: GIORGIO GABER – IO SE FOSSI DIO – 1980 studio version – rec from LP

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Per qualche giorno, dopo la morte di Gaber, la televisione lo ha descritto nel modo più “angelico” possibile, i politici hanno tutti ricordato “quanto era bravo”, le radio hanno trasmesso le sue canzoni più comiche e divertenti. Chissà perché hanno tutti dimenticato di trasmettere e di parlare di questa canzone che è stata sempre proibita dalla radio e dalla televisione italiana: anzi, era considerata così pericolosa che nessun discografico ha voluto pubblicarla! Gaber l’ha perciò prodotta in proprio e il disco ha per questo avuto un sistema di vendita molto particolare (non si trovava normalmente nei negozi ma circolava quasi “clandestinamente”). Perché la canzone è così terribile? Perché in anni in cui il terrorismo delle Brigate Rosse rapisce, uccide e commette crimini (solo nel 1978 era stato assassinato Aldo Moro, il Presidente della Democrazia Cristiana), Gaber dice che “a dio i martiri non gli hanno fatto mai cambiare giudizio”: quindi, anche se non è giusto sparare e uccidere, lui lancia un’invettiva feroce contro quelle stesse persone e parti politiche che spesso sono vittime del terrorismo.

 

Io se fossi Dio
(e io potrei anche esserlo, sennò non vedo chi!)
Io se fossi Dio,
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente:
non sarei mica un dilettante!
Sarei sempre presente.
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o, meglio ancora, a criticare, appunto…
cosa fa la gente.

Per esempio il piccolo borghese, com’è noioso!
Non commette mai peccati grossi!
Non è mai intensamente peccaminoso!
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sweda
lui pensa che l’errore piccolino non lo conti o non lo veda.

Per questo io se fossi Dio,
preferirei il secolo passato,
se fossi Dio rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava, e poi si amava,
e si ammazzava il nemico!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
 
Io se fossi Dio,
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio,
sarei sicuramente molto intero e molto distaccato
come dovreste essere voi!

Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare:
avrei fatto un uomo migliore.
Sì vabbe’, lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino!

Io se fossi Dio,
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull’amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po’ meglio!
Infatti non è mica normale che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna!
Che viene da dire:
Ma dopo come fa a essere così carogna?

Io se fossi Dio
non sarei ridotto come voi
e se lo fossi io certo morirei
per qualcosa di importante!
Purtroppo l’occasione di morire simpaticamente
non capita sempre
e anche l’avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.

Io se fossi Dio
farei quello che voglio,
non sarei certo permissivo,
bastonerei mio figlio,
sarei severo e giusto,
stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto,
e se potessi
anche gli africanisti e l’Asia e poi gli Americani e i Russi;
bastonerei la militanza come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volteriani, i ladri, gli stupidi e i bigotti:
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Finora abbiamo scherzato,
ma va a finire che uno prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio
tira fuori tutto quello che gli sembra giusto.

E a te ragazza che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese è solo un po’ coglione,
che quell’uomo è proprio un delinquente, un mascalzone,
un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia…
Io come Dio inventato, come Dio fittizio,
prendo coraggio e sparo il mio giudizio
e dico: Speriamo che a tuo padre
gli sparino nel culo cara figlia!
così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia.

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti e specialmente… tutti.
Che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete:
avete ancora la libertà di pensare,
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare.

Immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento!
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti!
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano!

Sì vabbe’, lo ammetto:
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia…
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!

Ma io non sono ancora del regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…
    
Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente:
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le palle,
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle!
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è un gioco di forze, ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo…
E tutti quelli che fanno questo gioco
c’hanno certe facce che a vederle fanno schifo,
che siano untuosi democristiani
o grigi compagni del piccì.
Sono nati proprio brutti o, per lo meno, tutti
finiscono così.

Io se fossi Dio,
dall’alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare a Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione;
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra… o non lo vuole.

Compagno radicale,
la parola “compagno” non so chi te l’ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata.
Compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio
e dall’altra si riempiono le galere
di gente che non c’entra un cazzo…
Compagno radicale,
tu occupati pure di diritti civili e di idiozia
che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov’è che i cani devono pisciare!

Compagni socialisti,
ma sì anche voi insinuanti, astuti e tondi!
Compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro!…
Compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti!
Fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!
Ringraziate la dilagante imbecillità!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale!
Voi mi direte perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale:
perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti, i giovani drogati
e per le bombe.
Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia.

