Dome Bulfaro,Ossa Carne

Anteprima di “Ossa carne” (Le voci della luna, 2012) – Dome Bulfaro

Pubblicato il21 febbraio 2012 daLuciano Mazziotta
Unknown.jpeg

Ossa Carne
di Dome Bulfaro
traduzioni in inglese Cristina Viti
dot.Com Press – Le Voci della Luna, 2012 (redazione@dotcompress.it)
fotografia di copertina: Simone Casetta
dalla serie “Fanno finta di non esserci”, 2011
 
dalla Nota della traduttrice Cristina Viti
(…) Ed ecco in queste pagine il corpo in viaggio dalla morte alla vita, un viaggio di ritorno verso una carnalità consapevolmente e pienamente intesa. Partendo dall’immagine impossibile degli scheletri di un uomo e di una donna che durante la vita hanno inciso iscrizioni nelle proprie ossa (a indicare non uno sterile ripiegamento, ma un’acuta consapevolezza che qualunque esperienza vissuta lascia un solco nella profondità della struttura corporea), incontriamo via via un corpo che si confronta con vari stati: corpo che si ribella a se stesso, scomposto in una serie di sistemi e tessuti discordanti, votato all’autodistruzione; ma anche corpo che illumina, che infuso d’amore e di compassione ripristina il mondo, che giocando con la propria forma e sciamanicamente sognandosi libero dalla propria valenza maschile o femminile trova nella voce e nel canto la chiave dell’integrità dell’essere. (…)
from Translator’s Note (Cristina Viti)
And so we find in these pages the body voyaging from death to life, a return journey towards a carnality understood with full awareness. Starting from the impossibile image of the skeletons of a man and a woman who during their lives have carved inscriptions into their own bones (signifying not sterile self-absorption but the acute awareness that every experience deeply marks bodily structure), we come face to face with a body living through various states: a body rebelling against itself, broken down into warring systems and tissues, sworn to self-destruction; but also a body of light, infused with love & compassion & thus able to restore the world, a body playing with its own form & shamanically dreaming itself free of male & female valency, finding the key to the integrity of the self in the voice & its song.
 
Colonna vertebrale. reperto n° 9
In noi, s’impernia Galla Placidia, mosaico
di cellule staccate dall’arcobaleno
in noi, s’infuria Giovanna d’Arco, alla testa
di giuste, schierate ed apocalittiche, arse
vive per le stregonerie dei loro boia
in noi, il tempo ha succhiato il midollo del mondo
per farne il geniale pozzo di San Patrizio
in noi, ruota la scala della sapienza infinita, poggia
la colonna: serpente a sonagli affamata di popoli
antichi e moderni ingoiati come patatine ed hamburger
in noi, i ruderi di coda rizza, ci ammoniscono, sotto
rimembrano l’origine animale dell’umana natura
l’istinto quadrupede di sopravvivenza, di lotta
in noi, la posizione retta è coscienza, abbiamo ricorsi
di capobranco, di capostipite, di prevaricazione
di faraone che si mantella del sole, di graffi e amore
in noi, l’amore si alimenta nell’eterna follia, il pathos
l’elettricità che grida nel nostro vertebrato cavo
può illuminare città rase, far del cupo Las Vegas
in voi, domandatevi se per lui infilzereste il vostro cuore
come spiedino, per lei intingereste la lingua nel veleno
in voi, domandatevi se sareste disposti all’adulterio
pur sapendo che quel Malatesta già vi prende le misure
domandatevi se del vostro filmato siete attori autori!
ecco, ora posso sentirti superiore, sacro, or che scalzo fin le ossa
francescano, posso anche non manifestare la tua potenza
posso essere cibo e commensale dell’ultima cena
posso anche non essere di un sesso od esemplare
posso dare all’altro quel ch’è serbato a me
ecco, cosa è realtà cosa sogno
cosa è la spina dello stare
che dolce s’incunea
nel non dire
 
 
Spinal Column. finding no. 9
 
Inside us, Galla Placidia pivots, a mosaic
of cells loosened from the rainbow
inside us, Joan of Arc is raging, at the head
of righteous, close-ranked & apocalyptic
women burnt alive for the witchcraft of their butchers
inside us, time has sucked the marrow of the world
to turn it into St Patrick’s genius well
inside us the revolving stairway of endless wisdom turns,
the column rests: the rattlesnake hungering for peoples
ancient & modern that she gobbles like burgers & fries
inside us are hard-tail relics that warn us underneath,
remembering the animal origin of human nature
the four-legged instinct for survival, for fight
inside us, the righteous position is consciousness, we’ve
ways of the pack leader, the forefather, the forcings
of sun-mantled pharaoh, of scratches & love
inside us, love feeds on eternal madness, the pathos
the electricity howling inside our vertebrate hollow
can light up razed-down cities, turn gloom into Las Vegas,
inside you, ask yourselves would you spike your heart
on a spit for him, dip your tongue in poison for her
inside you, ask yourselves would you be game for adultery
even knowing that Malatesta’s already sizing you up
ask yourselves are you the acting authors in your own film!
there, now I can feel you as superior, sacred, now that barebone
scraped, Franciscan, I can also not manifest your might
I can be food & sharing guest at the last supper
I can also not belong to any sex or sample
give to the other what’s been kept for me
there, what is reality what dream
what is the spine of abiding
wedging itself gently
into not-telling
 
