Franco Berardi “Bifo”,Tempo e denaro

    
Tempo e denaro
di Franco Berardi “Bifo” – 24/11/2011

Fonte: Come Don Chisciotte

 
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Pensiamo a queste frasi:
“Dammi tempo.”
“Stai perdendo tempo.” “Risparmiare tempo.”
Sono frasi insensate che possiamo capire solo metaforicamente, che, non appena presuppongono l’idea che il tempo sia qualcosa che può si può dare o togliere, implicano sia anche qualcosa che possiamo guadagnare o perdere, possedere o immagazzinare.

E su questo tipo di assurdo si basa l’economia, un macchinario il cui fine è la cosificazione e l’accumulazione del tempo. Che cosa mettiamo nella banca, quando depositiamo una somma di denaro? Tempo. In un certo senso depositiamo il nostro tempo scorso o il nostro tempo futuro. Il nostro tempo o quello degli altri, nel caso in cui si appartenga alla classe capitalista e che ci dedichiamo, precisamente, a spogliare gli altri del tempo loro. La trasformazione che ha portato dal capitalismo borghese al semio-capitalismo attuale implica un cambiamento nella percezione delle relazioni tra denaro, linguaggio e tempo. Quando parliamo di banche parliamo di posti nei quali si deposita e si risparmia il tempo. Ma la maniera di farlo va legata ai cambiamenti nella storia del capitalismo, come alla storia delle relazioni tra capitalismo e vita, soggettività e individualità. Ci risulta difficile essere sistematici a proposito del tempo e, pertanto, rinunciamo alla sistematicità. Il gran mistero della fase finanziaria del capitalismo si radica proprio in questo: il denaro che metto nella banca è il mio tempo passato, il tempo che già ho vissuto prima? O il denaro che metto nella banca mi dà la possibilità di comprare un futuro? E questa domanda racchiude un segreto o un enigma?
Sapete qual è la differenza tra un segreto e un enigma? Un segreto è qualcosa che è nascosto da qualche parte. Dovete sapere il codice, bisogna trovare la chiave corretta, e il segreto cesserà di esserlo, si trasformerà nella verità. L’enigma è distinto perché c’è una chiave da trovare, la chiave non è in nessun posto e neanche la verità. Perciò, quando parliamo di capitalismo finanziario, quando parliamo della relazione tra tempo, futuro e debito, stiamo parlando di un segreto o di un enigma? Credo che stiamo parlando di un enigma, perché nessuno sa niente circa il futuro, nessuno sa che cosa si nasconde nel tempo futuro di chi si è indebitato, e quindi l’unico mezzo per risolvere l’enigma è la violenza. O paghi o ti elimino. O mi dai il tuo tempo presente in cambio del tempo futuro, o ti lascio nella miseria. Questa è la ragione per la quale in questo momento greci, portoghesi, spagnoli e irlandesi devono pagare denaro alle banche tedesche: per evitare di uscire dall’Unione Europea e non venire emarginati. Ma il problema è che per pagare il debito con le banche tedesche si vedono obbligati a impoverirsi, a rinunciare all’educazione, alla sanità e a una vita comoda. Un enigma, si tratta senza dubbio di un enigma.
Valori fluttuanti
La verità del capitalismo finanziario non si riesce a scoprire perché il trucco essenziale del capitalismo finanziario è precisamente questo: la verità è sparita, è svanita. Non esiste più. Non esiste oramai nessuna verità, ma solo uno scambio di segni, una de-territorializzazione del significato. Ne “Lo scambio simbolico e la morte”, Baudrillard afferma che tutto il sistema si basa sull’indeterminazione. Su di essa si è poggiato lo spostamento che ci ha portato dal capitalismo industriale al semio-capitalismo, dove l’indeterminazione rimpiazza la relazione fissa tra tempo di lavoro e valore della merce, e in questo modo tutta la regolazione dello scambio cade nel sistema aleatorio dai valori fluttuanti.
Il capitalismo finanziario si basa essenzialmente sulla perdita di ogni relazione tra tempo e valore. Nelle prime pagine di “Il capitale”, Marx spiega che il valore è tempo, accumulazione di tempo. Tempo oggettivato, tempo che si è trasformato in cose, in merci, in valore. Attenzione: per determinare il valore non vale qualunque specie di tempo, bensì la media di tempo di cui la società ha bisogno per produrre una determinata merce. Se sei fannullone o troppo rapido, non conta. Quello che conta nel momento di determinare il valore è la media di tempo necessario per produrre un determinato bene. Ciò accadeva nei bei vecchi tempi in cui era possibile determinare il tempo di cui si aveva bisogno per produrre qualcosa. Poi le cose cambiarono: improvvisamente è avvenuto qualcosa nell’organizzazione del lavoro e nei metodi di produzione che ha modificato le relazioni tra tempo, lavoro e valore.
