Armando Todesco,Sulla politica economica

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Si potra’ discutere se nel prossimo anno ci sara’ un Monti bis o un altro governo ,ma quel che e’ certo e’ che   non si potra’ cambiare la politica economica del governo impostata nei mesi passati che ormai fa parte della nostra storia positiva.
L’Italia per sfortuna non ha mai avuto una sua politica economica indipendente e si e’ sempre fatta trascinare da quella americana . 
La dc aveva dei buoni economisti come Fanfani e Vanoni ma erano soprattutto degli storici dell’economia sia pur validi e dei politici con interessi negli studi di economia .
Dal dopoguerra non c’e’ mai stata una linea di politica economica originale dei nostri governi .
Abbiamo dovuto aspettare il partito repubblicano con Lamalfa  vecchio che e’stato l’unico che la materia la metteva sempre sul tavolo.
La democrazia cristiana dell’epoca di Sturzo  preferiva  parlare di necessita’ di avere piu’ giustizia sociale ,pensava al lavoro per tutti ,un po’ di pane e serenita’ dopo la guerra e si fermava li’.
Cosi’ la democrazia cristiana  ando’ avanti con una politica economica   diciamo di libera iniziativa ai capitalisti  e in generale si puo’ definire mista nel senso che  i soldi potevano essere dati alle aziende e alle iniziative anche in regime di difficolta’senza guardare di fare debiti e di fare in riferimento alle compatibilita’   dei conti nazionali.
Si spendeva senza badare a cio’ che erano le ricadute nel futuro.
Ma si spendeva anche per iniziative  statali di una certa importanza sociale .
Le inziative dei governi degasperiani piu’ conosciuti e che rimanono ancora oggi nell’immaginario tipo Piani Ina casa , spese per trovare il petrolio di Mattei a Cortemaggiore o la questione nel senso della giustizia   per le riforme della terra del Mezzogiorno ,le vie di comunicazione ,andavano avanti per necessita’ politica e ambientale di fatto senza avere di fronte la necessita’ di regolarle nel quadro nazionale
Era quindi una politica keynesiana copiata che anche gli Stati uniti avevano adottato nel dopoguerra .
E cosi’la politica  di Keynes ando’avanti  per gli anni 50 e 60.
IL debito cresceva ogni anno e si lavorava facendo  debiti,si pagavano gi interessi ma il capitale in debito rimaneva e aumentava .  
Con gli anni 70 e la crisi del petrolio il disavanzo e’ cresciuto   a dismisura con  l’inflazione che correva  a due cifre (nel 1979  era del 22%) .
Nell’ 80 c’e’ un cambiamento quando  in Usa e’ eletto Reagan  e a Londra si elegge la Tachter  e tutti e due mettono al bando la spesa pubblica in disavanzo  mettendo come priorita’ principale le privatizzazioni di interi settori pubblici ,taglio dei finanziamenti alle imprese,ecc.
Parte il liberismo sfrenato .In Italia abbiamo i governi Craxi e l’opulenza come simbolo la Milano da bere con sindaco il cognato di Craxi ,Pilitteri che aveva  come mestiere un po’ di tutto .  
Crescevano  i disoccupati ma cio’ non impauriva i due nostri amici angosasssoni.
Keynes fu messo in cantina e i due economisti che guidavano le politiche liberistiche erano Milton Fridman e soprattutto Van  Ajek premio Nobel dell’economia in quegli anni ,tutti e due della scuola economica di Chicago .   
(Noi in Italia non abbiamo una scuola economica e tutto quel che abbiamo gira tutto attorno alla zona di Porta Ticinese a Milano che e’ una fotocopia degli studi americani  e qualche articolo sempre critico e sul la logica si poteva fare questo e quest’altro  e che si spegne quando la persona importante del breve incendio e’ nominato sottosegretario e cosi’ tace per sempre).  
Anche l’Italia e l’Europa cominciano a fare i conti con queste realta’ nuove che nel 92 sfociano con le  indicazioni di Mastrich e la necessita’ di approntare a un livello di normalita’ per l’Italia  i conti statali e con la filosofia che imprese  devono da sole confrontarsi  tra di loro e sui vari piani geopolitici economici sul piano dell’efficienza e della  bonta’ dei prodotti.
Negli ultimi 20 anni l’Europa ci ha costretto a recuperare il tempo perso e lo spazio perso e gli errori che abbiamo fatto prima con la crisi dei finanziamenti senza  controllo e dei crediti subprime .
Ne esce che il risultato  e’ la cinghia che deve stringersi .
Ci troviamo in anni che sono  un punto cruciale della nostra storia economica dove ci si preoccupa poco dell’equita’ sociale.
Noi siamo un paese fragile e bisogna vedere fino dove e’ possibile andare avanti con questa filosofia economica :fin quando il tessuto italiano  terra’sottoposti  a delle forte tensioni ormai da anni con le manovre ?
E chi poi potra’ guidare  questo processo ?
Ormai la distanza sociale tra politica e  il 95% degli italiani e’ incolmabile e anche Monti  c’ha messo del suo per non avvicinarsi pensando forse piu’del necessario ai viaggi,pur indispensabili , che a capire le esigenze degli italiani e a vivere con e come loro capendo le loro realta’    .
 
 
 Armando Todesco
armandotodesco@alice.it
 
 

Armando Todesco,Sulla politica economicaultima modifica: 2012-08-29T12:54:32+00:00da mangano1
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