GIANFRANCO CERCONE, “Scialla!” di Francesco Bruni: la crisi e la scuola

GIANFRANCO CERCONE
“Scialla!” di Francesco Bruni: la crisi e la scuola

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“Scialla!” è l’opera prima da regista di un affermato sceneggiatore italiano, Francesco Bruni. Nel suo film si confrontano e si scontrano due personaggi: un professore di italiano, che si è ritirato dall’insegnamento prima dell’età della pensione, perché disgustato dalla scuola e dai suoi studenti (adesso è un “ghost writer”). L’altro è un ragazzo di sedici anni, che frequenta la scuola ma, a dir poco, svogliatamente. I suoi interessi vanno a tutt’altro: il pugilato, le serate in discoteca e i soldi facili guadagnati con il piccolo spaccio di droga.

Insomma due tipi che, a prima vista, più diversi non potrebbero essere: uno è colto, l’altro ignorante. Uno è in crisi, depresso, solitario, misantropo. L’altro è spavaldo, socievole, a suo modo vitale. E invece, a ben guardare, hanno un profondo tratto in comune: tutti e due non credono nella cultura. E’ vero: uno non ci crede più; l’altro non sa nemmeno cosa sia. Ma il risultato in fondo è lo stesso.

Ma cosa significa: non credere nella cultura? Significa non credere che la cultura serva a vivere, a essere felici, a comprendere qualcosa di più della realtà. Ma forse poi di comprendere qualcosa della realtà, ammesso che ci si riesca, non vale la pena (potrebbe essere questo un pensiero del professore).

I due si incontrano perché lo studente va a prendere ripetizioni a casa del professore. E date le premesse, si può immaginare come uno finga di insegnare e l’altro finga di apprendere. E tutti e due del resto fingono con poca convinzione.

La storia del film ha una svolta, ricorre a un escamotage: il professore scopre che lo studente è suo figlio. E’ un escamotage perché in effetti il tema della paternità (o della “figliolanza”) con le specifiche implicazioni psicologiche che comporta, non è veramente affrontato dal film. Se, per dire, i due fossero diventati amanti, ai fini della storia non sarebbe cambiato granché.

Ciò che conta è che da quel momento il professore comincia a interessarsi DAVVERO dello studente. Scopre che sarà probabilmente bocciato. Teme per il suo avvenire. E pensa che un diploma potrebbe essergli utile per trovare un lavoro. E così si adopera a farlo studiare con serietà.

E il film diventa, per quanto mi riguarda, perfino commovente. Ciò che commuove non è tanto l’affetto di un padre per il figlio. Ma un barlume di idealismo che si accende all’improvviso nella crisi profonda che avvolge, consapevolmente o inconsapevolmente, entrambi i personaggi. E’ un idealismo che a parole si potrebbe rendere così: come sarebbe bello se la cultura, la poesia, la scuola, tornassero ad essere importanti, ad avere un senso!

Ma beninteso, questa non è che un’aspirazione. Perché, all’atto pratico, il professore che si affanna a dimostrare allo studente per esempio l’importanza di Virgilio e dell’Eneide, risulta un po’ pedante e un po’ patetico. Mentre lo studente, seppure si presta a dargli retta, forse conquistato dal suo affetto, vive quelle prolungate ripetizioni come una prigionia.
In ogni caso, il duetto – grazie agli attori e al regista- è ben riuscito.

Alla fine, a mio parere, la crisi si dimostra più forte del velleitario idealismo del professore. Eppure, proprio nell’epilogo, c’è una nota ambigua, che non si sa se più beffarda o ottimistica. L’unico personaggio che dimostra inequivocabilmente di credere nella cultura è un criminale – uno spacciatore – che ha un gran ricordo delle lezioni di letteratura proprio di quel professore. E, che nella sua villa con piscina, in compagnia delle prostitute, passa le serate a guardarsi i DVD di qualche grande film d’autore.

GIANFRANCO CERCONE, “Scialla!” di Francesco Bruni: la crisi e la scuolaultima modifica: 2011-12-23T16:36:56+00:00da mangano1
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