Franco Fortini,Coro di deportati

DA adl ermano

Non vorrei concludere queste prime considerazioni per 2013 senz’aver riportato il Coro che Franco Fortini pubblicò su L’Avvenire dei lavoratori del 15 aprile 1944. In esso spicca con grande intensità il sentimento dell’odio. Si tratta del testo in cui la Shoah lascia per la prima volta un’impronta sulla lingua e la letteratura italiana.
 
Coro di deportati
 

 

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Quando il ghiaccio striderà
dentro le rive verdi, e romperanno
dai celesti d’aria amara
nelle pozze delle carraie
globi barbari di primavera
noi saremo lontani.
 
Vorremmo tornare e guardare,
carezzare il trifoglio dei prati,
gli stipiti della casa nuova,
piangere di pietà
dove passò nostra madre:
invece saremo lontani.
 
Invece noi prigionieri
rideremo senza requie
e odieremo fin dove le lame
dei coltelli s’impugnano.
Maledetto chi ci conduce
lontano, sempre lontano.
 
E quando saremo tornati
l’erba pazza sarà nei cortili,
e il fiato dei morti nell’aria.
Le rughe sopra le mani,
la ruggine sopra i badili:
e ancora saremo lontani.
 
Saremo ancora lontani
dal viso che in sogno ci accoglie
qui, stanchi d’odio e d’amore.
Ma verranno nuove le mani
come vengono nuove le foglie
ora ai nostri campi lontani.
 
Ma la gemma s’aprirà,
e la fonte parlerà, come una volta.
Splenderai, pietra sepolta,
nostro antico cuore umano,
scheggia cruda, legge nuda,
all’occhio del cielo lontano.

Franco Fortini (Firenze 1917 – Milano 1994)

Franco Fortini,Coro di deportatiultima modifica: 2013-01-25T19:30:35+00:00da mangano1
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