Agi Berta, 120 anni dei ragazzi di via Paal

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da Facebook Erno Nemecsek compie 100 anni
pubblicata da Agi Berta il giorno lunedì 18 ottobre 2010

Ciao Erno,

Immagina, hai compiuto 100 anni. Un ragazzino di 100 anni. Hai perfino ricevuto una statua la settimana scorsa a Via Pater, che ti raffigura, mentre giochi con biglie con i ragazzi in quel preciso istante in cui il tuo creatore – un certo Ferenc Molnar – ti aveva regalato l’eternità.

Ti hanno mai detto che eri il primo eroe ungherese di un serial; perché sei uscito per la prima volta a puntate su un giornale? Un eroe “a puntate” cui orma del piede era cosi piccola che nemmeno i suoi inseguitori se ne capacitarono…Già, la maledizione della notorietà.

Erno! Non ti hanno mai chiamato Signor Nemecsek, nemmeno camerata Nemecsek…o cittadino eventualmente compagno Nemecsek. Per salvarti da tutti questi nominativi dovevi morire presto, dovevi evitare lo XX secolo. Non è strano? Le leggende nascono morti.

Sai qualcosa degli altri? Il buon Boka morì già nel 1916 nella cosiddetta prima guerra mondiale. Nella prima guerra dove sul fronte si uccideva con il gas e l’ultima in cui era ancora una questione di onore lasciar vivere i prigionieri di guerra. Janos Boka, tenente dell’esercito del re e del imperatore, visse 26 anni.

Weis, Gereb e Wendauer invece scomparvero. Prima dovevano cucire una stella gialla sui loro capotti e poi furono rinchiusi in carri ferroviari – che ai tempi tuoi si usavano ancora solo per il trasporto delle bestie – per portarli lontano. Non tornarono mai più. Questa cosa era successo però già nella cosiddetta seconda guerra mondiale, la prima dove avevano utilizzato la bomba atomica e l’ultima in cui esistevano ancora dei sopravvissuti. Si dice che c’era il maggiore dei Pasztor, quando li scortarono alla stazione, ma non portava la camicia rossa….bensi quella nera.

Ah, e Csele. Csele se ne andò via, se ne andò in America e i suoi nipoti non parlano ormai ungherese. Vivono in Cleveland e hanno un negozio di cappelli. L’insegna porta la scritta: Csele&Csele Hats and Caps.

Franco Ats è stato rinchiuso in galera e condannato a morte perché quando in una giornata di ottobre era scoppiato una grande rivoluzione a Budapest lui ha scelto di schierarsi sul lato giusto…solo dopo si affermava che quel lato era sbagliato. Ora di nuovo è considerato buono, ma lui ormai non potrà saperlo. Sul ring, non lontano da Via Maria c’era un cinema. Aveva combattuto in quella zona, anche se aveva superato orai i sessanta anni. Aveva pure un fucile, un gruppo che lo seguiva, ma lo stesso non riuscì a difendere la bandiera, quella bandiera strappata e bucata. Durante il processo, il suo avvocato era Barabas, ma non riuscì a farlo uscire dalle sbarre. Non erano tempi in cui si poteva salvarsi facilmente…

Allora sembrava davvero che avessimo perso definitivamente il nostro spazio di giochi…

Csonakos, ragazzo mio, Csonakos è una forza della natura. Riuscì a superare tutto. Diventò operaio nella fabbrica di Manfred Weis e potevano susseguirsi governi, comandi, partiti, associazioni diversi da quella dello stucco riuscì ad evitarli tutto. Si sposò, ebbe una famiglia numerosa e non perdette nemmeno una partita della Ferencvaros lanciando i suoi memorabili fischi, quando perdevano oppure quando vincevano, insegnò tutti i ragazzini di strada a bestemmiare e continuava a sputare le bucce di semi di girasoli finche ebbe denti per masticarli: Ferencvaros, forza Ferencvaros!

Senti, Erno, ora che stiamo parlando dei ragazzi, se ci penso forse è stato meglio che lo scrittore ti abbia fatto fare il bagno tre volte in quel romanzo. Forse per te è stato meglio morire pieno di fede e di amor patrio per il vostro territorio, per la vostra micro-patria che crescere e perdere la fede oppure che la patria perdesse te.

La patria…con maiuscole oppure minuscole? Se scrivo Patria con la maiuscola mi accusano oggigiorno di nazionalismo, se con la minuscola mi additano come traditore e allora qualcuno scriverà anche il mio nome con lettere minuscole. Questi “qualcuno” che sono tanti e riescono sempre a riconoscersi e a fare comunella. Da un po’ di tempo esiste una grande invenzione. Ti piacerebbe molto. Si chiama Internet: lo possono usare tutti, per informarsi, per studiare per mandare messaggi e sai Erno, ed è di moda ora scrivere tutto con le lettere minuscole. Sapessi queste bugie, quante cose indegne e odiose è capace a scrivere la gente? In fin dei conti non conta niente se i loro nomi sono scritti con lettere minuscole…non si tratta di nomi veri. Solo il vero nome obbliga alla correttezza, l’anonimato non obbliga a niente. Forse stiamo vivendo un’epoca delle lettere solo minuscole, e questo mondo appartiene solo agli ignoti qualcuno”?

Ma non è cosi, è vero, amico mio?  Perché PATRIA è una parola da scrivere con lettere grandi, enormi indipendentemente se si tratta di uno stato o un terreno di gioco di ragazzi? Come lo sono LIBERTA’, UGUAGLIANZA, FRATERNITA’ ma anche AMICIZIA, CORAGGIO, ONORE, SACRIFICIO, PERDONO… Dobbiamo scriverle cosi, con tutte maiuscole, vero amico mio? Tu che sempre ci riuscivi a calmarci, a farci riflettere, a darci delle certezze…aiutaci a capire- Vedi anche ora sei tu a darci dei regali, anche se si tratta del tuo compleanno.

Grazie Erno.
!
In quanto all’età: fregatene. Per gli immortali non conta. Felice compleanno Erno, Viva i ragazzi della Via Pal!

Con stima e ammirazione: Peter Geszti

(tradotto da Agi Berta)

Agi Berta, 120 anni dei ragazzi di via Paalultima modifica: 2010-10-18T17:42:43+02:00da mangano1
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