BENJAMIN – SOCRATE (1916)

BENJAMIN – SOCRATE (1916) pubblicata da Vladimir D’Amora il giorno Martedì 13 novembre 2012 a

Sandra Schlegel I

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Un tratto estremamente barbarico della figura di Socrate è quello per cui ouest’uomo estraneo alle Muse costituisce il centro dell’eroticà dei rapporti del cenacolo platonico. Ma se il suo amore manca della facoltà generale di comunicarsi: dell’arte, che cosa alimenta il suo operare? La volontà. Socrate mette l’eros al servizio dei suoi scopi. Questo crimine si riflette nel carattere evirato della sua persona. Poiché a questo si riferisce in ultima analisi Ia repulsione degli Ateniesi: la loro ripugnanza, ancorché volgare sul piano soggettivo, è storicamente giusta. Socrate avvelena la gioventú, la corrompe. Il suo amore per i giovani non è “scopo” né puro eidos, ma mezzo, strumento. Socrate è il mago, il maieutico che scambia i sessi, colui che è condannato senza colpa, che muore per ironia, e a scherno dei suoi avversari. La sua ironia attinge alla fonte delI’orrore, eppure egli rimane l’oppresso, il reietto, l’abietto. Ha persino qualcosa del clown. Il dialogo socratico deve essere studiato in rapporto al mito. Che cosa ha significato per Platone? Socrate: è la figura in cui Platone ha recepito e distrutto il vecchio mito. Socrate; è la vittima che la filosofia sacrifica agli dèi del mito, che vogliono vittime umane. Nella terribile pugna cerca di affermarsi la giovane filoso{ia. con Platone. II. I santi dipinti da Grúnewald sono cosí grandiosi perché la loro aureola emerge dal nero piú cupo. Lo splendore è vero solo se trionfa nella notte, solo allora è grande, solo allora è senza espressione, solo allora è asessuato e tuttavia latore di una sessualità ultraterrena. Coiui che cosí si irradia è il genio, il testimone di ogni creazione veramente spirituale. Egli conferma, garantisce la sua asessualità. In una società composta di soli uomini non ci sarebbe il genio: egli vive grazie all’esistenza del femminile. E vero: l’esistenza del femminile assicura 1’asessualità delle opere dello spirito nel mondo. Quando un opera. un azione. un pensiero naòce senza conoscere I’esistenza del momento femminile, nasce qualcosa di cat- tivo, di morto. Ciò che nasce direttamente da questa femminilità, è piatto e debole e non vince la notte. Ma dove regna questa conoscenza del femminile che esiste nel mondo, nasce l’opera geniale. Ogni rapporto piú profondo fra l’uomo e la donna si fonda sulla base di questa creatività autentica, e sta sotto il segno del genio. Poiché interpretare come desiderio il piú intimo contatto fra I’uomo e la donna è errato nel senso che di tutti i gradi di quell’amore compreso I’amore fra uomo e donna, quello piú profondo, piú grandioso, l’amore eroticamente e miticamente piú perfetto, quasi diremmo splendente (se non fosse interamente notturno) è l’amore tra donna e donna. Come accade che la semplice esistenza della donna garantisca l’asessualità dell’opera dello spirito? E tuttora un profondo mistero che gli uomini non sono riusciti a spiegare. Per loro il genio non è ancora colui che è privo di espressione e che emerge trion{almente dalla notte, è ancor sempre colui che si esprime fluttuando nella luce. NeI Simposio Socrate celebra l’amore fra gli uomini e gli adolescenti, e afferma che è l’elemento dello spirito creativo. Secondo Socrate colui che sa è gravido del sapere, e la spiritualità esiste solo nella forma del sapere e della virtú. Ma colui che impersona lo spirito. forse non genera, ma certamente concepisce senza ingravidarsi. Come l’immacolata concezione è l’idea esaltata della purezza femrninile, cosí la concezione senza gravidanza è il segno spirituale piú profondo del genio maschile. E’ un tratto di splendore. Socrate lo distrugge. La spiritualità di Socrate aveva un carattere interamente sessuale. Il suo concetto del concepimento spirituale è quello di una gravidanza, il suo concetto della generazione spirituale la identifica con una scarica dei desideri. Lo rivela il metodo socratico, che è completamente diverso da quello platonico. La domanda socratica non è la domanda santa che attende la risposta e che risuona e rivive nella risposta; diversamente dalla domanda erotica pura, o da quella puramente scientifica, non possiede il metodo della risposta: ma violenta, anzi sfacciata, è un puro mezzo per estorcere il discorso, che simula, ironizza, poiché conosce già la risposta, fin troppo bene. La domanda socratica incalza la risposta dall’esterno, come i cani puntano un nobile cervo. La domanda socratica non è delicata, e non è tanto creativa quanto ricettiva, non è geniale. Allo stesso modo dell’ironia socratica che vi si cela, è un’erezione del sapere (ci si permetta quest’immagine teribile per una cosa terribile). Con l’odio e con il desiderio insegue l’eidos e cerca di renderlo obiettivo, poiché la sua visione gli è preclusa. (E se amore platonico significasse amore asocratico ?) A questo terribile dominio, nella sfera dello spirito, di immagini sessuali, comisponde – anzi ne consegue l’impura mescolanza di questi concetti in quella naturale. Il suo discorso conviviale nomina indifferentemente il seme e il frutto, la procreazione e la nascita, con indistinzione demonica, e colui che lo pronuncia rappresenta la terribile mescolanza: eunuco e fauno. In verità, Socrate è un essere non umano, e inumano – poiché non ha la benché minima nozione delle cose umane – è il suo discorso sull’eros. Poiché questa è la posizione di Socrate e del suo eros nella scala dell’erotismo: l’amore fra donna e donna, fra uomo e uomo, fra uomo e donna, spetro, genio. Ha avuto ironicamente quanto si meritava, con Santippe. Non mi piace più · · Condividi

BENJAMIN – SOCRATE (1916)ultima modifica: 2012-11-13T20:04:00+00:00da mangano1
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