Sergio Romano, Socialisti e comunisti

corriere della sera

lettera del giorno | Lunedì 21 giugno 2010

 

s.romano.gifSOCIALISTI E COMUNISTI NEL 900 A VOLTE ALLEATI, SEMPRE NEMICI

Quali furono, a suo avviso, le cause della separazione tra comunisti e socialisti dopo l’esperienza del Fronte popolare delle elezioni del 1948, stante la comune origine marxista? Tale separazione, che non fu più ricomposta e segnò in senso negativo la storia della sinistra italiana, mi appare ancora oggi incomprensibile anche perché Togliatti e Nenni compirono un passo indietro di quasi trent’anni, ancorandosi idealmente al congresso di Livorno del 1921 che aveva sancito la scissione dal partito socialista del neocostituito Partito comunista d’Italia.

Stefano Bartolomei , ste.bartolomei@tiscali.it

Caro Bartolomei, Due precisazioni anzitutto. La definitiva rottura del fronte comune, formato da socialisti e comunisti, non avvenne subito dopo le elezioni del 1948, ma nel 1956 quando Pietro Nenni, dopo la repressione sovietica della rivoluzione ungherese, restituì all’Urss la decorazione che gli era stata conferita qualche anno prima. La «comune origine marxista» dei due partiti, in secondo luogo, lascia intendere una sorta di fratellanza che non caratterizzò mai i loro rapporti. Se il nonno comune era Marx, il padre dei comunisti era Lenin e quello dei socialisti soprattutto Eduard Bernstein, il grande riformatore tedesco che sottopose le teorie marxiste a una rigorosa e stringente revisione. I «fronti popolari», come vennero definite le alleanze social-comuniste in Francia, Spagna e Italia, furono l’eccezione piuttosto che la regola e vennero creati soprattutto nei momenti in cui la formula conveniva alla strategia internazionale di Mosca. Nei Paesi conquistati dall’Armata Rossa i comunisti, quando presero il potere, trattarono i «compagni» socialisti molto peggio di quanto trattassero gli esponenti dei partiti borghesi. Si potrebbe addirittura sostenere che gli anni del Novecento, sino alla caduta del muro e all’implosione dell’Urss, furono segnati, a sinistra, da un lungo duello fra socialisti e comunisti per la rappresentanza delle masse popolari. Vinsero alla fine i socialisti e ne avemmo una pratica dimostrazione quando constatammo che negli ultimi anni del secolo i tre maggiori Paesi europei erano governati da Lionel Jospin in Francia, Gerhard Schröder in Germania, Tony Blair in Gran Bretagna. Là dove non erano al potere i socialisti rappresentavano pur sempre la parte più consistente dell’opposizione e si preparavano alle elezioni con buone possibilità di successo. In Italia, come sappiamo, le cose andarono diversamente. La maggioranza del Partito comunista rinunciò alla ragione sociale, ma conservò una parte importante della leadership e dei quadri, il partito socialista, invece, fu travolto dagli scandali di Tangentopoli. Il Pci, sia pure dimezzato e sotto diverso nome, partecipò a diversi governi per sette anni; mentre parecchi eredi del Psi sopravvissero, a titolo individuale, nel partito di Silvio Berlusconi. Una storia alquanto diversa da quella delle altre democrazie occidentali.

Sergio Romano, Socialisti e comunistiultima modifica: 2010-06-22T19:07:58+02:00da mangano1
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