Patrizia Gioia, Caro Vito Mancuso

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Caro Vito Mancuso,
……………………………………..              è da qualche giorno che fremo per scriverLe, ma noi simili, mossi dal  sacro vento della Passione, abbiamo, più di altri, da prestare attenzione e cura a non farci trascinare da questo vento, ma ad esserne guidati.  Si sa che il vento dello Spirito soffia dove vuole, a noi essere la differenza.

Quello che Lei ha fatto, generosamente a nome di noi tutti uomini di buona volontà ( ce ne sono per fortuna molti di più di quel che si vede, dato che non vivono di immagine) è un grande dono e di questo, ora parlo per me, gliene sono grata.

Purtroppo, o per fortuna visti i tempi..chissà che così non si precipiti prima nell’abisso per poi resuscitarne!, tutto viene miserevolmente strumentalizzato, anche sulle pagine di un quotidiano come il Corriere, che ultimamente sta dando – aimè pure lui – non certo il suo meglio.

E visto che il Corriere, come il mondo, è fatto da uomini come noi tutti siamo, traiamone le giuste riflessioni.

L’articolo di oggi, addirittura, definisce questa vicenda il tormento(ne) dell’estate, mettendo così questo Suo profondo e sincero interrogativo di Coscienza,  alla stessa stregua di un qualsiasi altro tormentone che arriva però da ben altre parti dell’essere e da un umanità che ha lasciato la Coscienza su una di quelle isole dei famosi e che, a furia di stare sotto la luce della finzione, non solo si è dimenticata di andarsela a riprendere, ma di averla.

Anche l’amato Magris, sempre sul Corriere pochi giorni fa, si è visto rispondere dalla Signora Santanchè 
( ma non solo da lei ed ora uso un eufemismo) con quell’ irragionevolezza che, appunto, conferma tale dimenticanza.

Sempre Magris, tempo fa, dovendo scegliere una parola che più di altre avesse un significato scelse: nonostante .
Ecco, caro Vito Mancuso, non ti curar di loro ma guarda e passa, credo sia oggi non solo opportuno, ma necessità, e questo non significa affatto ignavia e indifferenza, ma la capacità di rinnovarci in tenacia e coraggio e crearne un’altra di strada.  Questa sappiamo dove porta.

La Sua domanda è una domanda che tocca una dimensione assai poco esplorata dall’essere umano d’oggi, anche se c’è un’indicazione sul tempio che arriva da lontano, il conosci te stesso è diventato parte del viaggio turistico e non di quello iniziatico, dove il last minute  nulla ha a che vedere con quel…sino all’ultimo giorno potrai entrare…

Ogni uomo che questo organo in divenire ce l’ha e lo sente e lo custodisce e lo rispetta e lo allena, se l’è posta la Sua domanda, e non importa se non abbiamo un libro da editare, non importa se questo libro non è stato purgato, non importa se abbiamo in quel luogo tanti amici, quel che conta è sapere che quello che sono è inseparabile da quello che sento e che faccio e dunque SO la risposta, che se è in Verità, come Panikkar ci aiuta ad illuminare e a farne esperienza: è senza scissione alcuna.

Quando muoviamo il passo, senza desiderio ma con aspirazione, tenaci ma aperti all’ascolto del cuore, pronti alla gioia e anche al dolore della perdita, stia certo, la Provvidenza si muove con noi.
E’ semplice la vita: si tratta di farne esperienza..facendo, rischiando il nuovo senza alcuna bussola.
E non si tratta di misticheggiamenti, né di salvare il mondo, né di pappa del cuore, ma di andare avanti in solitudine, sapendoci sorretti da un più alto e amorevole sguardo che fa del mio, il nostro.

Nel ringraziarla dal profondo del mio cuore, per averci risollecitati al nuovo passo, in una mutua fecondazione tra cielo e terra, gli auguri più robusti per questo “nostro” coraggioso passo:

“Non ti è imposto di completare l’opera, ma non sei libero di sottrartene” ( Rabbi Tarfon, daLezioni dei Padri )

Patrizia Gioia

Patrizia Gioia, Caro Vito Mancusoultima modifica: 2010-08-26T18:52:46+02:00da mangano1
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