Giorgio Sandrolini,“I malriusciti”di Mirco Dondi

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Recensione de “I malriusciti”
Molto volentieri pubblico la recensione del romanzo di Mirco Dondi, segnalatovi alcuni giorni fa, di Giorgio Sandrolini, amico dell’autore e non proprio estraneo a quanto narrato nel romanzo…

Recensione de “I malriusciti”
di Giorgio Sandrolini

I malriusciti è un romanzo di formazione e di informazione. Il processo di postmaturazione di un gruppo di adolescenti è descritto in pagine incorniciate in una linea del tempo, talora utile talora un po’ forzata. Ma è il prezzo da pagare a uno storico di professione. Si tratta senza dubbio di un romanzo generazionale, ma affermarlo è tautologico. Chi non scrive di/ e secondo i canoni della/ generazione d’appartenenza? E la nostra, proprio perché generazione mancata, scippata, malriuscita, cerca di marcare quei territori che non ha avuto (o di cui ritiene, nel congenito vittimismo, di essere stata privata). È una recherche proustiana che esplora l’immaginifico, immaginando quell’immaginazione al potere gridata e adesso a tutti gli effetti in mano a quelli che ci hanno preceduto e che, precedendoci, nunc et semper staranno davanti a noi, potenti e invidiati.
Non potendo cantare le occupazioni e i cortei, gli slogan e le bandiere, Dondi descrive i silenzi, le azioni mancate. È un sistema verbale imperfetto, nel senso di “non portato a compimento”. In questo senso più “non-riuscito” che “mal riuscito”. O meglio non siamo proprio usciti, siamo rimasti, anzi, come due dei protagonisti, tornati e rintanati nell’alveo materno del natio borgo selvaggio. E in questo sta il fallimento, segnato anche dal linguaggio. Se qualche eco delle parole e dell’ideologia dei Settanta(“gli anni della modernità”) risuona nelle prime pagine, dopo tace per sempre.

Forse per questo la pianura, l’indistinta bassa nebbiosa dove il “privare” e quindi il “privato” e i “privati” (cioè i malriusciti) hanno la meglio sul pubblico (e quindi sulle agognate generazioni precedenti) è l’ambiente ideale (cioè immaginario) della vicenda. E forse è proprio per questa sconfitta generazionale che sanguina e lacera, che ai maschi velleitari della prima parte si sostituiscono come protagoniste le femmine nella seconda. E la narrazione al femminile, riflessiva più che attiva (non oso dire passiva), è la dominante a indicare la resa, la mancanza di impegno.

Insomma, se di un romanzo on the road, tra la via Emilia e il Waste Land vogliamo parlare, dobbiamo rispondere alla fatidica domanda su “dove andiamo”, con un laconico: “l’importante è non dove andare ma come restare”, come continuare a restare gli stessi anche senza avere compiuto nulla di memorabile, nulla che sia “uscito” da questo orizzonte senza orizzonte, grigio, nebuloso, uguale e minimale.

E neanche la Storia, quella con la maiuscola, accarezzata per caso, come nella tradizione dell’altra Hollywood dei Settanta, riesce a far rialzare questa generazione di sommersi e saldati a terra. Forse perché il secolo breve è stato troppo breve per dare ospitalità a tutti, e il muro è crollato proprio quando loro pensavano che il primo gennaio 1980 sarebbe stata l’alba di un nuovo mondo, mentre era solo l’inizio del decennio del crepuscolo.

Un fratello malriuscito

Giorgio Sandrolini,“I malriusciti”di Mirco Dondiultima modifica: 2012-10-25T16:03:54+00:00da mangano1
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