Mario Domina, Pensieri all’uscio

http://mariodomina.wordpress.com      LA BOTTE DI DIOGENE

Unknown.jpegPensieri all’uscio
Di md

Nel giro di pochi giorni, almeno in due occasioni, ho sentito utilizzare da alcuni ragazzi la parola “pensieri” nell’accezione di “preoccupazioni”. Non voglio avere pensieri, ho troppi pensieri – così dicevano.
In effetti uno dei significati della parola “pensiero” è proprio quello di “ansia, preoccupazione” – e alcuni modi di dire ce lo rivelano: vita oberata di pensieri, dare pensieri, stare in pensiero… Ho persino trovato sul mio vecchio Zingarelli un’espressione figurata che non avevo mai sentito: attaccare i pensieri alla campanella dell’uscio – che equivale a lasciar fuori di casa le preoccupazioni. Mi è poi sovvenuto che nella lingua siciliana delle gastime (imprecazioni) esiste il detto “mi ti veni pinseru novu”, che ti venga un pensiero nuovo, che non suona certo come augurio!
Un tipo pensieroso è dunque qualcuno che ha la mente ingombra, piena di cose, e perciò mostra una fronte adombrata, aggrottata, accigliata; egli ha dei pensieri che lo angustiano e che quasi non lo fanno dormire di notte. Anzi, è assillato dal solo fatto di avere pensieri: indipendentemente dal contenuto di questi pensieri, è la sua stessa tonalità emotiva ad avvertire ogni pensiero come un peso. E così passa il suo tempo assorto in quei gravosi pensieri.
Tanto quei preoccupati ragazzi quanto questa tipologia umana un po’ ombrosa, ci indicano una lapalissiana verità: il pensiero non è mai qualcosa di rilassante, di rasserenante, di pacifico. Il sopravvenire dei pensieri pare quasi l’annuvolarsi di un cielo che prima era terso e sereno: poi, d’un tratto, ecco un fronte nuvoloso carico di dubbi e di problemi, addensarsi minaccioso all’orizzonte.
La spensieratezza – l’essere letteralmente privi di pensieri – è una condizione di totale rilassatezza, quasi di assenza da sé e dal mondo. Mentre è al contrario l’esser presenti a comportare preoccupazioni – e pensieri. La relazione, il dover rendere conto, l’essere implicato in altro: tutto ciò non consente (quasi) mai di stare quieti e placidi, semplicemente seduti a guardare quel che succede attorno. Pensare è irrequietezza.
“Non voglio aver pensieri” equivale a “lasciatemi stare”.
“Rilassati” equivale a “non darti pensieri” – cioè non darti pena.
Del resto era stato proprio il sauvage Jean-Jacques a scrivere nel Discorso sull’origine della disuguaglianza che il pensiero è contronatura: “Oserei quasi assicurare che lo stato di riflessione è uno stato contro natura, e che l’uomo che medita è un animale depravato” – detto da uno che per tutta la vita è stato cogitabondo… La natura non ha pensieri – o per lo meno non li ha nei termini e con le caratteristiche con le quali ce li poniamo noi.
D’altro canto anche il pensare di non aver pensieri, o il disquisire sulla preferibilità dell’averli o meno, è già una forma di pensiero. Anzi è “pensiero di pensiero” – secondo la definizione aristotelica di motore immobile, una sorta di vertice cosmico ed autarchico del pensiero, che siccome pensa a se stesso non ha bisogno di nient’altro. Solo che noi siamo motori piuttosto mobili, lontanissimi dall’autocontrollo glaciale degli dèi delle sfere astrali. E qui Aristotele ha avuto una grande intuizione nel definire la natura umana come una via di mezzo, né ferina né divina: l’entrata nella sfera del pensiero è certo irreversibile, da lì non si torna più indietro (lo sapeva bene anche Rousseau, e questo vale anche per la cultura, la politica, il linguaggio). Noi siamo per sempre intrappolati in questo stato, a roderci e a tormentarci, con l’illusione di essere – proprio perché pensanti – i migliori tipi dell’universo, semidèi destinati a chissà quali gloriosi destini. Che è piuttosto strano, dato che il prezzo da pagare per questa condizione di privilegio è la mancanza di requie.
Resta il fatto che la sublime altezza del pensiero non è mai disgiunta dalla sua inanità nei confronti delle condizioni materiali (e transeunti) dell’esistenza. Ma il pensiero – per lo meno quello avvertito – già lo sa.

Mario Domina, Pensieri all’uscioultima modifica: 2011-05-29T16:20:17+00:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento