Patrizia Gioia, “A dangerous method”. Diario di una segreta simmetria.

: a dangerous method: diario di una segreta simmetria…all’Anteo….di patrizia gioia

 images.jpeg

“A dangerous method”.
   Diario di una segreta simmetria.
 
Gremita la sala e folta la coda ieri sera, fuori dal Cinema Anteo, per la prima nazionale di ” A dangerous method” che è poi la psicanalisi, che è poi “la peste” che Freud intuisce di star portando negli Stati Uniti quando, con quella banda di “pazzi” europei, nei primi anni del secolo scorso, attraversò l’oceano per contagiare con lezioni all’Università, altri pazzi ansiosi di fare esperienza del nuovo e potente virus.
 
Ma è poi proprio cosi “dangerous” questo metodo?
 
Certo se si incontrano analisti tipo Otto Gross, il contagio potrebbe davvero essere mortale, ma si rimane anche contagiati, quando dopo venti anni di onorato matrimonio, scopri che dall’altra parte c’è stato uno
o una che, all’improvviso, non sai più chi è. Ma chi è chi?
 

images-1.jpegFrancamente credo che non sia il metodo “dangerous”, ma la vita che, solo se incontrata nelle sue profondità, altezze e bassezze comprese, potrà dirsi tale e farci partecipanti al suo ritmo, che non è certo
per gente tenerina e per chi che ama lo status quo.
 
Non a caso nel film ci sono bellissime immagini di ponti e barche e acqua: “lontano da dove?”, dice la storiellina ebraica e nella nostra storia ebrei e cristiani si muovono con le musiche di Wagner, attratti e respinti dalle onde di maree interiori oltre che esterne.
 
La psicanalisi ha solo portato alla luce della Coscienza ( organo sempre in divenire) quello che giace affastellato nell’ Inconscio, che mi piace immaginare ( perché toccato con le mani della mia esperienza)  “incasinato” come la tomba di Tutankamen all’occhio curioso e stupefatto di Lord Carnavon, appena rotto
il regale sigillo.
In fondo guardiamo sempre tutto e tutti dal “buco della serratura”, violarne l’indifferenza “fa” la differenza.
 
Diciamo che quella banda di pazzi sono stati dei gran bei “defloratori” e allora perchè scandalizzarsi per Otto, solo un pochino più pazzo? o perchè no, forse più sincero perché più vicino al baratro e talmente dedito al rischio e alla cocaina da stramazzarci nelle braccia dell’inconscio, (morbide come quelle della servetta nel film), senza mai salvagente alcuno, sino ad esserne catturato e morirne.
 
Salvagente che invece sia Freud che Jung ( i due protagonisti maschili della “segreta simmetria”,
eterno triangolo qui riilluminato dal conturbante catalizzatore che è stata Sabina Spielrein) avevano bene indossato sul corpo e nell’anima, sino a far dire al finalmente meno “domandoso” Jung:
a volte bisogna fare qualcosa di imperdonabile per poter sopravvivere.
 
Ma sopravvivere a chi?
Chi parla a chi? direbbe ancora un bravo e “forse” vecchio analista. 
 
Perché la domanda che si sono poi posta i molti psicanalisti in sala, junghiani e freudiani,(finalmente entrambi intrappolati dal sano femminile di Sabina che “aspettava con piacere una figlia” invece che sentirsi colpevole di non avere partorito al maschio” un”, o meglio ancora,” il” maschio promesso e sfornato – ma alla sempre in cinta moglie di Jung non gli riesce – proprio il giorno di Natale ) era proprio sulla vecchiaia o meno di questo metodo dangeroso, che si sa, ha anch’esso a che vedere con “testo pretesto e contesto”.
 
Per chi ama quegli anni, tra la fine e l’inizio di un nuovo secolo, tra Vienna e Zurigo, tra borghesia e follia, per chi ama quegli abiti, quei sigari, quei baffi, per chi ama questo “dangerous method”, vale la pena di vederlo questo film, magari rileggendo, prima o dopo i pasti, il bellissimo libro, edito da Astrolabio nel 1980,
e scritto da un generoso analista junghiano, Aldo  Carotenuto, scomparso pochi anni orsono e da subito e  sempre più, ingenerosamente dimenticato.
(Chi dimentica chi?)
 
E’ grazie a lui che si scopre il carteggio e “uno dei più grandi “romanzi” della psicoanalisi, la storia del rapporto terapeutico di Carl Gustav Jung con la sua giovane paziente, rapporto che si trasforma poi in vicenda sentimentale, e infine si scioglie con l’intervento di Sigmund Freud. Una narrazione che ha gettato nuova luce sulle origini della psicanalisi e sulla nascita di alcune idee centrali del nostro secolo”.
 
Un’ultima simpatica cosa di ieri sera, nella divertente relazione di una studiosa del pensiero della Spielrein,
è emerso che una delle domande che da sempre si fanno tutti, e non solo gli analisti, era se quel che Jung
e Sabina chiamavano tra loro  “Poesia”, fosse davvero,diciamo, parola poetica o fior di sesso.
Nel film il regista ci da la certezza della sua risposta, ma nella sala, ad alzata di mano, il verdetto fu :
50 e 50.
 
Ecco, questa è la psicoanalisi, dangerosa perché non va bene e non fa bene a chi vuole risposte.
E’ tra la polarità distruttiva e quella creativa che viviamo e quei tre ce l’hanno fatto vedere e ci hanno tramandato la loro esperienza trasformandola in teoria.
Ma quel che conta è la nostra di prassi, è che cosa ne facciamo noi degli eventi della nostra vita.
Tradotti o traditi? si domandava il saggio Carotenuto, in uno dei suoi libri più veri “ Amare, tradire”.
 
E’ in questi strategici punti dove la vita ci conduce che anche Jung ebbe i suoi momenti più  “dangerous”,
perché ciò che conta nella vita è saper sostare nella domanda  e, rischiando il passo, “tradire il vecchio”,  o più educatamente, “tradire il padre”.
 
Per quanto mi riguarda, a cento anni da quei gloriosi anni, potremmo dire che è arrivata per ognuno di noi l’ora di non più uccidere il padre, ma di perdonarlo.
In quanto al tradimento…beh, qui ognuno s’ha da comportare secondo Coscienza.
Organo in via d’umanizzazione.
 
Patrizia Gioia
 

Patrizia Gioia, “A dangerous method”. Diario di una segreta simmetria.ultima modifica: 2011-09-24T18:30:45+00:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento