Marcello Hosch,’airone Cinerino (storia segreta di una escort) riservato ad un pubblico adulto

L’airone Cinerino (storia segreta di una escort) riservato ad un pubblico adulto
pubblicata da Hosch Marcello il giorno Lunedì 29 novembre 2010

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M’ha corrotta, è la mia furia che adesso esonda, so che sono diventata l’essere che ogni uomo sogna: una creatura di pura passione che agogna il piacere senza ritegno! Solo ciò lega indissolubilmente.
 
Mi sento parte della schiera dei dannati, senz’altra attitudine che questa passione che insuperbisce, che fa dedurre che non c’è niente, ma solo l’uomo sfrontato, sovrano, unico arbitro e con l’unico faro della libidine, l’ago della bussola che segna sempre il Nord.
 
Strano! Si è volentieri soprattutto libertini. Secondo me è una frase perfetta ed una verità! Se il mondo fosse soprattutto dolore, incessante scomparsa e rinascere, e non ci fossero altro che silenzio ed oblio, ogni occasione sarebbe giusta allora per godersela la vita, alibi irresistibile per abbandonare ogni precauzione e timidezza, col fine, finché si è in tempo, con l’unica fede dico di elevarsi a questo status funambolico che è stata sempre la gloria di chi gioisce. ‘Mi stai violentando Jean mi stai violentando ,ti dico’
 
Col ventre nella sua carne, la mano che è un arpione sul pube, l’altra serrata al suo collo, nel contempo che viene ripetutamente cavalcata con l’inaudito vigore dell’aguzzino, lei ne deduce: senza tema d’alcuna smentita: la vita per lui è ben spesa in una simile gloria! Lusinghiero questo scatenamento che anela appartenenza, e sebbene gli sia designata come preda so per certo di essergli però prediletta, proprio per questo corto-circuito che io soltanto gli so suscitare, in questa convinzione di Supremazia.
 
Come un incendio che trovi nel sottobosco d’estate una tanica di combustibile per propagarsi fulmineo all’intera area, così il suo tormentarsi in parte autentico ed in parte fasullo è divenuto una fusione di magma che parte dal petto,quest’ignota caverna da cui echeggerebbe terribile se sfociasse davvero al culmine della sua strapotenza, perché suonerebbe onnipotente, così micidiale da uccidere’.
 
Poco dopo lei ha raggiunto il tavolo per prendersi una sigaretta, l’ha accesa, quindi seduta sul divano, accavalla le gambe, mostrandogli gli stiletti dei stivali marrone vernice.
 
Senza smettere di fissarla, lui s’è alzato, s’è accucciato ai suoi piedi, la stringe con entrambe le mani al polpaccio per tenersi in equilibrio.
 
Vuole essere perdonato, dice ‘ho esagerato, non so cosa m’abbia preso, ti giuro, mi dispiace!’ 
Mi dispiace?’ gli ha risposto lei in un ringhio, ‘detesto quando dici mi dispiace, è peggio d’un insulto!’
Lui è sbigottito dalla sua reazione categorica, può soltanto intuirla quella rabbia che monta, ostile, ostica, fremente di soluzione. 
Lei scosta con uno scatto quelle mani dal suo stivale, è colma d’astio, con un sonoro ceffone sul suo volto lo fa letteralmente carambolare col culo a terra, ridendogli in faccia, lui, sta là col culo per terra, le mani a sorreggersi, come un insetto stravolto tenta invano di rimettersi in equilibrio. Non si rialzò, si lasciò ricadere del tutto, la guardò, seduto a gambe aperte, per commentare diplomaticamente: ‘mi sta bene, me lo sono meritato’, sorridendole con la guancia completamente arrossata e l’orecchio che doveva ronzargli.
 
Fu comico ed insieme toccante vederlo sotto la sferza di quel mio ridere che non aveva fine! Vederlo per la prima volta sconfitto non era cosa da poco, un senso di trionfo dilagò quasi lezioso. 
 
Quindi lui s’è rialzato, ha versato nelle coppe il Moet Chandor, propone un brindisi di pace porgendole la coppa, lei afferra la coppa soltanto per lasciarla cadere, per vederla sbriciolarsi in mille minuscoli cristalli. Entrambi guardano in silenzio ai bagliori delle schegge sulla trama del tappeto persiano, la macchia che s’espande inesorabile.
 
