Adriano Sofri,Anche il più triste dei carcerati ha diritto a lenzuola di seta

3 agosto 2011

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Non so quanti siano gli estimatori italiani di Joaquín Sabina, poeta e cantautore spagnolo: comunque non abbastanza. Fra quelli che mancavano ero io fino all’altroieri, quando ho assistito, alla Fortezza a Firenze, al concerto di presentazione del Cd in cui Lu Colombo, accompagnata da Marco Poggiolesi alla chitarra e Michele Staino al contrabbasso e alla voce, canta le più belle canzoni di Sabina, tradotte in italiano da Sergio Sacchi. Il cd si intitola “Molto più di un buon motivo”. Nelle canzoni del cd Lu ha di volta in volta utilizzato il contributo di 42 musicisti diversi. Al ritorno ho letto di gusto la romanzesca biografia di Sabina su Wikipedia, e ascoltato l’originale. Ora consiglio caldamente l’una e l’altro – e specialmente, per ragioni corporative, “Jugar por jugar”, che comincia coi due versi: “Sugiero que el más triste de los presos / tenga derecho a sábanas de seda” – anche il più triste dei carcerati ha diritto a lenzuola di seta. Chissà se sapeva, quando l’ha scritto, che i carcerati, maledicendo com’è giusto le lenzuola della casanza, sostengono in particolare che le federe sono fatte in modo da strappare i capelli dalle teste dei giacenti. E’ vero. (Quanto alla nuova rubrica inaugurata ieri su queste pagine, segnalo il titolo del 1998, “Enemigos intimos”).

© – FOGLIO QUOTIDIANO
di Adriano Sofri

Adriano Sofri,Anche il più triste dei carcerati ha diritto a lenzuola di setaultima modifica: 2011-08-04T19:22:23+00:00da mangano1
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