Nino Romeo,Editoria milanese: un fiore con radici marce

 articolo tratto da L’INDRO
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Viaggio tra i lavoratori della filiera del libro milanese in crisi dopo la riforma Fornero
Editoria milanese: un fiore con radici marce
“Il lavoro intellettuale e creativo va remunerato dignitosamente”: lo rivendicano i precari dell’editoria

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Claplaz Diciamolo: Mauri è arrivato in Mondadori da novembre e l’ha già rivoltata come un calzino.Jovane è in Rcs da luglio e non ha fatto una mazza
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gioiozzia #ecommerce in agenda @psjovane x#Rcs. Certamente non seguirà gli splendidi esempi #Mondadori. Ma dar valore ai contenuti no?
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Watchdog
Martedì 5 Febbraio 2013, 12:30

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E’ stata definita con fierezza da Stefano Boeri, Assessore alla cultura di Milano, “il fiore all’occhiello della città”: è l’editoria milanese. Milano è la sede di giganti come Mondadori o il gruppo RCS, e concentra la stragrande maggioranza dell’attività editoriale italiana e, di conseguenza, di lavoratori del libro, e ogni anno attira un popolo di giovani in cerca di un posto di lavoro in quello che spesso, nell’immaginario colettivo, figura come un settore privilegiato ed elitario. Sono ben pochi gli amanti del libro che pero’ conoscono i reali retroscena di questo mondo all’apparenza dorato.
«Il libro che avete nelle mani è pieno di precarietà», questo lo slogan provocatorio scelto dall’associazione ReRePre, Rete Redattori Precari, una rete di lavoratori del libro precari, per rispondere alle esternazioni di Boeri.
Pochi sanno, secondo ReRePre, che, in realtà, i precari e gli ‘sfruttati’ sono la maggior parte dei lavoratori del settore, un vero e proprio esercito reclutato con i contratti cosiddetti ‘atipici’. Questi contratti atipici sarebbero, di fatto, secondo quanto sostengono coloro che ruotano attorno a ReRePre, contratti illegali, contratti a progetto che durano da vent’anni, o finte partite Iva che permettono tutti i vantaggi del lavoro subordinato senza nessuno ‘svantaggio’ per il datore di lavoro, come i contributi al lavoratore, fornendo così all’azienda la botte piena e la moglie ubriaca. Tutti nascondono, secondo quanto sostengono da ReRePre,  una forma di sfruttamento che permette di fare utili sulle persone. Questa forma di sfruttamento sarebbe utilizzata da case editrici come Mondadori e Rcs da una ventina di anni ormai, rivelano i precari di ReRePre e San Precario, una situazione che è stata dibattuta in una riunione con l’assessore al lavoro della città, Cristina Tajani, e lo stesso Stefano Boeri, lo scorso 22 gennaio, a cui hanno partecipato precari della filiera del libro milanese, editori, traduttori, redattori e giornalisti, una situazione che durerebbe da ben prima dell’inizio della crisi e della conseguente riforma del lavoro.
Proprio in queste settimane, infatti, si starebbe verificando, è stato denunciato durante la riunione, in colossi editoriali come Mondadori e Rcs, una manovra massiva -della quale poco si parla perchè la categoria dei lavoratori editorili manca di rappresentanza corporativa , proprio a causa della sua vaghezza di inquadramento contrattuale-,  largamente ignorata dai sindacati. In seguito alla riforma Fornero  -che, volendo tutelare maggiormante i lavoratori proprio contro contratti illegali ha messo al bando la reiterazione infinita di contratti a progetto, stage, e contratti atipici- temendo controlli imminenti, Mondadori e Rcs hanno deciso, nel giro di meno di un mese, di ‘regolarizzare’ la situazione di centinaia di lavoratori e mandare a casa  -con partita iva e gli oneri fiscali conseguenti-, tutti quanti, esternalizzando massivamente.
Sindacati, piccoli editori e giornalisti hanno testimoniato, nel corso della riunione, una situazione di sofferenza che si è drasticamente deteriorata negli ultimi anni, lamentando sfruttamento, lavoro sottopagato e un gioco al ribasso spietato sui salari e le retribuzioni, in un settore che richiede la massima preparazione, lauree, master, stages, esperienza e professionalità impeccabili per delle retribuzioni da fame e una situazione di precarietà costante.
La conseguenza grave di questa catena, avvertono i redattori, è un calo inquietante della qualità nella produzione libraria, un probema che non tocca solo i lavoratori, ma la cultura italiana in generale.
Il fiore all’occhiello di Boeri minaccia di appassire a breve, se la situazione non cambia, questo l’appello dei lavoratori della cultura milanese e italiana. 
“I lavoratori impiegati nell’editoria sono una grossa rappresentanza del precariato generale” spiega Massimo Laratro, avvocato San Precario, all’incontro tenutosi il mese scorso, “è stato detto che l’editoria milanese è il fiore all’occhiello della città. Bene, questo fiore all’occhiello ha le sue fondamenta in una sacca di precariato enorme e attualmente tra  RCS e Mondadori sono impiegati circa trecentocinquanta lavoratori precari che per cinque, sette, dieci anni hanno lavorato all’interno in queste società organicamente, come lavoratori subordinati, ma lavoratori di serie B, cioè senza un minimo di stabilità e ammortizzatore sociale”.