Io come Dio, non è che non ne ho voglia.
Io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili!
Ma come uomo, come sono e fui,
ho parlato di noi, comuni mortali:
quegli altri non li capisco, mi spavento,
non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere.
Di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l’immagine del grande smarrimento.

Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto,
allora non avrei paura affatto,
così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria,
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia!

Ecco la differenza che c’è tra noi e “gli innominabili”:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento.
Ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento.

Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politici
sarei severo come all’inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli fa anche rabbia il fatto
che un politicante qualunque
se gli ha sparato un brigatista,
diventa l’unico statista!

Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana.

Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!

Ma in fondo tutto questo è stupido perché, logicamente…
io se fossi Dio,
la terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta e neanche di perdono
perché la lontananza è l’unica vendetta
è l’unico perdono!

E allora va a finire che se fossi Dio,
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io…

 

Io se fossi dio: Il richiamo letterario è a un noto sonetto “arrabbiato” di Cecco Angiolieri (vissuto circa tra 1260 e il 1313): “S’io fossi fuoco”. Il sonetto dice:
S’io fossi fuoco arderei il mondo / s’io fossi vento lo tempesterei / S’io fossi acqua l’annegherei / S’io fossi dio manderei il en profondo. / S’io fossi Papa sarei allor giocondo / tutti i cristiani imbrigherei / S’io fossi imperator sa’ che farei? / A tutti mozzerei lo capo a tondo. / S’io fossi morte andrei da mio padre / S’io fossi vita fuggirei da lui. / Similamente farei con mia madre /S’io fossi Cecco come sono e fui / Torrei le donne giovani e leggiadre / e vecchie e laide lasserei altrui.
sennò: parola non comune nella lingua scritta, ma frequentissima nel parlato. Significa “altrimenti, in caso contrario”. Viene da “se + no”
fregare: il verbo fregare in italiano può avere diversi significati. In questo caso ha il senso di “imbrogliare, prendere in giro”
sarei davvero in ogni luogo: c’è un riferimento alle vecchie regole del catechismo che studiano i bambini a scuola. Alla domanda “Dov’è Dio?”, il catechismo impone la risposta “Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo”.
pur sapendo: la costruzione “pur + gerundio” serve per introdurre una frase concessiva. Questo significa che “pur sapendo” può essere sostituito da un “anche se sa” oppure “sebbene sappia”
Sweda: è la ditta che produce strumenti di precisione come bilance o registratori di cassa.
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli: sono anche io come voi, troppo partecipe dei vostri stessi problemi
coglione: una delle più comuni parolacce della lingua colloquiale. In questo caso ha il senso di “stupido”
alambicchi della ragione: “alambicco” è una parola di origine araba che si riferisce a uno strumento di distillazione. In senso figurato gli “alambicchi della ragione” sono ragionamenti complicati e cervellotici, un modo di pensare così contorto che non può portare a nessuna conclusione.
mando giù qualcuno: si riferisce evidentemente a Gesù Cristo, figlio di Dio, mandato giù in terra dal padre
alla gente piace interpretare: il riferimento è alla Chiesa che interpreta il messaggio di Gesù Cristo
fa ancora più casino: espressione colloquiale che significa “fare confusione, perdere il senso del logico”
cazzate: modo di dire volgare per “stupidaggini, sciocchezze”
c’ha, c’hanno: nel parlato il verbo “avere” è spesso preceduto dalla particella pronominale ci
neanche se lo sogna: modo di dire. Significa che “neanche si può immaginare”, “superiore a ogni aspettativa”
stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto: lo slogan “Dio stramaledica gli inglesi!” era molto noto in età fascista ed era stato inventato dal giornalista Mario Appelius, autore di altre battute che hanno goduto (e tuttora godono, visto che vengono ancora citate) di grande popolarità.  Fra queste – ancora oggi usata ironicamente come sinonimo di “Inghilterra” – l’espressione “la perfida Albione” (dal personaggio che secondo la leggenda è all’origine stessa del popolo inglese)
africanisti: qui per africanisti si intende chi fa parte di associazioni che si occupano di aiuti per l’Africa.