Lui raccolse le schegge sopra un foglio di giornale, accartocciò il foglio, lo getta in un cestino, ripulì collo straccio il tappeto, quindi si risedette sulla poltrona guardandola perplesso, con falsa mitezza, ma dentro colmo di una rabbia muta che non sa come sfogare. 
Un ribrezzo rabbioso glielo fece ancora detestare per come la fissava: gli occhi placidi come li volesse del tutto dimentichi delle sue parole. Nonostante tutto, lei si sentì meschina. Prima o poi tutti si è meschini! Ecco un’altra frase perfetta! Una frase da catalogare in un onesto vademecum!
 
In realtà questa ritrosia, il silenzio erano anche finzione: cioè, celandogli dietro un cancello sbarrato il turbamento con cui l’aveva dopotutto accettato nell’amplesso di poco prima, gli restituiva ora un’offesa che forse nemmeno lei credeva più attuale.
 
Forse fu soltanto per ritorsione, negargli ogni chance nella rotta di una conciliazione difficile, neutralizzargli ogni presa reale della sua tattica tardiva, e ciò unicamente per vederlo brancolare solo, senza più lei accanto. Vendicarsi insomma!
 
Maria Luisa comprese solo allora che tra loro era finita. Per sempre. .
 
Ora lui si volta per sbadigliare, si volge dicendo di sentirsi molto stanco e che andrebbe volentieri a dormire. Guardandolo negli occhi, lei pensa: ‘eppure, canaglia, mi sono presa la mia rivincita!’ 
Replicò che non sarebbe rimasta a dormire, che avrebbe preso un taxi per l’aeroporto. Lui non fece una piega.
 
Era ancora notte quando, offrendole la Jaguar per raggiungere l’aeroporto, disse che l’avrebbe ritirata al parcheggio il giorno dopo, che aveva un altro mazzo di chiavi. 
Lei prese il cappotto, la borsetta, lui sistemò i pacchi e la sua borsa da viaggio dietro il cofano.
 
Si salutarono gelidamente con una stretta di mano, senza dirsi altro. Lui fece un inchino dalla porta d’ingresso, prima di vederla sparire.
 
Mentre guidava nella notte, un airone cinerino atterrò con un sordo tonfo sul cofano della Jaguar, spalancando le sue ali più volte e in un tale fracasso da costringerla a frenare e fermarsi al lato della carreggiata. Il cuore le batteva all’impazzata dal panico.
 
Fu un momento anzi di puro terrore. Avvertì il suo cuore in tumulto battere all’impazzata mentre mormorava: ‘non è finita, no, non è finita!’ 
 
Nell’oscurità rotta unicamente dagli anabbaglianti e dal riflesso della luna crescente, scorse al di là del parabrezza quegli occhi brutali che scrutavano dritti ed insolenti nei suoi. Li trovò spaventosi perché senza pietà, Maria Luisa era spaventata, ma anche paralizzata dall’abnormità dell’evento di cui indovinava un giudizio così decisivo, quasi un’ordalia. V’era in quegli occhi come un monito intraducibile ed oscuro che riguardava Lei e nessun altro.
 
Pensò fosse un messaggero. Per un tempo indefinito l’airone se ne stette lì sul cofano, lo sguardo diretto alle sue iridi, senza che si muovesse, senza alcuna clemenza neanche quando lei cedette in un pianto dirotto, celandogli il volto tra le mani, quasi provasse vergogna. A questo gesto, l’airone reagì esausto dal tollerarla nei suoi alibi e trucchi femminini. 
 
Berciò un verso di maledizione che echeggiò nell’oscurità, e l’istante dopo si librò a fatica con le ali aperte, le zampe distese, sparendo sopra il tetto della Jaguar via verso la pineta vicina.
 
Col cuore che le palpitava in gola, Maria Luisa riuscì ancora a distinguere il fragore delle sue ali. Attese che tornasse, ma non tornò. 
 
D’un tratto, raggelandola, squillò il cellulare, vide dal display che era il numero di lui. Lo lasciò suonare per alcuni minuti finché lo squillo cessò. Dal messaggio vocale irruppe nell’abitacolo la sua voce arrochita: ‘Ti amo, ricordalo!’
Pianse ancora, pianse a lungo, pianse per le ferite, per la desolazione assoluta, pianse per lui e per la loro esistenza sciupata.
 
Nel cielo che schiariva un usignolo da qualche punto della pineta ripeté un verso armonioso che la distrasse dai suoi pensieri. Aprì il finestrino per ascoltarlo.
 
Riprese la strada che il sole faceva capolino sopra il limite della boscaglia, persuasa sì che l’airone fosse stato in effetti latore di un messaggio, di un monito che lei non avrebbe mai dimenticato, mai!
 
 

Marcello Hosch,’airone Cinerino (storia segreta di una escort) riservato ad un pubblico adultoultima modifica: 2012-10-07T15:56:12+00:00da mangano1
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