Un precario di Mondadori prende il microfono durante l’incontro, avrà almeno cinquant’anni, alle spalle una ventina d’anni di lavoro ‘legalmente irregolare’, dice lui, “Tra Mondadori e RCS ci sono circa 600 persone e altrettante famiglie che non rischiano di perdere il posto, ma l’hanno già perso. Dopo cinque o dieci anni di lavoro con caratteristiche determinate, improvvisamente, fiutando dei possibili controlli, nell’arco di 20 giorni hanno ribaltato le aziende e mandato a casa tutti. Questi lavoratori (…) non hanno possibilità di avere contratti sindacali all’interno, si riuniscono di nascosto in bar distanti dall’azienda, quasi in periferia dove nessuo li può vedere: questa è la condizione di questa gente. Ora voi sapete che queste persone esistono e che questa è la situazione, e che da dieci e quindici anni Mondadori e RCS sono nell’illegalità totale”.
Lo segue l’intervento di una ex ‘impiegata  fittizia’ di Mondadori, che dopo quindici anni di contratto a progetto  è ora fresca di esternalizzazione: le aziende, dice, “hanno fatto degli utili su di noi e sulle nostre spalle, e adesso con la scusa della crisi ci buttano fuori. In realtà il lavoro non è cosi’diminuito, nella nostra situazione noi stiamo venendo buttati fuori e i nostri responsbili stanno cercando altre persone per sostituirci e per far fare a loro il lavoro che non verrà più dato a noi ma ad altre persone, che verranno ricattate sulle tariffe e prenderanno ancora meno. L’azienda anche in un momento di crisi continuerà a lucrare sulle persone, lasciando a casa noi e prendendo degli atri che saranno ancora più precari”.
La riunione con Boeri rivela un mondo tutt’altro che ideale, dove lo sfruttamento dei lavoratori sarebbe all’ordine del giorno da anni, sistema che si starebbe cercando di nascondere ora dietro alla crisi e alla riforma Fornero. Vero è che il settore dell’editoria è in crisi, ma vero è anche, secondo i precari protagonisti della riunione, che la situazione di lucro esercitata sui lavoratori  -pena la perdita di un posto faticosamente guadagnato in un settore molto ambito-  esiste da anni e non ne è, quindi, conseguenza diretta.  “La situazione era dramatica anche prima della riforma”, spiega un precario di ReRePre, “I contratti atipici rinnovandosi in modo illegittimo hanno impedito a molti lavoratori di costruirsi un futuro, che ormai per molti di noi è diventato un presente se non un passato”, e sottolinea che i lavoratori mandati a casa sono totalmente privi di ammortizzatori sociali, e si trovano a far fronte a un regime fiscale pesantissimo che è quello del lavoro autonomo, regime che non si possono nelle maggior parte dei casi permettere. “Siamo privi di ammortizzatori sociali. Le aziende editoriali non hanno investito sulle capacità dei lavoratori ma li hanno sfruttati”.
I lavoratori dell’editoria denunciano una situazione che non si sta deteriorando solo a scapito loro, è infatti la cultura stessa, e l’idea che il Paese ha di essa, che sono a rischio.
La tendenza generale si basa infatti su due pricipi, afferma Benedetta Scarabelli, del Sindacato Associazione traduttori STRAE: l’abbassamento delle tariffe, che rasentano ormai la soglia di dignità minima, e il non tenere più conto della professionalità del lavoratore e quindi della qualità del lavoro, perchè non importa se sai fare bene un mestiere, c’è sempre qualcuno che lo farà per meno di te. “Manca una cultura generale del fatto che il lavoro intellettuale creativo sia un lavoro da remunerare. Questa cultura andrebbe ricreata: cultura che il lavoro va pagato in una maniera dignitosa, che permetta a una persona di sopravvivere anche quando viene vessata dallo Stato. Chiediamo una maggiore visibilità, visto che Milano è al centro dell’editoria. Noi esistiamo e le case editrici devono rendersene conto”.
La competizione fra case editrici si basa, in larga misura, ormai su una meccanismo di ribasso dei salari e delle tariffe. Si gioca, insomma, su una competizione di tipo sleale, come sottolinea un editore indipendente intervenuto alla riunione, e crea una discesa a picco della qualità del lavoro svolto e quindi della produzione culturale. “Ci vorrebbe qualcosa che impedisca, ma veramente, il gioco al ribasso”, averte un’impaginatrice Mondadori, “e questo deve valere per tutti.Qualcosa che impedisca di accettare lavoro per sempre meno a livelli inimmaginabili, in quanto non è più vero che la qualità paga, in passato un po’ la qualità pagava, adesso paga solo la tariffa più bassa. Tutti possiamo vedere quanto è scaduta la qualità dei libri, sia da un punto di vista dei contenuti, sia da un punto di vista tecnico. Queste sono cose importanti non solo per noi ma anche e soprattutto per la lingua e per la cultura”.
Un intervento registrato durante la riunione del 22 gennaio, ha lasciato intendere che l’unica via che resta sarebbe  una denuncia contro i due colossi al centro delle rimostranze, Mondadori e RCS.
Finché non verrà valorizzato il lavoro culturale nel nostro Paese, finchè non gli verrà restituita quella dignità che gli spetta, anche la produzione sarà destinata al declino e alla mediocrità, questo sembra essere il monito dei lavoratori editoriali. E una Book City non basterà certo a salvare la situazione, poichè è ormai chiaro che non si tratta solamente di una mancanza di fondi, il problema è capillare. Nell’editoria si scontarno e si incontrano due ambiti fondamentali per il Paese che sono economia e cultura. Tutto si gioca sulla loro conciliabilità e su come due mondi apparentemente così diversi possono intersecarsi senza che uno dei due distrugga l’altro.
Nino Romeo

Nino Romeo,Editoria milanese: un fiore con radici marceultima modifica: 2013-02-09T15:24:34+00:00da mangano1
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