ELIX STALDER – PRESI NELLA RETE DELLA TRASPARENZA

[Critica Impura]  ELIX STALDER – PRESI NELLA RETE DELLA TRASPARENZA
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ELIX STALDER – PRESI NELLA RETE DELLA TRASPARENZA
pubblicata da Vladimir D’Amora il giorno martedì 31 gennaio 2012 alle ore 14.45 ·

Internet è uno spazio pubblico dove la condivisione delle informazioni
è invocata per dare nuova linfa a un potere politico in crisi di legittimazione
e per rendere più efficiente il mercato. Ma anche una parola d’ordine
per contestare la colonizzazione del cyberspazio da parte delle imprese.
Un’anticipazione dall’ultimo numero di «Lettera internazionale»
 
 
 
La trasparenza è diventata oggi una
delle idee centrali nella (ri)costituzione
del potere politico. Sebbene da
un lato sia considerata un’istanza essenzialmente
progressista, negli ultimi decenni si
è sviluppata anche una critica radicale della
trasparenza vista come controllo imposto
dall’alto. Per sciogliere questa questione,
bisogna tenere presenti due diversi paradigmi
di trasparenza che agiscono simultaneamente.
Nella teoria politica liberale,
l’istanza di trasparenza è rivolta alle istituzioni
statali e riguarda la loro responsabilità
nei confronti della società, vale a dire verso
quei cittadini che ne legittimano il potere.
La teoria politica neoliberale, invece, indirizza
la richiesta di trasparenza ai protagonisti
del mercato, affinché riducano l’incertezza
in una sfera di azione e di astrazione
ormai globalizzata.
Nella prima prospettiva, si pone la questione
di come vecchie nozioni di trasparenza
possano essere ancora valide nel contesto
di una società in cui il sistema di informazione
è diventato molto complesso. Protagonista
di questo dibattito è, al momento,
WikiLeaks. Dal secondo punto di vista,
poiché la logica di mercato si è estesa a tutti
gli ambiti della nostra vita e diventa sempre
più repressiva con l’avanzare della crisi
economica, emerge una resistenza nei confronti
della trasparenza, che mette in luce
strategie sovversive di non trasparenza e il
rifiuto di rendersi visibili e rintracciabili.
Un ruolo molto importante nella formulazione
di questa critica lo ha svolto il collettivo
francese Tiqqun.(…)
La trasparenza, vale a dire la possibilità
da parte di terzi di accedere ai documenti
relativi ai procedimenti interni alle istituzioni
pubbliche, è un elemento chiave per
il controllo e per l’equilibrio del sistema istituzionale.
Ognuna delle funzioni pubbliche
può controllare direttamente un’altra,
ed è possibile costruire una sfera pubblica
ampia in modo che i funzionari eletti (e gli
uffici da loro diretti) diano conto al loro
elettorato.
 
Governanti senza consenso
 
Per Max Weber, una delle caratteristiche
che definiscono l’«autorità legittima» moderna
è che «atti, decisioni e leggi sono formulati
e messi per iscritto, anche nei casi
in cui la discussione orale è prassi o addirittura
obbligo (come accade in tribunale).
Questo vale sia per discussioni preliminari
e proposte, sia per decisioni definitive, e si
applica a qualunque tipo di ordinanza e di
legge». Quanti di questi documenti siano
veramente accessibili a tutti, contribuendo
davvero a diffondere pratiche di trasparenza
nella società, è ovviamente una questione
dibattuta, che varia a seconda dell’equilibrio
dei poteri insito nelle singole istituzioni
statali. In linea di massima, si può affermare,
però, che nei paesi occidentali ha
preso sempre più piede un modello istituito
nel XIX secolo in cui si richiede alle istituzioni
pubbliche di documentare le proprie
azioni e che questa documentazione sia resa
accessibile (…).
D’altro canto, sta crescendo la sensazione
che, nonostante ciò, molte istituzioni
pubbliche siano diventate meno trasparenti
e che la distanza tra Stato e cittadini sia
di fatto aumentata. La democrazia sta scivolando
in una vera e propria crisi di legittimità,
che in parte dipende dall’inadeguatezza
dei mezzi che dovrebbero favorire la
trasparenza. (…) Inoltre, bisogna considerare
anche un aspetto soggettivo della questione:
ci siamo ormai abituati all’accesso
istantaneo amasse enormi di informazioni
attraverso infrastrutture sofisticate e, quindi,
la lentezza e la difficoltà di queste procedure
ufficiali sembrano atti di ostruzionismo.
In altre parole, c’è una discrepanza
tra i mezzi disponibili in pratica e i fini che
questimezzi dovrebbero raggiungere in teoria,
anche laddove il sistema dovesse funzionare
senza problemi nella sua forma attuale.
Tuttavia, di fatto, non funziona, perché
il problema ha anche un risvolto politico.
Sempre più spesso i funzionari statali ritengono
opportuno proteggere la loro attività
dallo sguardo dell’opinione pubblica,
specialmente quelle azioni che temono
possano generare critiche da parte della società
civile. Lo fanno invocando lo spettro
generico della sicurezza nazionale, interpretando
le nozioni di «privilegio esecutivo
» inmodo molto ampio, o semplicemente
adottando la segretezza come modus
operandi, soprattutto per quanto riguarda
le negoziazioni internazionali. Per fare un
esempio, l’accordo anticontraffazione
(Acta), un trattato molto controverso ma
tutto sommato ordinario, è stato discusso
segretamente per due anni prima che la sola
esistenza delle negoziazioni fosse resa
pubblica. Poi ci sono voluti altri due anni e
una campagna massiccia prima che una
bozza del trattato fosse pubblicata nell’aprile
del 2010. (…)
 
