parliamo di solitudine ci riferiamo alla sofferenza della solitudine. Ci sono, infatti, delle persone che, almeno in certi periodi della loro vita, stanno bene soli per studiare, per lavorare, per riflettere. La solitudine dolorosa è quella che ci viene imposta. 
Perché la solitudine è così terribile? Perché noi, come individui isolati, non esistiamo. La nostra lingua, le nostre emozioni, il modo di comportarci, le mete, le speranze le prendiamo dai genitori, dai maestri, dagli amici, dagli altri. Viviamo nella nostra comunità come il bambino nel ventre della madre, fuori c’è il deserto, l’esilio: trovarsi fra gente che non conosci e che non ti conosce, che non ami e che non ti ama, a cui non sai cosa dire e che non ha nulla da dirti. Uno stato tanto più doloroso se prima eri accanto al tuo amore, circondato da amici che comprendevano i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, i tuoi desideri. Ora continui a pensare a chi hai perduto e il futuro ti appare più doloroso del presente. I medici dell’Ottocento l’hanno studiata come malattia e l’hanno chiamata nostalgia. 
Tre sono le cause di nostalgia: la morte, la distanza, l’abbandono. La morte ti spinge a pensare alla persona amata e a dialogare mentalmente con lei. La distanza ti fa desiderare dolorosamente il tuo amato, con cui però puoi parlare aspettando il vostro incontro. Questo ti dà vita, energia. La distanza crea una solitudine dolorosa ma attiva. L’abbandono, invece, ti porta a rimuginare sul passato per trovare dove avete sbagliato. Da qui un dialogo fatto di rimproveri e di accuse. Ci sono anche forme di solitudine a due. Come i coniugi che non si amano più, si costringono a vivere insieme per amore dei figli: due carcerati nella stessa cella.
Esiste un metodo per evitare o almeno ridurre il dolore della solitudine?
Sì. Non richiudersi mai in un solo gruppo, non tenere mai i rapporti con una sola persona. Anche se la ami disperatamente, non farti imprigionare in quell’unico rapporto, continua a frequentare chi ti piace, chi ti capisce e ti ispira fiducia, lavora insieme a loro, fa’ progetti e va’ alle loro feste, incontrali nelle vacanze. Apriti anche a conoscere nuove persone. E, quando puoi farlo, fa’ partecipare quotidianamente il tuo amato alla tua vita e partecipa nello stesso modo tu alla sua, ai suoi affetti, riflettendo insieme su tutto. Grazie a questa comunione spirituale e di relazioni non sarai mai completamente solo.

Francesco Alberoni 
01 novembre 2010

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una vita cercando di capire

Una vita cercando di capire
lo strano sentimento di abbandono
Che mi portava a farmi compatire
per quel bisogno di conferma. Io sono
Ancora quel bambino che all’asilo
piangeva se la mamma andava via,
senza un perché, giocando poi da solo
e inventando una lingua tutta mia.

I ricordi che ho son certo vaghi.
Frammenti adatti a uno psicanalista:
le paure e gli scherzi, fate e draghi,
bisogno di volare, stare in pista,
le compagne di scuola elementare,
i racconti sessuali dei bambini,
mescolando la mia voglia d’amare
al senso del peccato, a birichini
toccamenti , alle prime confessioni
in sacrestia, il rosario, le preghiere
in  ginocchio tra ombre e processioni.
Una strana ricerca del piacere.

Tutto normale? Allora so che forse
è solo l’alfabeto della vita,
la sperimentazione di risorse,
come se avessi perso la partita.
Adesso so che tutto si ripete,
come se avessi già vissuto altrove
E in sogno rivivessi  le comete
precipitando, facendo le prove
Tra i sorrisi beffardi e l’ironia
di chi sussurra che questa è la via.

La via di chi ti dice: “ Vuoi l’amore?
Inventa le parole, professore”
E’ una prova d’esame, lo hai capito.
Per conquistare il cielo con un dito.

 

( PER DISCUTERE)

Ho scelto appositamente di riportare questo testo di Alberoni sul tema della solitudine perchè mi è sembrato in grado di condensare in pochi aspetti essenziali una riflessione e un invito a come affrontare il tema della solitudine.  Non so se  sia il caso di entrare nel merito di un giudizio su Alberoni stesso e la sua opera : troppo famoso e ” mondano”, ad alcuni

appare come  un semplice divulgatori di temi psicologici per rotocalchi femminili anche se il nostro  nel corso della sua lunga attività ha scritto opere importanti e molto  significativeed ha avuto il merito di confrontare la dialettica dell’ innamoramento- amore a quella del rapporto fra movimenti e istituzioni, che poi è – sociologicamente parlando- uno dei grandi lavori che lo hanno reso famoso .

Naturalmente ognuno può ritrovare in questo testo sulla solitudine  tratti a lui personalmente noti, vissuti o sperimentati di persona, non solo dunque perchè lo scritto ” banalizza”dei temi  su cui esistono libri interi e studi famosi  ma anche perchè ne sintetizza le caratteristiche e sa inquadrarle. Parlo dunque anche per me,che ho deciso di affiancare al testo una mia poesia su quella che si può chiamare la psicosi d’abbandono, tema che ognuno tende ad affrontare con un certo pudore relativo per non presentarsi  come un caso patologico ma più semplicemente come una storia di vita, un percorso, un ritorno ciclico di emozioni e contraddizioni. Credo che la proposta stessa di Alberoni  “Non richiudersi mai in un solo gruppo, non tenere mai i rapporti con una sola persona. Anche se la ami disperatamente, non farti imprigionare in quell’unico rapporto, continua a frequentare chi ti piace, chi ti capisce e ti ispira fiducia, lavora insieme a loro, fa’ progetti e va’ alle loro feste, incontrali nelle vacanze. Apriti anche a conoscere nuove persone. E, quando puoi farlo, fa’ partecipare quotidianamente il tuo amato alla tua vita e partecipa nello stesso modo tu alla sua, ai suoi affetti, riflettendo insieme su tutto. Grazie a questa comunione spirituale e di relazioni non sarai mai completamente solo.”
non sia solo un fatto di buon senso ma possa essere intesa  come  discorso generale, questione di metodo e  linea di ricerca nella vita, un qualcosa  di cui discutere tutti.

Attilio Mangano,olitudine? no grazie. socialità e autonomia, si grazie, che ne pensi?ultima modifica: 2010-11-02T15:06:46+01:00da mangano1
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