Giunse il momento in cui il lavoro smise di essere l’attività fisica muscolare della produzione industriale. Basta con i prodotti materiali, ora ci sarebbero stati solo segni; basta produrre cose tangibili, visibili, materiali, ora bisognava produrre qualcosa che sarebbe essenzialmente semiotico. Quando volete stabilire la media di tempo necessario per produrre un oggetto materiale, l’operazione che dovete fare è molto semplice: quanto tempo di lavoro fisico richiede il trasformare la materia in quel prodotto. È facile stabilire il tempo richiesto per produrre un oggetto materiale, basandosi su determinate condizioni tecniche. Ma cercate di stabilire il tempo che ci vuole per produrre un’idea. Cercate di fissare il tempo che occorre per produrre un progetto, un stile o un’innovazione. Provateci e vedrete che, quando il processo di produzione diventa semiotico, la relazione tra tempo di lavoro e valore imprevedibilmente evapora, si volatilizza. Baudrillard fu il primo pensatore che comprese e descrisse questo cambiamento.
Baudrillard scrisse “Lo scambio simbolico e la morte” nel 1976. Ma alcuni anni prima il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon aveva fatto qualcosa che cambiò il mondo. A quell’epoca i presidenti degli Stati Uniti erano veri profeti, non perché fossero capaci di predire il futuro, ma perché abbastanza potenti da poterlo determinare o, detto meglio, erano abbastanza potenti per poter imprimere la volontà del capitalismo americano nel futuro del mondo. Nixon fece un qualcosa che ebbe conseguenze future cruciali: fece in modo che il dollaro uscisse dal sistema monetario fissato nel 1944 a Bretton Woods. In altre parole, decise la fine di un sistema basato su di una relazione fissa tra le varie monete e da quel momento il dollaro fu liberato da ogni regolazione fissa. Indipendente, autonomo, o – meglio – aleatorio, fluttuante e indeterminato. Aleatorio è quello che non si può prevedere, che non si può stabilire o determinare in alcun modo. Il latino usa la parola “ratio” per definire la relazione fissa, il modello, la misura. Nel linguaggio filosofico, la ratio è la misura universale su cui si regge per la comprensione delle cose: la ragione. Con la decisione di Nixon si pose fine al modello di riferimento. L’unità di misura non esisteva più. E non esisteva più neppure la possibilità di stabilire, in media, la quantità di tempo necessaria a produrre un bene. Naturalmente ciò voleva dire che il presidente Nixon aveva deciso che la violenza doveva prendere il posto della misura. Perché, in condizioni di aleatorietà, che cosa è che, altrimenti, condiziona la decisione finale? Quale elemento o processo determina il valore? La forza, la violenza. Qual è la maniera di decidere qualcosa, per esempio di decidere il valore del dollaro nei mercati internazionali? La violenza, naturalmente. Dammi tempo. La coincidenza tra finanziarizzazione del capitalismo e violenza non ubbidisce a una congiuntura casuale o estemporanea. È qualcosa di totalmente strutturale. Non esiste economia finanziaria senza violenza, perché la violenza diventa l’unico mezzo con il quale si prendono decisioni, quando non ci sono strumenti di misurazione.
Semio-inflazione
Allo stesso modo vorrei parlare di semio-inflazione, quel tipo di inflazione che ha luogo nel campo dell’informazione, della comprensione del significato e delle conseguenze. William Burroughs ci dice che l’inflazione consiste essenzialmente nel fatto che col passare del tempo sia necessaria una maggior quantità di più denaro per comprare sempre meno cose. Col termine semio-inflazione voglio dire che è necessario un numero sempre maggiore di segni, di parole, di informazione per ottenere sempre meno significato. Anche in questo caso si tratta di un problema di accelerazione. Quando Marx parlava di produttività e di plusvalore relativo, parlava anche di questo: di accelerazione, di aumento della velocità. Marx afferma che se si vuole ottenere un aumento nella produttività, che implica a sua volta un aumento del plusvalore, è necessario accelerare il ritmo di lavoro. Ma arriva un momento in cui la velocità salta a un’altra dimensione. Baudrillard parlerebbe di iper-accelerazione; Virilio, di velocità assoluta.