Il successo di Wikileaks
 
Lo scopo di WikiLeaks è di intervenire su
entrambi questi fronti. Innanzitutto, mettendo
a disposizione documenti pubblici
attraverso modalità adeguate alla cultura
tecnologica corrente: cioè pubblicandoli in
rete, rendendoli accessibili a tutti, ricercabili,
leggibili al computer e scaricabili, per
qualsivoglia motivo, senza registrazione o
controlli sull’accesso. In secondo luogo,
rendendo accessibili documenti di interesse
pubblico che sono stati tenuti segreti
(…). . Nonostante le polemiche e le ostilità
di funzionari infastiditi e di media invidiosi,
per non parlare delle notevoli tensioni e
contraddizioni insite nel progetto stesso, la
reazione pubblica a questo tipo di divulgazione
è stata però estremamente positiva.
Il fondatore del progetto, Julian Assange, è
diventato una celebrità, per molti, un eroe.
WikiLeaks può contare sull’opinione diffusa
che le istituzioni pubbliche non siano
sufficientemente trasparenti e che quindi
siano necessari mezzi non convenzionali
per ottenere trasparenza. (…)
Questa ripresa del concetto liberale di
trasparenza porta a una rinascita della critica
nei suoi confronti. L’analisi che Henry
Lefebvre formulò nei primi anni Settanta è
più che mai attuale: «Il presupposto [alla
base della richiesta di trasparenza] è che
una realtà criptata diventa subito decifrabile
grazie all’introduzione del discorso prima
e della scrittura dopo… In ogni caso, la
parola orale e quella scritta sono considerate
pratiche (sociali), e si presuppone che
sia possibile dissipare assurdità e oscurità,
viste come aspetti dello stesso fenomeno,
senza una corrispondente scomparsa dell’“
oggetto” … Questi sono i presupposti di
un’ideologia che, postulando la trasparenza
dello spazio, identifica conoscenza, informazione
e comunicazione. È sulla base
di questa ideologia che le persone hanno a
lungo creduto che soltanto attraverso la comunicazione
si potesse ottenere un cambiamento
sociale rivoluzionario.
Alla base dell’ideologia di trasparenza
identificata da Lefebvre, c’è il presupposto
che sia soprattutto la mancanza di comunicazione
e di conoscenza a impedire alle istituzioni
di funzionare bene, e che, al contrario,
una maggiore comunicazione e una
maggiore conoscenza risolverebbero da sole
il problema. Ma questa idea è problematica
oggi come lo era nel 1974. Dal punto di
vista di Lefevbre (e di altri marxisti), il problema
principale non era l’inefficienza delle
attività delle istituzioni statali,ma le relazioni
sociali antagonistiche che esse incarnano.
Rendere lo Stato più efficiente aumentando
la trasparenza risolverebbe solo
i problemi della borghesia. Una politica radicale,
invece, dovrebbe cambiare le relazioni
sociali insite nello Stato stesso e da esso
riprodotte. (…)
 
