Donato Salzarulo,Guido Crainz, Il Paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi

Guido Crainz, Il Paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi
di Donato Salzarulo51Rw7zDd7ML.jpg

Ognuno ha dentro di sé le date di una storia che ha vissuto o alla quale ha partecipato. Come protagonista in alcuni momenti, come spettatore in altri. Momenti memorabili, straordinari: 1968… 1977… 1980… 1989… 1992… 1994… Anni in cui è successo qualcosa: uno o più avvenimenti percepiti da me (e non solo) come modifiche profonde di questo o quell’aspetto del paesaggio sociale, mutamenti importanti della storia d’Italia. Una di seguito all’altra, formano anche una sorta di cronologia personale, la rappresentazione di un passato che non passa, ancora vivo dentro e fuori per ciò che ha prodotto.

Sessantotto. Beh, non c’è molto da dire. Qualche anno fa, in occasione del quarantennale, se n’è discusso in lungo e in largo. E’ una data che divide. E’qualcosa di più di una data. E’ l’anno delle rivolte studentesche. Del Maggio francese, della Primavera e dell’occupazione sovietica di Praga, della Rivoluzione Culturale cinese, del Vietnam… Il Sessantotto è internazionale. Il Sessantanove, l’Autunno Caldo e la strage di Piazza Fontana, invece, sono eventi esclusivamente italiani. Quale data è stata più importante per la storia del nostro Paese, la prima o la seconda?… Ricordo lo slogan: «Operai e studenti uniti nella lotta». Il Sessantotto in Italia è durato di più che in altre nazioni. Forse dura ancora se questa destra, sovversiva e sgangherata toccataci in sorte, continua a prenderlo a bersaglio. Ricordate Gelmini e Tremonti?

Anche il movimento del Settantasette ha un sapore prevalentemente italiano. L’anno prima, alle elezioni politiche del giugno 1976, la sinistra rivoluzionaria racimolò l’1,5%. Sconfitta della speranza. Tutte quelle riunioni, quei volantinaggi, quel lavoro politico di massa, quelle manifestazioni, quel nostro parlare con gli operai di piccole e grandi fabbriche, non si traducevano in voto, in adesione programmatica alla costruzione del “partito comunista rivoluzionario”. Ma se un operaio si rifiutava di mettere una croce persino su un simbolo, poteva mai imbracciare un fucile contro lo Stato Imperialista delle Multinazionali?… Secondo la direzione strategica delle BR poteva. Come è finita si sa. Il Settantasette è, comunque, l’anno di un movimento che non pensava più di unire operai e studenti nella lotta, come scandivano i fratelli maggiori del Sessantotto. Gli operai diventarono i “garantiti” e i “non garantiti” cominciarono ad urlare loro addosso. Urlare? Molto di più. Il Settantasette è anche l’anno di John Travolta, della febbre del sabato sera, della crisi della ragione, del riflusso. Cosa stava succedendo? Da un lato terrorismo e violenza politica toglievano parole alle armi della critica, alle speranze di un cambiamento radicale, dall’altro lo sballo, la discoteca, la brillantina. Quali profonde trasformazioni stavano accadendo? Cosa covava nelle visceri sociali?… Un’epoca forse stava tramontando.

L’Ottanta è l’anno della marcia dei quarantamila alla Fiat. La classe operaia, la garantita, invece di scalare i cieli del Paradiso finisce all’Inferno. Il terrorismo rosso è all’apogeo. E’ l’anno della strage nera alla stazione di Bologna. A Danzica gli operai polacchi scioperano. Inizia l’epoca di Margaret Thatcher e di Ronald Reagan. La casa editrice Laterza pubblica un libro di vari autori intitolato Il trionfo del privato. In Francia muoiono Roland Barthes e Jean-Paul Sartre. L’anno prima se n’era andato Herbert Marcuse. Sempre nel 1980 un fan uccide John Lennon, un protagonista dei mitici Beatles. Mitici per me.

