Aldo Bonomi, Le Regioni e un paese ancora tutto da legare

da IL SOLE 24 ORE

le Regioni e un paese ancora tutto da legare
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di Aldo Bonomi

30 agosto 2010

Di solito non amo le classifiche, segno dei tempi competitivi in cui siamo immersi. Amo di più i tempi lenti del racconto sociale ed economico che danno anche agli ultimi il modo di spiegare e di cercar di capire. Vista la classifica pubblicata oggi, Sardegna se ci sei batti un colpo. Ho empatia per quelli che stanno in fondo, spesso gli indicatori statistici non colgono tutti i movimenti del profondo nelle dinamiche dell’economia, penso al sommerso che può essere stimato ma mai censito, e al sociale che spesso è più racconto che statistiche. Perplessità non solo mie, visto il dibattito ospitato dal Sole 24 Ore sulla validità o meno del Pil come indicatore unico dello stato di salute dell’economia di un paese. O quello, ben più pregnante nella crisi, riguardante il debito pubblico e il risparmio e il debito privato. Se tenuti separati nella classifica fanno dell’Italia un paese messo malissimo. Se messi nella stessa classifica ci fanno dire «io speriamo che me la cavo».

Molta di questa speranza, in tempi di federalismo da legiferare, da applicare, da realizzare, sta nella capacità delle regioni di accompagnare le performance economiche, la qualità del credito e del risparmio, il mercato del lavoro e anche valenze di qualità della vita come demografia, famiglia, istruzione, salute e ambiente. Sono tutti indicatori applicati allo stato di salute delle regioni.
Un buon mix tra dati freddi della scienza triste e dati caldi del sociale. Per la competitività, e nella gara tra regioni i risultati sono calcolati sugli ultimi dieci anni assegnando punti in più o in meno a seconda che il sistema regionale studiato sia andato avanti o regredito.
Rimane mi pare la questione centrale, il dato politico-istituzionale. Mai come ora, basta ricordare l’aspro dibattito tra la conferenza delle regioni e il governo a proposito della finanziaria, che tocca molti degli indicatori di questa classifica, per capire che le regioni sono al centro della scena. Quindi una classifica giustamente gli tocca.

Sono lontani i tempi – era l’altro secolo -, quando il regionalismo era figlio di un dio minore nel patto non scritto secondo cui ai grandi partiti nazionali, allo stato centrale, toccava la primazia dei rapporti con i grandi gruppi pubblici (Iri) e privati, la proprietà delle banche di interesse nazionale e alle regioni si lasciava il rapporto con le economie locali, le banche popolari e cooperative, gli artigiani e i commercianti. Meglio così. Senza quel patto non scritto probabilmente non sarebbe cresciuta la terza Italia delle piccole e medie imprese dei distretti.

La situazione è totalmente mutata. Alle regioni in questi ultimi dieci anni, e ancor di più in quelli che verranno, sono delegate funzioni strategiche per l’economia, per il welfare, per la gestione del territorio. Il filmato delle regioni del nuovo secolo ci conferma un dato a tutti noto, alla base dell’aspro dibattito sul federalismo fiscale tra nord e sud. Ai primi posti – se si toglie la medaglia d’oro del Lazio, merito di una forte risalita – stanno le regioni del nord-est, il Lombardo-Veneto più l’Emilia Romagna e le virtuose Marche della “città adriatica” in evoluzione. In fondo Sardegna, Calabria, Sicilia e colpisce il dato della Puglia, che credevo più virtuosamente agganciata al modello della “città adriatica”. Come meraviglia quello dell’Umbria, che si discosta di poco dagli ultimi.

Guardando fotogramma per fotogramma la corsa delle regioni con le nuove funzioni del decreto Bassanini, che le toglieva dal cono d’ombra del federalismo non scritto, si capisce chi ha ben operato accompagnando i mutamenti dell’economia, con il paese che entrava nella globalizzazione, la crisi del welfare, con i costi della sanità, e le nuove tematiche della tutela dell’ambiente.
Emergono tre blocchi territoriali che non sempre corrispondono alla tradizionale ripartizione del sistema paese in nord, centro e sud. Nel blocco dei primi sono la Lombardia e il Veneto con il Trentino Alto Adige e l’Emilia Romagna. Territori dove si è consolidato il modello delle medie imprese leader che le regioni hanno cercato di accompagnare con servizi adeguati, dove si è giocata la sfida del mutamento della composizione sociale, leggasi immigrazione e noi che diventiamo sempre più vecchi. Con loro c’è anche il Lazio che non fa meraviglia. Roma non è più solo una città burocratica, ma città-regione di un sistema produttivo in mutamento. Se non avesse il buco nero della sanità, che la dice lunga su come la macchina pubblica stenta a cogliere i mutamenti, sarebbe andata ancor meglio. Così come non fa meraviglia il posizionarsi tra i primi del capitalismo dolce delle Marche, che la Regione ha saputo accompagnare.

In mezzo ci sono le regioni che con difficoltà si sono agganciate a questi modelli. Il Friuli del nord est, la Toscana, meno veloce delle Marche, e il Piemonte con tutto il peso della transizione della Torino one company town verso una regione che guarda a Milano, all’Europa e a Detroit. Si sono aggrappati a questa mediocrità operosa pezzi di territori che una volta erano sud da intervento straordinario come l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e persino la Campania, che non ha goduto ultimamente di buona stampa.
Poi il sud. Con Sicilia e Puglia, la Calabria, vera emergenza nazionale, e ultima la Sardegna. Al di là dei fotogrammi di oggi, a proposito di Puglia, Sicilia e Sardegna penso che possano ben risalire nei prossimi anni. Sono tre piattaforme territoriali incuneate nel mediterraneo che verrà, con risorse umane, ambientali e di impresa degne di miglior classifica. In grado di competere con le prime che guardano a nord dentro l’Europa. Anche questi fotogrammi regionali ci dicono che l’eterna nostra questione-paese è sempre la stessa: tenere assieme due paesi che stanno in uno. Forse le regioni possono riuscire in ciò che 150 anni di storia nazionale non hanno ancora risolto. Le classifiche servono anche a questo. A sognare.

bonomi@aaster.it

Aldo Bonomi, Le Regioni e un paese ancora tutto da legareultima modifica: 2010-08-30T22:03:26+02:00da mangano1
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