Georges Bataille , Il limite dell’utile]

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Non è […] privo di conseguenze per gli uomini che la strada delle scienze – estranea alla dogmatica – conduca, attraverso l’itinerario che ho scelto, al dramma spirituale.
Generalmente è la religione, è l’autorità che continua a detenere a porre i termini della questione. L’autorità rinvia al sentimento ingenuo, di cui anche l’uomo più dotto rimane imbevuto. A questo proposito, una rigorosa separazione è buona regola: nella stessa persona la parte dotta ignora quella ingenua; questo difetto di sapere della scienza ha reso l’uomo inevitabilmente estraneo a se stesso. Al contrario, io ho voluto mostrare l’accordo fra sentimenti ingenui e dati elaborati. A un certo punto del suo sviluppo, la scienza ritrova l’ingenuità senza contraddirla: è a questo prezzo che l’uomo non volge le spalle a se stesso.
Nella coscienza comune e incolta il Sole è l’immagine della gloria. Il Sole sfolgora: la gloria viene rappresentata, come il sole, luminosa e radiosa. Per l’uomo ingenuo la luce è simbolo di esistenza divina. Possiede lo splendore, il fulgore, che non sono utilizzandoli ma infondono un sentimento di liberazione. Anche oggi, se per valutare la vita si fa appello ai servizi resi, alla misura dell’utilità, si è colpiti in fondo da ciò che brilla. Il più piccolo borghese fra gli uomini sogna di eguagliare il Sole (ma non lo confessa).
Malgrado siano rimaste fino ai nostri giorni sconosciute, le nebulose superano di gran lunga il Sole in magnificenza. Le fotografie che le rivelano le mostrano simili a immensi ragni di luce: ma mentre il ragno si nasconde nell’ombra per catturare, esse si aprono, si perdono (le profondità dello spazio hanno sempre un’ironia smisurata per le nostre polverose aspettative). La dolcezza della notte stellata, la frastagliata grandezza delle nebulose hanno la bellezza purificatrice di un sacrificio. La Via Lattea mi inganna con la sua deforme immensità, con il sonno che, apparentemente, sospende nella profondità del cielo: la scorgo come il pidocchio scorge la capigliatura di cui non può afferrare l’insieme né il senso. Se potessi allontanarmi, lasciare la terra – seguendo nello spazio la direzione di un asse di questa ruota di cui la Via Lattea forma il cerchio – la vedrei, in tutta la sua gloria, svolgere in lunghe spire le braccia luminose di un mostro: la Via Lattea non è che l’aspetto sotto cui vediamo la nebulosa galattica, analoga a quelle che – come ora sappiamo – sviluppano i loro bracci smisurati a inconcepibili distanze. ❞

 Georges Bataille ■ Il limite dell’utile]

Georges Bataille , Il limite dell’utile]ultima modifica: 2011-10-29T16:45:51+00:00da mangano1
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