Patrizia Gioia, dal multiculturalismo al pluralismo

 

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Come scrive Erri De Luca ripercorrendo la storia di Sansone e Dalila: “sia lode agli amori ricambiati, ma non sembri assurdo il gesto dell’amante che affida la sua vita nelle mani di chi lo tradirà, perché non c’è altro mezzo, non si paga con altra merce che non sia la vita l’amore che si ha in corpo.”
Certo il testo, il pretesto, il contesto servono al senso della comprensione e dell’azione, ma da sempre si tratta di saperci innamorare ancora, rischiando ogni volta la nostra stessa vita.
Ne siamo ancora capaci?

Dal multiculturalismo al pluralismo.         di Patrizia Gioia

Perché parlare di “fallimento del multiculturalismo”, quando, a mio avviso, non esistono fallimenti, ma momenti di ascolto per riprendere con speranza un nuovo passo, magari prestando un rinnovato orecchio alla parola non vana di quegli esseri umani che hanno dedicato la loro vita a questo tipo di ascolto, che non risponde certamente a quelli statistici e mortiferi della Auditel.

Uno di questi straordinari “ascoltatori” è Raimon Panikkar, il cui pensiero, inseparabile dalla sua vita, si è addentrato nella profondità della differenza, aiutandoci a meglio comprendere cosa non funziona nel multiculturalismo, di qualsiasi specie sia, così che, appunto prestando orecchio, potremo evitare di sentirci inutilmente frustrati aprendoci invece gioiosi alla comprensione della bellezza che vive solo nella differenza, in un pluralismo, oltre che di genere, culturale e religioso che non possono essere separati, così come non possono essere separati l’umano dal cosmo e dal divino, l’infinito dal finito.   

La riflessione di Panikkar sul pluralismo culturale e religioso, infatti, obbliga anche ogni cristiano a ridefinire i termini dell’unicità di Gesù e della sua opera salvifica. Tutte le religioni rivelano qualcosa del mistero di Dio e la fede cristiana può affrontare positivamente questa diversità, senza per questo parlare del fallimento di Gesù.

Come esiste l’immensa biodiversità in natura, un incommensurabile valore che merita di essere conservato, in maniera analoga esiste la diversità delle culture e delle religioni come fatti e valori da avvalorare dal momento che sono manifestazione dell’umano e dell’esperienza dell’umanità.
Non è giusto pensare e affermare che solamente una specie debba prevalere, piuttosto il suo contrario; tutte le specie hanno valore e insieme rivelano le virtualità del mistero della vita.
In maniera simile, non è giusto affermare che solamente una cultura e una religione è vera e che le altre sono decadenza, sottosviluppo, sterile credenza, dal momento che esse tutte rivelano qualcosa del mistero e rivelano le molteplici forme che abbiamo per camminare in fedeltà e amore verso un qualcosa che sempre ci trascende.

Ogni fede possiede categorie che le permettono di alimentare una attitudine positiva davanti al pluralismo religioso, basta volerlo con tutto il cuore e non solo con la mente e per fare questo occorre una cosa essenziale: l’arte del dialogo, dialogico e non dialettico.

Siamo davvero di fronte ad un cambio epocale, ad una cambiamento di forma e di stato, volenti o nolenti, ne dobbiamo prendere atto, pena la nostra stessa fine.
La via verso “l’uomo dialogale” è ancora tutta da percorrere, ma a mio avviso è l’unica via possibile per la relazione con l’alterità, dove l’altro è il costitutivamente diverso da noi, non riconducibile all’uguaglianza e tanto meno all’integrazione.
Non si tratta di tollerare, ma di conoscere incontrando e non c’è conoscenza se non c’è amore.

Come scrive Erri De Luca ripercorrendo la storia di Sansone e Dalila: “sia lode agli amori ricambiati, ma non sembri assurdo il gesto dell’amante che affida la sua vita nelle mani di chi lo tradirà, perché non c’è altro mezzo, non si paga con altra merce che non sia la vita l’amore che si ha in corpo.”
Certo il testo, il pretesto, il contesto servono al senso della comprensione, ma da sempre si tratta di saperci innamorare ancora, rischiando ogni volta la nostra stessa vita.
Ne siamo ancora capaci?

Patrizia Gioia, dal multiculturalismo al pluralismoultima modifica: 2010-10-21T16:10:33+02:00da mangano1
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