1989… Cade il muro di Berlino. Crolla il comunismo reale. Qualsiasi alternativa al sistema capitalistico ritorna nel regno dei sogni. Un’altra società è possibile. Sì, quale?…

1992… Scoppia Tangentopoli. La Prima Repubblica frana…

1994… Berlusconi scende in campo e vince le elezioni politiche.

E’ così che si fa storia? No, è così che funziona la memoria individuale. La mia, in questo caso. La memoria orienta, tiene il filo. Ma è inevitabilmente soggettiva. È importante allora cercare riscontri, valutare i propri frammenti narrativi alla luce di una storia più ampia, collettiva, quella dei “destini generali”. Ma chi la fa questa storia? Chi la racconta?…

Per il tempo storico sinora vissuto, Guido Crainz, che ha suppergiù la mia età ed è docente di storia contemporanea all’Università di Teramo, la racconta meravigliosamente. Mi sembra un ottimo storico, una persona che conosce perfettamente il suo mestiere. Leggendo le sue pagine avverto grande curiosità, passione, voglia di ricerca seria, rigorosa. La sua non è solo la storia dei partiti politici, dei governi che si formano e cadono, delle istituzioni che si rinnovano o ristagnano, delle risposte date o non date dai ceti dirigenti alle questioni sociali, delle occasioni colte o mancate. E’ storia a tutto tondo, capace di chiamare a raccolta e utilizzare le fonti più varie: gli atti parlamentari, i verbali delle sedute delle direzioni dei partiti, le relazioni sull’andamento dei risultati economici, i rapporti Censis, i dati Istat, le trasmissioni televisive, i film, i libri, i romanzi, le canzoni, i fatti di costume…

Si fa storia, insomma, per quanto possibile, della totalità sociale: dell’economico, del politico, del culturale, del sociale… Del materiale e dell’immaginario, delle istituzioni e dei movimenti, del tempo di lavoro e di quello libero (se ancora c’è). Egli ha dedicato molta sua intelligenza ed energia alla comprensione della storia dell’Italia contemporanea, scrivendo opere fondamentali tutte pubblicate dalla Donzelli: Storia del miracolo italiano. Cultura, identità, trasformazioni fra anni cinquanta e sessanta, Il Paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta e, buon ultimo, Il Paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi.

Ho terminato la lettura di questo libro il giorno della Concezione. Tutti i giornali parlavano della ridiscesa in campo del grande comunicatore o del Re Sole, come ha preferito chiamarlo il prof. Monti. Un giornale straniero, senza andar troppo per il sottile, ha titolato “il ritorno della mummia”. Sarà. Crainz illustra bene e con dovizia di dati come e quanto le radici di questo nostro doloroso presente siano ben piantate nella nostra storia. Il berlusconismo non è stata una parentesi né un sogno o un incubo dileguatisi col risveglio. Gli italiani elettori dell’emittente di Arcore non sono una massa di ingannati e creduloni. Il “paese reale” è più berlusconiano di quanto si possa immaginare perchè ha il suo stesso modo di essere italiano.

«Un modo di essere intensamente fondato sul “successo” come valore assoluto; sui consumi come simbolo del progresso individuale e familiare; sulla noncuranza – se non sul disprezzo – per le regole e i vincoli collettivi; sull’aspirazione a un’affermazione personale poco attenta a limitazioni etiche. Sul “rampantismo” per usare un termine degli anni ottanta». (G. Crainz, Il Paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi, pag. 43).

E’ con questi comportamenti e modi di essere che bisogna confrontarsi. Teniamone conto, noi che viviamo la scuola come comunità di pratiche e di relazioni. I berluscones ci disprezzano per questo.

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Donato Salzarulo,Guido Crainz, Il Paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggiultima modifica: 2012-12-23T15:22:17+00:00da mangano1
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