militanza: la militanza sono tutti quelli che “militano” attivamente – e credendoci – in un determinato gruppo politico
misticanza: la misticanza è un tipo di insalata. Ma in questa frase Gaber fa un gioco di parole mettendo spregiativamente il suffisso -anza (lo stesso di militanza) alla parola “mistico”. Per cui la “misticanza” suona qui come “i religiosi, i mistici, gli idealisti”
volteriani: i seguaci di Voltaire, quindi le persone “illuminate” e molto razionali.
gli schiaffi appiccicano al muro: modo di dire. Uno schiaffo violento (così violento che può “attaccare” o “appiccicare” al muro la persona colpita)
dove cogli, cogli sempre bene:  se tutti i giornalisti sono pessimi, puoi colpire a caso fra loro e dove colpisci (dove cogli), colpisci sempre bene.
presidenti solidali e mamme piangenti: negli anni Settanta – anni in cui in Italia il terrorismo ha provocato molti morti a causa di bombe e attentati – i telegiornali presentavano spesso servizi giornalistici con interviste a “madri piangenti” dei morti e citavano poi il Presidente della Repubblica che mandava un telegramma di “solidarietà” ai parenti delle vittime del terrorismo.
vi buttate: “buttarsi” significa rischiare, entrare in una situazione senza sapere come andrà a finire. Qui naturalmente è usato in senso ironico (i giornalisti non rischiano niente, intende dire Gaber)
cannibali:è usato in senso figurato: i giornalisti vivono “mangiando” altri esseri umani.
necrofili: letteralmente “amante dei morti”: Gaber intende dire che è grazie ai morti che i giornalisti si guadagnano lo stipendio
deamicisiani: Edmondo de Amicis (1846-1908) è uno scrittore italiano che è diventato famoso per il libro “Cuore”, pubblicato nel 1886, una raccolta di storie “strappalacrime” e edificanti, piene di sani principi e di moralismi. De Amicis in realtà era uomo ben diverso (il libro “Cuore” l’aveva scritto per soldi e basta). Ma per via di quel libro dal suo cognome è stato tratto l’aggettivo negativo “deamicisiano” riferito a chi vuole far piangere, provocare commozione e a chi ha il “gusto della lacrima”.
vi buttate: qui il verbo “buttarsi” ha un significato più letterale: significa “vi gettate, andate ansiosamente alla ricerca di”.
vabbe’: formula usata specialmente nel parlato per dire “va bene”
superstizione della democrazia: espressione di grande violenza questa che definisce la democrazia come “superstizione”.
chiuderei la bocca: altra espressione violentissima perché chiudere la bocca a qualcuno può significare “non farlo parlare”, ma anche “ucciderlo”.
tra le palle: espressione volgare (“palle” infatti è la forma colloquiale per dire “testicoli”: quindi la forma più “accettabile” per esprimere lo stesso pensiero è “tra i piedi”). Significa essere presente in modo da costituire un intralcio (in forme tipo “quando lavoro non voglio bambini tra i piedi!”)
untuosi democristiani:la D.C. (Democrazia Cristiana) è stato il partito di maggioranza relativa dal dopoguerra fino alla sua dissoluzione negli anni Novanta. I suoi esponenti sono definiti da Gaber “untuosi” cioè viscidi, falsi, ipocriti.
grigi compagni: “compagno” è il calco sul russo “tovarich” ed è il modo in cui si chiamano fra loro i comunisti; grigi nel senso di “burocrati”, senza più una coloritura politica precisa.
piccì: è il P.C.I., il partito comunista italiano, secondo partito italiano dal dopoguerra fino alla sua trasformazione negli anni Novanta.
Platone: il filosofo greco che nel suo ideale di Repubblica immagina che i filosofi si occupino della politica.
tutto tondo: detto di una persona, “tondo” può significare grasso (per aver mangiato troppo) e sazio, sereno e incosciente, anche semplice, capace di rimbalzare come una palla e, in questo caso, di scivolare sul terreno e sulle parole.
compagno radicale, la parola “compagno” non so chi te l’ha data: il partito radicale, negli anni Settanta e Ottanta portava avanti ideali e rivendicazioni progressiste (in particolare promuovendo numerosi referendum per i diritti civili, come la richiesta di avere il diritto al divorzio o all’aborto). Per questo spesso era su posizioni di sinistra e non di rado, tra loro, i radicali si chiamavano “compagni”, come i comunisti.
tanto ormai è squalificata: Gaber ironizza sul fatto che i radicali tra loro si chiamino “compagni” e dice che in fondo, anche se non dovrebbero chiamarsi così, tutto sommato va bene perché ormai la parola “compagno” non significa più niente, nemmeno per i comunisti. D’altra parte sembra quasi che Gaber preveda che i radicali sarebbero passati su posizioni di centro-destra (cosa che avviene poi con i più recenti governi Berlusconi).