 
Costato. reperto n° 10
 
Scardina il fianco scoperchia me spurio
sarcofago oratorio di sette strati
tegumentali essiccati per ospitare
te mia Nefertiti che nei respiri hai i tesori
estirpa me e aspira il respiratorio poi l’endocrino
nervoso digerente circolatorio l’escretore
dissolvi me il riproduttore di ritratti a me somiglianti
disossami il locomotore d’avorio ora che ancora viva
t’inglobi intera ti scuoi e colleghi ai miei canoni gli impianti
cinti come voglio in vita vivere coi tuoi apparati
quando non di coste o stracci ci bendiamo
ma d’abbracci presentiti immortali
Ribcage. finding no. 10
Unhinge the hip unlid me the spurious
oratory sarcophagus of seven layers
of tegument desiccated so as to host
you my Nefertiti holding treasure in every breath
extirpate me inhale respiratory endocrine
nervous digestive circulatory excretory
dissolve me the reproducer of portraits resembling me
debone my ivory mover now that still alive
you englobe & skin yourself whole & wire to my canons
your circuits waisted the way & how I want
to live in life with your systems
when we bandage ourselves not with ribs or rags
but with embraces forefelt as immortal
 
 
Ginocchia senza più legamenti. reperto n° 13
 
Adesso s’incarna in Trasimeno dal suo femore ricava un remo, dalla
rotula un sasso che mi segnala quel suo desiderio
dalla tibia un flauto che ci permette telecomunicazione
dal suo perone l’ancora che come lancia mi spacca il cuore
Agilla, ninfa dal corpo di lago, m’inabisso in te e m’adagio sul fondale del grembo
come bimbo come suicida imbarcazione che affonda. Aderisci
come polena alla prua del mio fisico ma da allora i miei simili mi chiamano
guardo sù, scorgo gambe, e ti parlo da marinaio lontano dalla propria terra
 
Knees With No Ligaments Left. finding no. 13
 
Now he’ll incarnate as Trasimeno make an oar of his own femur, of
his patella a stone alerting me to that desire of his
of his tibia a flute allowing us telecommunication
of his fibula the anchor splitting my heart like a lance
Agilla, lake-limbed nymph, I plunge down, lay myself down in the lakebed
of your womb like a child like a sinking suicidal vessel. You fit
like a figurehead to my body‘s prow but since then my peers’ve been calling
I peer up, sight legs, & speak to you as a sailor far from home
Frontale. contatti n° 22 – 24
È da quando sono donna che dissanguo gli anni
batto la strada gli lavo i piedi coi capelli
e con spilli non più sotto il tacco ma come una farfalla
dispiego le ali e il dorso s’una bacheca di rovi t’accolgo
crocifissa per dirti quanto misura un battito materno
quanto una madre spiri di crepacuore per qualunque figlio
quanto essere madre sia condanna madida d’eterno
 
Sulle punte quasi stessi rincasando
tardi, danzo a un soffio da cielo e terra
per non esistere almeno una frazione
in forma di uomo o donna ma come sono
sulle punte quasi stessi rincasando
tardi, danzo a un soffio da cielo e terra
per non esistere almeno una frazione
in forma di uomo o donna ma come sono
sulle punte quasi stessi rincasando
tardi, danzo a un soffio da cielo e terra
per non esistere almeno una frazione
in forma di uomo o donna ma come sono
sulle punte quasi stessi rincasando
tardi, danzo a un soffio da cielo e terra
per non esistere almeno una frazione
in forma di uomo o donna ma come sono

La tua gioia è la mia agopuntura, simula
lo stesso numero di scarpe, piedi giunti che rendono l’increspatura
di non essere il passo che sono, meno duro e lento allo sprofondare.
Ci copiamo non capiamo chi è sole o riflesso pare bello annegare
mi sento mare che abbraccia mare specchio d’universo solo quando
ti asciugo le lacrime col mio pane
 
 

Dome Bulfaro,Ossa Carneultima modifica: 2012-02-29T10:24:02+00:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento