Alberto Fazio, Per Marcello Cini

Per Marcello Cini.

 

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 La scomparsa di Marcello Cini lascia un vuoto incolmabile. Per me, che ho dialogato intensamente con lui a partire dagli anni ’80, avendolo anche ospite nella mia casa, non è una frase di circostanza, ma l’amara constatazione che consegue alla lettura degli articoli che gli hanno dedicato “Il manifesto” e La Repubblica”. Tutti partono dalla sua militanza nel PCI degli manni ’50 e ’60 e poi dalla sua radiazione dallo stesso partito assieme al gruppo, appunto, del “manifesto” e danno risalto, quasi esclusivo, al saggio “L’ape e l’architetto” con il quale divenne noto al largo pubblico come assertore della non neutralità della scienza. Saggio, peraltro, tacciato di arcaismi ideologici nell’articolo di Odifreddi su “La repubblica” che batte tutti nell’ignorare il pensiero di Cini al punto da concentrare l’omaggio quasi soltanto sul suo intervento contro la Letio Magistralis del Papa alla Sapienza a Roma. Eppure sul “manifesto” si rivendica lo spazio dato sempre alle sue collaborazioni anche sul supplemento “La talpa del giovedì”. Ma ci si ricorda che cosa scriveva il nostro Maestro? Mattioli e Scalia ritagliano il suo ruolo nella critica al nuclearismo, astraendolo dal complesso del suo pensiero anche qui ignorato. Nessuno, tranne Marco d’Eramo, che lo ha fatto con un inciso telegrafico e per prenderne le distanze, si è occupato seriamente del discorso epistemologico di Marcello Cini che, a partire dalla metà degli anni settanta ha avuto come asse portante il riferimento al pensiero di Gregory Bateson, e cioè, per dirlo in pochissime parole, al ruolo centrale della Cibernetica, della Teoria dei Sistemi, delle scienze della comunicazione e dell’informazione nello studio del mondo vivente, uomo incluso (Il mondo della creatura distinto da quello del pleroma, secondo una distinzione mutuata da Jung.). Fu Cini a firmare il memorabile paginone del Manifesto in occasione della morte del grande scienziato anglo-americano. Chi lo ha seguito, all’interno del dibattito della cultura ambientalista, non dimentica non solo i suoi articoli sul Manifesto, ma anche la sua introduzione al convegno di Bologna dell ’86 su “Gregory Bateson, “Il maestro dell’Ecologia della Mente” e le innumerevoli relazioni ai convegni di Legambiente e del Circolo Bateson di Roma, ed i suoi libri dove il pensiero batesoniano fa da filo conduttore del suo discorso scientifico-epistemologico. Marcello Cini ha combattuto una battaglia fondamentale per far percepire al mondo scientifico e culturale italiano l’enorme importanza del discorso di Bateson. In questo lavoro si è trovato a fianco di Sergio Manghi e pochi altri aderenti ai Circoli Bateson, oltre alla scuola di psicoterapia sistemica di Milano ispirata alla Seconda Cibernetica., Bisogna constatare la sordità della cultura italiana a questo discorso, trattato quasi con imbarazzo, come una “deviazione misticheggiante” da tutti quelli che vi si sono accostati senza capirlo, forse troppo difficile per menti ancorate a quel pensiero di matrice positivista che Cini chiamava meccanicista, derivato dalla cultura del macchinismo; pensiero che permea ancora anche il mondo della sinistra ancorato inconsciamente e acriticamente a quel back ground marxista che Cini voleva coniugare con le impostazioni sistemiche e cibernetiche, convinto che anche la politica ne avrebbe avuto un immenso giovamento., Ignorando l’aspetto principale del suo pensiero, gli omaggi a Cini si sono concretizzati come conferma di un disconoscimento di fatto del significato del suo impegno., Alberto Fazio

Alberto Fazio, Per Marcello Ciniultima modifica: 2012-10-25T16:00:11+00:00da mangano1
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