Aldo Giannuli,I (molti) difetti della sinistra

da www.aldogiannuli.it

I (molti) difetti della sinistra

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In attesa del risultato dei ballottaggi , vorrei rassicurare qualche lettore che sospetta che mi stia facendo travolgere da una ondata di eccessiva euforia: caratterialmente sono molto prudente ed un po’ pessimista, per cui non sono facile agli entusiasmi irrazionali. Dico soltanto che questa volta possiamo farcela e che è il momento di mettercela tutta. Anche perchè Silvio e Letizia stanno facendo il possibile per renderci facile il compito (un po’ di gratitudine ci vuole).
Per rassicurare del tutto il mio lettore, vorrei dedicare questo pezzo ai viziacci della sinistra che ci condannano ad essere eterni perdenti.
Nel momento del successo serve che qualcuno sussurri nell’orecchio del vincitore “Ricordati che sei mortale” . Poi magari si fanno i debiti scongiuri.
Ci pensavo riflettendo sulle reazioni (tanto su questo sito, quanto su fb e, in qualche caso, anche via sms) alla mia dichiarazione di voto a favore di Calise. Alcune reazioni, devo dire, sono state abbastanza comiche. Ad esempio un mio giovane collaboratore (ragazzo di grande intelligenza e preparazione, che, però, quando parla di politica, dà segni piuttosto allarmanti) si è detto meravigliato –ma che dico? Indignato!- per quella dichiarazione, perchè bisogna votare sin dal primo turno Pisapia! Che c’è di strano? direte voi.
Nulla, se non fosse che il promettente giovanotto è un autonomo e convinto astensionista,  perchè “Se votassi, mi sentirei sporco!”. Però pretende che gli altri (che evidentemente pensa non si lavino, come dice il Cavaliere) votino e votino come dice lui. Considerato che è un collaboratore prezioso, faccio male a preoccuparmi paternamente delle sue condizioni di salute?

Altrettanto divertenti gli appelli al “voto utile” da parte di compagni della Federazione di Sinistra, immemori del fatto che proprio l’appello al “voto utile” contro Berlusconi li (ci) ha lasciati fuori del Parlamento.
Il tutto, poi riferito ad un primo turno elettorale, dove il rischio di dispersione non esiste per definizione (e peraltro ho votato il candidato sindaco ma non la lista).
Il fatto è che a sinistra siamo sempre meno militanti e sempre più “tifosi”, con tutto quello che di irrazionale questo comporta.

Divertimento a parte, ci sono state alcune osservazioni variamente modulate che mi hanno fatto riflettere più di altre. La solfa, più o meno, era questa: non puoi dare indicazione di voto per un candidato diverso da quello della “sinistra”, invocando una pretesa libertà di pensiero dell’intellettuale, perchè saresti incoerente e l’intellettuale non è al di sopra dello scontro politico. E qualcuno ha ricordato anche la mia posizione sulla Libia a conferma del mio “deviazionismo” (che, peraltro, confesso). Bene, entriamo nel merito.

In primo luogo, non mi piace la parola “intellettuale”, non mi ritengo tale e non ritengo affatto che l’”intellettuale” sia au dessus del la melèe. La parola “intellettuale” -per definizione “umanista” filosofo- evoca quella del “guru” o, se preferite, del “ maitre a penser”, “maestro di vita e di morale”: niente che mi riguardi. Non ho mai amato la filosofia, non mi  piace lo spirito “umanistico”, ritengo “guru” e “maestri di vita e di morale” solo dei ciarlatani e non sono il “maitre a penser” di  nessuno; posso insegnare delle tecniche e dei metodi di lavoro, ma anche i ragazzi che lavorano con me sono abituati a confrontarsi alla pari. Mi ritengo un lavoratore della conoscenza che applica il metodo storico. Punto e basta.

E ciò implica che devo accettare i risultati della mia analisi, sia che mi piacciano sia che non mi piacciano. Questo non significa affatto che mi metta al di fuori dello scontro o non abbia una parte di riferimento. Anzi, il mio lavoro di analisi è sempre finalizzato a dare strumenti di battaglia politica alla parte cui appartengo. E se le conclusioni cui giungo sono in contrasto con la propaganda del mio partito, sindacato, movimento? Pazienza.

Il mio compito non è quello di fare propaganda, ma di aiutare la mia parte a capire la realtà e verrei meno ai miei obblighi di lealtà nei suoi confronti se facessi il “medico compiacente”. Ovviamente posso sbagliare –come tutti- ed accetto di confrontarmi sui metodi ed i dati con cui sono pervenuto a certe conclusioni, disponibilissimo ad ammettere gli errori, ma l’argomento del tipo “la sinistra dice questo e se sei di sinistra non puoi dire quello” semplicemente non lo prendo in considerazione.
Il guaio è che la sinistra non riesce mai ad emendarsi degli errori che la condannano a perdere in eterno. Nel tempo, ho imparato a riconoscerne questi dieci peccati mortali:

1- scambiare l’appartenenza ad un sistema di valori di libertà, eguaglianza e fraternità con l’appartenenza ad uno schieramento caratterizzato da un accentuato spirito tribale nel presupposto che, avendo il sistema eticamente migliore (o ritenuto tale) questo significa che chi vi si ispira sia migliore degli altri.

2- questa pretesa di rappresentare la parte moralmente migliore del Mondo produce un certo doppio-pesismo nel giudizio “fra i nostri e gli altri

3- l’incapacità di autocritica per cui anche le sconfitte sono sempre “colpa degli altri” che non hanno capito  la “giustezza” delle nostre proposte, o degli avversari che “hanno fatto il gioco sporco”

4- l’incapacità di chiedere conto ai propri gruppi dirigenti

5- un falso senso dell’unità per il quale non bisogna mai ammettere le proprie colpe ed insufficienze per “non fare il gioco del nemico”

6- l’incapacità di distinguere fra avversari, concorrenti ed alleati, per cui stai con noi o sei contro di noi e l’unico alleato accettabile è il vassallo che non fiata, mentre tutti gli altri hanno semplicemente la colpa di esistere

7- la tendenza ed essere transigenti ed intolleranti piuttosto che intransigenti e tolleranti

8- l’esasperato soggettivismo che spinge  a confondere i desideri con la realtà ed esaltare il volontarismo

9- scambiare l’egemonia culturale, basata sul consenso e sulla capacità di convincere, con  la sopraffazione organizzativa, con conseguente culto dell’apparato dei politici professionali

10- un disastroso minoritarismo che si compiace di sè stesso.

E se provassimo a parlarne per cambiare?

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli,I (molti) difetti della sinistraultima modifica: 2011-05-29T16:15:35+00:00da mangano1
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