cavalcatore di ogni tigre: cavalca la tigre chi, quando c’è una protesta o una rivendicazione sociale, cerca di mettersi alla testa dei manifestanti per trarre vantaggio da un eventuale successo. In fondo significa anche “opportunista”.
questo gran casino: espressione molto parlata per dire “situazione di grande confusione e incertezza”
si spara un po’ a casaccio: qui Gaber allude al gruppo terroristico Brigate Rosse che hanno cominciato a uccidere i “nemici” di classe sparando “a casaccio”, cioè a caso, senza nemmeno avere un programma o un obbiettivo politico preciso
si riempiono le galere di gente che non c’entra un cazzo: Gaber dice che nello stesso tempo la polizia ha messo in galera molte persone innocenti, gente che non c’entra niente (non c’entra un cazzo è forma volgare)
un altro referendum: negli anni Ottanta e Novanta i radicali hanno richiesto di avere decine di referendum su un gran numero di questioni sociali, fino a provocare in qualcuno una specie di rifiuto per il referendum stesso.
dov’è che i cani devono pisciare: provocazione forte quella di Gaber: facciamo anche un referendum per stabilire dove i cani possono fare pipì?
con le vostre spensierate alleanze: per molti anni il Partito Socialista Italiano è stato “l’ago della bilancia” della politica italiana: pur essendo piccolo – infatti – era determinante per la costruzione di una maggioranza.
garofano rosso e soli nascenti: gli anni Ottanta sono infatti stati anni in cui i socialisti (guidati dal leader Bettino Craxi) hanno avuto un grande potere (garofano rosso e sole nascente sono simboli del partito)
perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia: Gaber risponde qui alla critica che molti potrebbero fargli: perché parli solo di una parte di mali della nostra società e non parli di altri, del terrorismo in particolare? Simpatizzi forse con le Brigate Rosse?
dalle masse sono riusciti ad ottenere lo stupido pietismo per il carabiniere: le Brigate Rosse, uccidendo Carabinieri e Poliziotti non hanno fatto altro che creare movimenti di simpatia e di solidarietà proprio verso quello Stato che vogliono combattere. Quando “le masse” sentono in un notiziario che un giovane Carabiniere è stato assassinato, naturalmente provano per lui un forte senso di pietà.
mi hanno tolto il gusto di essere incazzato personalmente: visto che le Brigate Rosse fanno queste cose io non ho più il diritto di incazzarmi (arrabbiarmi, prendermela con) questo Stato perché ora ogni volta che io manifesto la mia rabbia sembra che voglia difendere i terroristi.
i brigatisti militanti siano arrivati diritti alla pazzia: in questa frase c’è certamente una presa di posizione dura contro le Brigate Rosse, ma in un certo senso anche una giustificazione dei loro “ideali” di partenza.
a Dio i martiri non gli hanno mai fatto cambiare giudizio: e qui arriviamo alla parte più dura della canzone. Anche se le Brigate Rosse e i terroristi hanno commesso dei crimini uccidendo politici e uomini delle istituzioni, io non cambio il mio giudizio su quei politici e su quegli uomini. Li criticavo quando erano vivi e voglio continuare a farlo ora che sono morti.
un politicante qualunque, se gli ha sparato un brigatista, diventa “l’unico statista”: quando un politico muore assassinato, compagni di partito e perfino avversari corrono a elogiarlo, a dire che era un grande “uomo di stato”, forse “l’unico statista”.
Il riferimento è ferocemente rivolto ad Aldo Moro, il capo della Democrazia Cristiana, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978 (meno di due anni prima di questa canzone). Dopo la sua morte tutti i politici italiani, non solo i democristiani, hanno parlato di lui come del più grande politico italiano dal dopoguerra ai giorni nostri. Gaber ricorda a tutti però che finché Moro era vivo era considerato in ben altro modo dai suoi avversari e in particolare dall’estrema sinistra. Era considerato un “politicante”, un politico da due soldi, opportunista e pericoloso.
Aldo Moro: Gaber arriva a fare nome e cognome della persona di cui parla. Oggi forse si sente solo in parte la violenza di questo attacco. Ma nel 1980, a due anni dalla morte di Moro, sentire queste parole contro chi era da tutti considerato un “martire”, era davvero scioccante.
resta ancora quella faccia che era: l’attacco viene ripetuto ancora più forte e perfino più personale: la faccia di Moro non mi piaceva prima e non mi piace ora, dice Gaber, consapevole che queste parole possono perfino mandarlo in galera.

: GIORGIO GABER – IO SE FOSSI DIO – 1980 studio version – rec from LPultima modifica: 2013-02-23T14:40:12+00:00da mangano1
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