L’accelerazione della produttività nell’ambito della produzione industriale equivale a intensificare il ritmo della macchina, in modo che i lavoratori si vedono obbligati ad agire con più rapidità durante la manipolazione dei materiali e durante la produzione di oggetti fisici. Quando l’attrezzo principale della produzione incomincia a essere la macchina linguistica e la principale forza produttiva è il lavoro cognitivo, allora l’accelerazione entra in un’altra fase, in un’altra dimensione. Aumentare la produttività nell’ambito del semio-capitalismo equivale essenzialmente a imprimere un’accelerazione nell’info-sfera. Nell’ambito del semio-capitalismo, se si vuole intensificare la produttività è necessario accelerare l’info-sfera, il mezzo grazie al quale l’informazione circola e stimola il cervello degli agenti semio-produttivi. Che cosa accade allora al cervello di quelle persone, al cervello sociale? Il procedimento mentale richiede tempo. Pensiamo a quello che si significa il mettere attenzione. L’attenzione è l’attivazione di reazioni fisiche nel cervello, ma anche di reazioni emozionali, affettive. L’attenzione non può intensificarsi illimitatamente e questo è la ragione per la quale la “nuova economia” precipitò alla fine degli anni ’90, dopo un lungo periodo di accelerazione e intensificazione costante.
Agli inizi del decennio passato, nel 2000, la crisi delle imprese tecnologiche fu conseguenza del sovra-sfruttamento del cervello sociale. Dopo l’esplosione della bolla di Internet cominciarono a uscire un mucchio di libri sull’economia dell’attenzione. Improvvisamente gli economisti si resero conto che il mercato del semio-capitalismo è il mercato dell’attenzione. Il mercato e l’attenzione si trasformarono nella stessa cosa. In realtà, la crisi del 2000 fu una crisi di sovrapproduzione nel campo dell’attenzione. Marx parlava di crisi dovuta alla sovrapproduzione: se si producono troppe unità di determinata merce, la gente non potrà comprare tutto e le merci rimarranno nei magazzini. Allora il capitalista, che non deve più produrre, licenzia gli operai, e la cosa, come ben sappiamo, peggiora la situazione generale. Ma che cosa è la crisi di sovrapproduzione nella cornice del semio-capitalismo? La sovrapproduzione è un effetto della relazione tra la quantità di beni semiotici prodotti dal lavoro cognitivo e la quantità di tempo di cui disponiamo.
La quantità di tempo di attenzione di cui dispone la società non è illimitata, dato che l’attenzione non può intensificarsi oltre certi limiti. Possiamo accelerarla in una certa misura: ad esempio, ci prendiamo alcune anfetamine e si intensifica così la nostra attenzione. Esistono tecniche e droghe che ci permettono di essere più produttivi sul campo dell’attenzione, ma sappiamo già dove porta tutto questo. La decade degli anni ’90 fu l’epoca delle piccole imprese dell’”intelligenza collettiva”, l’epoca della produttività in costante aumento, dell’entusiasmo per la produzione, dell’euforia dei lavoratori della conoscenza, dei knowledge workers e degli agenti finanziari. Ma furono anche gli anni della Prozac-mania. Non ci si può spiegare quello che Alan Greenspan definì “esuberanza irrazionale” se non si tiene conto del semplice fatto che milioni di lavoratori della conoscenza consumarono tonnellate di cocaina, anfetamine e Prozac durante tutto un decennio. Questo può funzionare un po’ di tempo; poi basta. E, improvvisamente, da un giorno all’altro, dopo l’eccitazione e l’accelerazione, giunse l’apocalisse.
Black out
Sicuro che tutti voi vi ricorderete della notte del passaggio di secolo, quando tutti stavamo aspettando l’”effetto” del 2000. Quella notte ero seduto davanti al televisore, aspettando il blackout definitivo, ma non accadde niente. Niente di niente. Avev0 creduto fino in fondo al vaticinio che quella notte di fine anno fosse l’ultima della vita moderna e, invece, non accadde niente. Quindi, l’aspettativa di un collasso generale era nell’aria. Come può spiegarsi tutta questa aspettativa? Il collasso non era nell’effetto 2000, ma nel calo dell’eccitazione provocata dal Prozac nel cervello dei lavoratori della conoscenza in tutto il mondo. Quando Greenspan faceva notare una certa esuberanza irrazionale nei mercati, non parlava di economia, o per lo meno non parlava solo di economia. Parlava della perdita di effetto del Prozac, della fine degli effetti della cocaina nel cervello di milioni di lavoratori cognitivi. E dopo che cosa avvenne? Il passo seguente fu la crisi di sovrapproduzione del semio-capitalismo. Nel primo anno del nuovo secolo il problema fu la percezione di un collasso imminente. Poi venne l’undici settembre e la guerra divenne la soluzione di tutti i mali. L’organismo cognitivo collettivo, depresso da cause economiche e farmacologiche, fu trattato con la terapia anfetaminica della guerra amministrata dal folle dottor Bush. Il dottore non era proprio normale, ma gli effetti della sua terapia continuano ancora: la guerra infinita. Il dottor Bush non voleva vincere questa guerra, gli era completamente indifferente vincerla o perderla. Era evidente, del resto, che intraprendere una guerra in un luogo come l’Afghanistan con un alleato come il Pakistan era roba da pazzi, era una maniera di cercare la sconfitta. Ma la questione non era vincere o perdere, ma di dare inizio a una guerra destinata a non finire mai. In effetti, la guerra infinita è un segno di un genere di pazzia che ha la sua causa nella semio-inflazione. I segni col tempo acquisiscono sempre meno significato. Il significato tende a sparire, il senso si perde, mentre la bolla della produzione di segni si va gonfiando all’infinito.
