Corrado Bevilacqua,Nell’origine la salvezza

Nell’origine la salvezza
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Non passa giorno senza che il che il nostro governo ci assicuri delle
sue buone intenzioni riguardo al fatto di voler fare uscire il paese
dalla crisi. Ora, per far uscire il paese dalla crisi occorre fare
chiarezza su come esso è entrato in crisi. Non appena ci accingiamo a
compiere un’impresa del genere, ci accorgiamo che la crisi di cui
parliamo è  il risultato della combinazione di più crisi che
interessano l’economia, la politica, la
società, la cultura.

Quando si parla di cultura, si parla di intellettuali. La domanda che
ci si pone è dove siano finiti gli intellettuali. La risposta è
semplice. Dormono fra due guanciali: il guanciale dì un sistema
universitario clientelare e il guanciale dei mass media che ospitano i
loro articoli e dalla cui lettura si ricava l’impressione che essi non
sappiano realmente che pesci pigliare.

Dopo averci riempito le orecchie di crisi della ragione, di pensiero
debole, di crisi delle grandi narrazioni, di relativismo culturale, di
politicamente corretto, di fine delle ideologie, di fine della storia,
di scontro di civiltà, essi non sano più che cos’altro inventare per
giustificare il loro silenzio.

Il paese, grazie ad una politica economica suicida, si trova ad un
passo dal baratro, impoverito, deluso, arrabbiato, e loro non sanno
spiaccicare una parola che non sia la mera riproposizione dei più
stantii luoghi comuni del neoliberismo, se di destra, della terza via,
se di sinistra.

La verità è che la crisi ha dimostrato non solo la pericolosità delle
idee neo-liberali per la la sopravvivenza dello stesso capitalismo, ma
ha dimostrato anche la pochezza intellettuale dei suoi oppositori.
Come ho cercato di spiegare più volte su questo blog, la crisi non è
solo una crisi economica, non è solo una crisi politica, essa è una
crisi culturale. In una parola, è una crisi di civiltà.

In crisi non sono soltanto le nostre imprese; in crisi non sono
soltanto i nostri partiti. In crisi sono i nostri valori, i miti sui
quali poggia la nostra società. Ciò significa che per uscire dalla
crisi è necessario rifondare culturalmente la nostra visione del
mondo. E’ necessario andare alle radici della crisi. E’ necessario
risalire alle origini per ritrovare in esse nuova ispirazione.

Non si tratta di un’impresa facile. Essa chiama in causa, infatti, non
solo dei modi di pensare, ma chiama in causa anche dei costumi, dei
modi di vivere che son radicati nella nostra esperienza.

E’ noto che la madre di Marx non condivise mai la scelta
rivoluzionaria del figlio. Donna devota e pia, discendente di una
famiglia di antiche tradizioni rabbiniche, imparentata con i Philips
di Eindowen, quelli delle lampadine, per intenderci, essa amava
ripetere che avrebbe preferito che il figlio si fosse fatto un
capitale piuttosto che scrivere su di esso.

Cuore di mamma, potrebbe dire qualcuno, E’ vero, Cuore di mamma. E’
altrettanto vero però che nemmeno Marx aveva mai accettato volentieri
la sua vita di esule povero, se è vero che fece domanda di assunzione
presso il servizio postale di sua maestà britannica, la regina
Vittoria. Inutiledire che la domanda non ebbe seguito.

La mancanza di lavoro, ci ha spiegato Robert Castel, genera
insicurezza, espone al rischio di cadere in povertà, aggrava le
condizioni se si cade in malattia, mina la fiducia in se stessi,
impedisce di fare una vita normale, vita alla quale nemmeno il vecchio
Marx aveva rinunciato. Nel suo cuore di rivoluzionario albergava il
buon senso della madre e penso che nemmeno l’amore di cui la moglie
Jenny, gli dava quotidiana dimostrazione, potesse lenirgli la rabbia
che covava dentro di lui per essere incapace di dare ai suoi figli un
vita decente.

I figli, a loro volta, potevano difficilmente comprendere il padre,
anche quando lo amavano con tutto il loro cuore, come faceva Eleonor,
detta Tussy, la figli prediletta di Marx, morta suicida con l’acido
prussico. Perciò, era certamente con sollievo che Marx alla mattina
usciva di casa in quel di Soho e si recava al British Museum, nella
cui sala di lettura egli abbeverava la sua immensa curiosità, sfamava
la sua volontà di sapere attingendo alle risorse librarie del British
Museum.

Fu in quella sala che egli redasse i Grundrisse e che concepì  Das
Kapital. Due opere fondamentali per capire come funziona il
capitalismo. Per capire l’originalità del pensiero di Marx occorre
confrontare la sua analisi del capitalismo con quella di altri grandi
pensatori che hanno scritto su di esso. Penso a Max Weber, Werner
Sombaart, Joseph Shumpeter.

Nessuno di questi grandi pensatori, nessuno di questi autori di opere
fondamentali sul capitalismo, ha mai pensato di dire che Marx era un
“cane morto”. Anzi, trovarono nella sua opera stimolo per la loro
ricerca. Oggi, che le loro grandi opere sono abbandonate alla “critica
roditrice dei topi”, veniamo informati che la fonte dalla quale emana
la luce della salvezza è il listino delle quotazioni dei titoli in
borsa.

Domanda. Si può essere più imbecilli di così? Si può essere più
sprovveduti di così? No, no si può. Ciononostante, sono costoro che ci
governano, sono costoro che hanno nelle loro mani il nostro destino.
Sono costoro che hanno impoverito il nostro paese, che hanno tolto ai
giovani la speranza di una vita migliore di quella dei loro genitori.
Che cosa aspettiamo a prenderli a calci nelle palle?

Ciò ci riporta al punto di partenza. Occorre tornare alle origini,
occorre riscoprire le nostre radici; occorre rifare a ritroso la
strada computa da Marx. Marx era partito dalla critica della religione
per arrivare alla critica della politica e quindi alla critica
dell’economia politica da lui considerata la “anatomia della società
civile”

Noi dobbiamo partire dalla critica dell’economia politica – cosa resa
più che mai necessaria dalla crisi – per arrivare alla critica della
politica e quindi alla critica della religione. In altre parole, per
scendere al concreto dobbiamo salire all’astratto. Come Marx scrisse
infatti nella Einleitung, “il concreto è concreto perché sintesi di
molte determinazioni e unità del molteplice”.

Corrado Bevilacqua,Nell’origine la salvezzaultima modifica: 2012-08-31T17:50:47+00:00da mangano1
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