Politica dell’invisibilità
 
Questa parte del dibattito può essere considerata
una versione aggiornata al XXI secolo
del paradigma della trasparenza nato
nel XIX. Nel frattempo, però, un’analisi
molto diversa della trasparenza è stata proposta
in modo interessante dal collettivo
Tiqqun e da Brian Holmes, che prendono
le mosse dal capitalismo cibernetico e dal
neoliberismo che si sono sviluppati dopo
la Seconda Guerra Mondiale e che hanno
raggiunto rilevanza sociale negli anni Settanta
come risposta alla crisi del capitalismo
industriale keynesiano. Così, è stata
proposta una nozione molto diversa di trasparenza.
Invece che riguardare la responsabilità
delle istituzioni pubbliche nei confronti
dei cittadini, la trasparenza è vista come
un modo per ridurre le “asimmetrie informative”.
La sua funzione principale è
quindi quella di rendere più efficiente il
mercato. (…)
Trasformare però la critica della trasparenza
in politica dell’invisibilità porta al vicolo
cieco di una visione romantica di gruppi
clandestini che devono compensare con
l’intensità della comunicazione interna la
mancanza di connessioni esterne. Si finisce
così per sacrificare l’unica innovazione
contemporanea fondamentale che possa
rendere possibili forme nuove di azione politica:
la possibilità di creare nuove connessioni
“deboli” attraverso i media digitali
che permettono di sincronizzare in un nuovo
ritmo collettivo organismi indipendenti.
Questa sincronizzazione si attiva attraverso
piccoli atti di fiducia, i quali possono
poi portare ad atti di fiducia più grandi, ed
è possibile grazie a forme particolari di visibilità.
Le persone si incontrano e vivono zone
di reciprocità (e zone di conflitto). Affinché
ciò accada, però, è assolutamente necessario
un certo grado di trasparenza. Senza
il riconoscimento di una reciprocità di
affetti non può emergere alcuna solidarietà
sociale. E senza forme relativamente
aperte di trasparenza, la reciprocità non
può aumentare e rimane chiusa in un panorama
frammentato di piccoli gruppi che
comunicano tra di loro attraverso canali
clandestini invisibili a chi non vi appartiene.
In altre parole, l’intensità non è un’alternativa
alla diffusione.
Visibili perché antagonisti
Quindi, dobbiamo distinguere tra diverse
forme di trasparenza, che danno luogo a diverse
forme di relazione sociale. La trasparenza
all’interno della concezione liberale,
nella forma che aveva nel XIX secolo e che
ha nel XXI, dà per scontata l’esistenza di
forme di istituzioni pubbliche gerarchiche
e di un potere rappresentativo, ma ha lo
scopo di bilanciarla con una visibilità che
potremmo definire «dal basso». Riconoscendo
che la struttura dello Stato richiede
un potere concentrato nelle istituzioni, servono
meccanismi per cui coloro che sono
dentro le istituzioni, vale a dire coloro che
detengono il potere, diventino responsabili
nei confronti dell’esterno, cioè del mondo
che dovrebbero servire. Queste relazioni
di responsabilità non vanno eliminate,
ma da sole non sono più sufficienti, perché
il potere non agisce più soltanto attraverso
le istituzioni, ma anche e sempre di più attraverso
standard. Gli standard ora dominanti
richiedono forme particolari di trasparenza
che, una volta attivate, creano un
tipo di visibilità «dall’alto», in base alla quale
coloro che hanno maggiori capacità di
elaborare le informazioni possono modificare,
più o meno sottilmente e a proprio
vantaggio, le condizioni in cui tutti gli altri
lavorano come «liberi agenti». Piuttosto
che utilizzare comandi, il potere si serve di
proposizioni apparentemente neutre del tipo
«se… allora».
La trasparenza del corpo sociale assicura
che questi enunciati siano abbastanza
sottili da essere percepiti come dati di fatto
e non come imposizioni. Quindi, se accettiamo
l’idea che gli standard sono modi
per attivare il coordinamento sociale di
agenti autonomi (cioè quelli che sono fuori
dalle strutture gerarchiche di comando e
di obbedienza), dobbiamo sviluppare standard
nuovi che non facciano parte del programma
neoliberista. Se accettiamo poi
l’idea che la socialità contemporanea ha bisogno
di operare su scala globale, dobbiamo
anche trovare un modo per articolare
la reciprocità su quella scala. Condizione
essenziale per fare questo è una forma di visibilità
che permetta di sincronizzare le
azioni senza alimentare il meccanismo del
controllo cibernetico. Quindi è necessario
un paradigma di trasparenza che sia rigorosamente
orizzontale e che ci permetta di
estendere la socialità su larghissima scala.
Questo richiede nuovi standard di comunicazione
e nuovi mezzi di comunicazione
che sostengano attivamente l’esperienza
di reciprocità e che limitino fortemente
l’applicazione di una visibilità dall’alto.
 
 
 
 
 
Traduzione di Stefania Porcelli

ELIX STALDER – PRESI NELLA RETE DELLA TRASPARENZAultima modifica: 2012-07-29T16:18:10+00:00da mangano1
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