Patrizia Gioia, Il Bergonzoni che c’è in me

 

 

BERGONZONIjpeg.jpegil Bergonzoni che c’è in me….di patrizia gioia

Bergonzoni “parola che cura”, dal Puccini Elfo al Binario 7
L’ignoranza è biadesiva,
attacca da tutte le parti.     di Patrizia Gioia

L’incontro con il raccontarsi, pubblico e privato ( chè, come anche lui ben dice, sono inseparabili) con Alessandro Bergonzoni non può non lasciarti indifferente, anche se chi va a vederlo e ad ascoltarlo già indifferente non è alla “distanza tra me e me”.
Perché è tutta qui “la vastità” di cui ieri Bergonzoni ha parlato, all’incontro in Mondadori prima e all’Elfo Puccini poi,  un vastità non di concetti ma di racconto, dove la parola possa davvero essere l’energia di cui noi siamo artificieri e dove il “dare la  precedenza a chi viene dall’alto” semplicemente significa che l’essere  ( e sottolineo l’essere ) se non porterà in vita la sua parte spirituale, che oggi ha assoluta necessità di precedenza, non ci sarà.

Naturalmente “panikkariano”, Bergonzoni  invita alla trasformazione, alla metanoia, alla metamorfosi e affinché avvenga, tra cinque sei generazioni se ci andrà bene, s’ha da partire ora e subito, ancora prima che dagli asili, magari durante l’amplesso, che ci auguriamo possa essere compiuto da un maschile e da un femminile che sanno che età hanno e da dove vengono, senza
che ci sia telefonata al commissariato per suggerire paternità e maternità.

Insomma, è di consapevolezza e responsabilità che ancora una volta il vero Teatro, militanza non armata, parla, istigandoci a quel delinquere  dove chi dice “misero me”, sarà sempre al posto di un altro.

URGE, il titolo dello spettacolo, è un tutto perturbante, la capacità di Bergonzoni , 100%  ussara e 100% bolognese, di irretirci, per allenarci all’equilibrio della “magnitudo”,  asse dove visibile e invisibile si fecondano, ci scollina ogni volta, del resto se non lo sappiamo noi di essere “vite esclamative” ce lo regala lui quel punto, facendoci promettere di mantenerlo.

Il 24 febbraio sarà con noi Bergonzoni, al teatro Binario 7, nella nostra Stagione di Poesia Presente, per il progetto “leggere, con cura”, perché anche lui si da da fare in luoghi dove il Parlamento ha da essere prima interiore,  per poterlo poi disfare fuori.
Sono gli asili, gli ospedali, le scuole, il parlamento interiore i luoghi della “cura”, perché:  “predisporsi al micidiale parte prima: l’inaudito”.

La mia vita è sempre stata un pensiero e un’azione in ascolto, operando consapevolmente e sodo, soprattutto  nei periodi di vacche grasse, così da avere qualche risorsa in periodi , come questi, dove le vacche stentano anche la magrezza.
E fa piacere al corpo e al cuore ( inseparabili) trovare un pellegrino amico come Bergonzoni che non ti fa sentire solo nel tuo sentire, che te lo fa alleato permettendomi così di confortarlo nella sua domanda “se Cupido usasse il bazooka?”.

Beh, caro Alessandro, se ancora non l’ha usato è perché, come noi ha capito, che il cambiamento viene da altra parte, dove non s’ha da avere paura ad usare la parola Amore, perché, Alessandro, questa parola non è affatto stata tradita, ma non è stata ancora ascoltata e, di conseguenza messa in pratica.

“Si assumono sembianze, si adottano metodi, oltre l’ameno, siamo ancora morti”.

Perché non sono i “dodici apostrofi” , ma l’apostolo che c’è in noi ( e il Leonardo da Vinci e il Gandhi, e la Etty Hillesum e il de Andrè e il Bergonzoni  ..ecc.ecc.) che c’ha oggi tanto da fare, ma sempre e solo iniziando prima “in me”.

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Patrizia Gioia, Il Bergonzoni che c’è in meultima modifica: 2011-03-14T16:30:17+00:00da mangano1
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