Graz.Balestrieri, Luigi Tenco i colori dell’anima

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Luigi Tenco, i colori dell’anima
di Graziella Balestrieri – 28/01/2011

Fonte: Roberto Alfatti Appetiti (Blog) [

E’ solo per volerlo ricordare visto che ieri sarebbero stati 44 anni dalla sua scomparsa e la tv impegnata fra mignotte e case non ci ha pensato molto. Ma questo è un brutto paese senza se e senza ma. Un brutto paese. L’unico che lo sta ricordando, e quindi il ringraziamento è dovuto, è Francesco Baccini che con coraggio e passione cerca di far rivivere Tenco nel suo Tour “Baccini canta Tenco”.

“Ma come tutte le singole anime contengono mescolanza di cose,e non sanno quali,l’amore queste anime mischiate mischia ancora e fa di due una, ognuna questa e quella” (John Donne. The Extasie)
In realtà io non ero nemmeno nata quando lui morì, per cui dei ricordi che posso avere sono solo quelli della tv e di tutto quello che poi di lui e su di lui è successo. Intorno ai 16 anni la mia stanza era di colore blu. Un blu che non è che fosse molto apprezzato, ma ricordo che l’imbianchino non riusciva a trovarmi la tonalità giusta ed io mi ero fatta lasciare pennelli e colore e stavo tutto il giorno lì a mischiare mischiare, nella ricerca spasmodica del blu- mare – bello(come dicevo io). Ad un certo punto dalla radio uscì “ lontano lontano”. Così chiesi a mia madre chi fosse il cantante. Mia madre senza nessuna pietà e con un senso di sublime realismo mi disse “ è Tenco, quello che si è sparato, perciò la canzone è così triste ”. Mi diede risposte a domande che io non avevo fatto e a cui non stavo pensando nemmeno. Non seppi in quel momento se il suo modo di parlarmi di Tenco fosse per allontanarmi da quella storia e da quella malinconia ma da allora iniziai a riflettere sul trinomio uomo- malinconia- suicidio. Finita la stanza, bellissima come mai in tutta la mia vita ne vidi altre o ne vedrò altre, rappresentava il colore che ero io , quelle pareti mi davano solo sicurezza. Associai il colore della mia stanza che per gli altri era “ decadente ” alle canzoni di Tenco. Mia madre ci entrava pochissime volte. Quando veniva a bussare mi diceva sempre che si sentiva soffocare nel vedere quel colore. Da quel momento avevo capito perché di Tenco mi aveva parlato in quel modo. Iniziai ad ascoltarlo e sorpresi i miei che confabulavano tra di loro ”non è che ha qualche problema? ”. La risata fu immediata. Il nome di Tenco veniva associato un po’ a situazioni non pienamente felici. Che poi se uno ci pensa bene, come avrei potuto essere felice a 16 anni? Non è l’età migliore. Anche se i genitori pensano sempre il contrario. Per cui Tenco. Cantato anche a squarciagola, senza vergognarmi di una malinconia sottile che poi avrei trovato più avanti negli anni anche negli occhi delle persone, dei sorrisi di circostanza, delle cose dette e mai volute, della pura che il tempo passi ma che in realtà a passare eravamo solo noi. Ma era sempre il binomio colore stanza/malinconia-canzone il mio pensiero. E rifletteteci sopra. La “stanza” di Tenco, il luogo che lui “dipinse” per rappresentare la sua anima erano le canzoni, che per altri magari erano tristi per lui erano la sua anima. Comprensibile o meno, ma la sua. Perchè cantare sorrisi se l’animo si sente deriso, perché donare allegria se non si è mai apprezzata la bellezza della malinconia? Ma poi la realtà delle cose è un’altra. Un uomo/cantante si distingue da un altro per un’unica particolarità che è sua . Tenco era bellissimo nel suo essere cantante poiché di malinconia ne aveva fatta bellezza e la bellezza si sa è un dono non comune.
Perché condividere e parlare di un amore qualunque se poi l’amore è diverso perché le persone che lo sentono non sono le stesse? Perchè associare una pistola ad una canzone d’amore meravigliosa?
Quasi che al mondo non si possa essere malinconici! Stupidi si malinconici no. Non ci si innamora sempre con gli stessi occhi. Con facilità si dice “ ti amo” e poi con la stessa facilità si dice “addio”. Con troppo entusiasmo ci sente innamorati poi con sempre più entusiasmo quell’amore non lo si sa coltivare. Ed invece Tenco cantava un amore curato, non finito, un amore che per quanto grande si ha sempre paura di perdere. Tutto si può dire in amore ma non che ci sia la sicurezza. Con la delicatezza e la paura con cui si coltiva una rosa, con cui la si pianta e le si da acqua giorno per giorno. E si ha paura del vento che le strappi i petali, e si ha paura della pioggia che la anneghi, così del sole che con il troppo calore possa seccarla. Perchè una rosa come l’amore contiene le spine. Tenco è stato l’unico a cantarle le spine, a sanguinare nelle sue canzoni, forse anche a dire “vedete e sangue ma non fa male”. Ho sempre creduto che in ogni canzone il ” messaggio” fosse questo: di avere paura di una rosa che ha mille petali , che soffice, delicata, che profuma ma non avere paura delle spine. Alla fine se ci pensate bene i petali cadranno, le spine rimangono lì e solo con il tempo si impara a prenderla bene questa rosa, senza pungersi. Più che un cantante triste lo ricordo più come uno consapevole, un pittore della propria anima. Che si sia sparato o meno non deve essere confuso con quello che scriveva e cantava. L’anima è una cosa la vita è un’altra. Per quanto mi riguarda quella di Tenco, musicalmente parlando è stata una delle anime più belle e più pulite, un po’ come la mia innocenza nel volere la stanza blu- mare- bello. La malinconia in tutto ciò è data dal ricordo non dal dolore.Malinconia di ciò che si è stati e magari il dolore per quello che si è diventati!

Graz.Balestrieri, Luigi Tenco i colori dell’animaultima modifica: 2011-01-30T18:31:57+00:00da mangano1
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