Nel suo libro “Data trash” Arthur Kroker racconta un aneddoto: in una lettera diretta al linguista Thomas Seboek, Bill Gates scriveva: “Il potere consiste nel far diventare le cose facili”, parole che dimostrano come Gates capisse perfettamente la relazione tra significato e potere. Il potere consiste nel semplificare le cose. Steve Jobs e Steve Wozniak avevano creato le semplici interfacce di Apple partendo di un idea fricchettona: “l’informazione per la gente “. Ma le interfacce semplificate erano solo il principio di un processo davvero pericoloso che portò Gates all’idea di “semplificare” per ottenere potere. Se fai sembrare le cose facili, la gran maggioranza della gente, per non dire quasi tutto il mondo, seguirà la strada da te indicata. L’evoluzione della rete è derivata dall’evoluzione quasi totalitaristica di un sistema che parte come un processo difficile e personale di ricerca, di scoperta e di creazione, ma finisce per essere un posto nel quale le cose diventano facili. Il processo di semplificazione della rete iniziò incominciò con Windows 95, col navigatore Explorer e dopo è proseguito con Facebook che facilita perfino le difficilissime relazioni di amicizia, di amore e la vita in generale. Basta rispondere alla domanda: sei o non sei il mio amico? Sì, sono il tuo amico e l’amicizia viene vidimata. Non è necessario che si cerchi la risposta. La risposta è già lì.
Di cosa abbiamo bisogno in un contesto di semio-inflazione, quando l’info-sfera comincia a essere troppo rapida e la nostra attenzione non riesce più a seguirla? Abbiamo bisogno di qualche dispositivo che faciliti le cose, qualche dispositivo che riduca la velocità dell’info-sfera. È un problema di tempo, di accelerazione e decelerazione, è un problema di semplificazione. Il fine della modernità incominciò col collasso del futuro, con Sid Vicious che gridava “No future”. (Ndt: Sid Vicious non era il bassista dei Pistols all’epoca dell’uscita del loro primo singolo, e soprattutto non cantava). Dopo di che la storia postmoderna, per quello che ne so, è stata ed è la storia della creazione di una macchina tecnolinguistica che penetra in tutti gli angoli della nostra vita giornaliera, in tutti gli spazi del cervello sociale. La tecnolinguistica è la macchina che fornisce il linguaggio agli esseri umani e che li rimpiazza nella produzione del linguaggio, come suggeriva Rose Goldsen nel 1975 quando affermò che “stiamo allevando una nuova generazione di esseri umani che impareranno più parole da una macchina che dalla propria madre”.
Questa generazione è già tra noi. La prima generazione che ha imparato più parole da una macchina che dalla madre ha un problema riguardo la relazione tra parole e corpo, tra parole e affettività. Questo fenomeno con il quale si separa l’apprendistato del linguaggio dal corpo della madre, e dal corpo in generale, modifica il proprio linguaggio e modifica le relazioni tra linguaggio e corporeità. Secondo quello che ci è dato sapere, durante la storia dell’uomo l’accesso al linguaggio è stato sempre mediato dalla fiducia nel corpo materno. La relazione tra significante e significato è sempre stata regolata dal corpo della madre e comunque, in termini più generali, dal corpo di un’altra persona. So che la parola “acqua” vuole dire acqua perché mia madre, e non una macchina, mi disse: “Questa è acqua”. So che il significante attribuisce il significato perché la corporeità, il calore del corpo, l’”altro” come calore corporale mi iniziò alla relazione tra significante e significato. Che cosa succede quando la dimensione del linguaggio e del desiderio, quando l’accesso al linguaggio rimane svincolato dal corpo? Quando la relazione tra significante e significato non si stabilisce grazie alla presenza del corpo, la relazione affettiva col mondo incomincia a frantumarsi. Forse la relazione col mondo diventa più funzionale, operativa, rapida, ma diventa anche più fragile. A partire da quel momento, tutto diventa insicuro, instabile: a partire dal momento in cui il linguaggio si stacca del corpo.
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Fonte: Tiemp y Dinero
Ottobre 2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Franco Berardi “Bifo”,Tempo e denaroultima modifica: 2011-11-27T15:32:12+00:00da mangano1
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