Francesco Prisco,L’implacabile «Dio del massacro» che ha ispirato Roman Polanski

IL SOLE 24 0RE

L’implacabile «Dio del massacro» che ha ispirato Roman Polanski

di Francesco Prisco

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Che Roman Polanski non nutra grande fiducia nell’umanità non è esattamente una notizia: in 78 anni di vita ne ha viste, subite e compiute di tutti i colori per permettersi il lusso di giocare a fare l’ottimista.

Per il suo ultimo «Carnage» (alla lettera: «Massacro»), in concorso al festival del cinema di Venezia giovedì 1 settembre, si affida allora al plot de «Il dio del massacro», fortunata pièce teatrale a firma della francese Yasmina Reza, appena proposta al pubblico italiano da Adelphi.

Stavolta però non c’entrano le demoniache visioni di «Rosemary’s Baby» e il sangue che scorre a fiumi in «Macbeth»: il testo in questione è una commedia rigidamente imperniata sul principio di unità di tempo, spazio e luogo e sapientemente condita da una buona dose di humour nero. Non scomoda dialoghi sui massimi sistemi, al contrario ritrae uno spezzone di vita di quattro borghesi piccoli piccoli: due coppie tra i quaranta e cinquant’anni, gli Houillié e i Reille, si incontrano per mettere nero su bianco la ricomposizione di una violenta lite scolastica che ha avuto come protagonisti i loro figli, poco più che bambini.

Scene di ordinario bullismo
Nello specifico, il rampollo dei Reille armato (quanto a lungo si discuterà sull’opportunità di usare questo aggettivo!) di un bastone ha tumefatto il labbro e spaccato due denti al piccolo Houillié. Motivo: quest’ultimo si sarebbe rifiutato di far entrare il compagno nella sua «banda», bollandolo per giunta come spione. All’inizio del testo, le due coppie fanno bella mostra di nobiltà d’animo e buone maniere. D’altra parte sembra che possano permetterselo: Michel Houllié è un venditore all’ingrosso di casalinghi, sua moglie Véronique colleziona cataloghi d’arte d’epoca e scrive libri sul Darfur; Alain Reille è un avvocato parigino di grido che difende, tra gli altri, una grossa industria farmaceutica nell’occhio del ciclone, la di lui consorte Annette Reille una donna ricca e impeccabile. L’idillio tuttavia dura poco e i quattro non ci mettono molto a mostrarsi addirittura peggiori, nei modi e nell’indole, dei loro eredi.

Quando saltano i nervi
Dalle bevande e i dolciumi offerti si passa a un climax di frecciatine maliziose, facili ironie sui rispettivi «scheletri nell’armadio» (Michel ha abbandonato in strada il criceto dei suoi bambini, Alain come legale non ha un briciolo di etica professionale), addirittura insulti. Annette perde il controllo e vomita sui cataloghi di Véronique, per poi centrare il vaso di tulipani degli ospiti con il telefono cellulare del disperato marito. Che non ha scrupoli neanche nel difendere le malefatte del figlio: «Credo – dice – nel dio del massacro. È l’unico che governa, in modo assoluto, sin dalla notte dei tempi».

Si ride tanto. Su meschinità e arrabbiature di cui Polanski (che sposta l’azione dalla Francia e gli Usa) avrà avuto modo di fare tesoro. Perché se quattro adulti vaccinati gestiscono in questo modo una lite tra ragazzini, figuriamoci cosa potrà mai uscire di buono dai summit dei capi di stato chiamati a scongiurare conflitti tra nazioni.

Francesco Prisco,L’implacabile «Dio del massacro» che ha ispirato Roman Polanskiultima modifica: 2011-08-30T18:21:40+00:00da mangano1
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