Patrizia Gioia, Una riflessione insieme

AUGURI e.. una riflessione insieme verso l’anno e l’essere  nuovi ..da patrizia gioia 

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Dobbiamo rivivere l’angoscia come compagna della speranza e precorritrice della libertà.
Che cos’è l’opposto di angoscia?
Non è coraggio, fermezza, ardimento, audacia.
Queste sono tutte virtù. Ma l’angoscia non è un vizio.
Anzi, l’angoscia è una dimensione costitutiva dell’esistenza umana.
Il polo opposto dell’angoscia è la speranza.

L’angoscia viene interpretata oggi come il sintomo di una società in crisi.  E’ la prima volta – scrive Raion Panikkar – che viene vista come una parte del ciclo di una malattia, individuale, collettiva o della civiltà. La nostra paura e il nostro bisogno di ulteriori sicurezze aumentano sempre di più. L’angoscia è il sintomo di una malattia, è la traduzione di una nevrosi, alcuni diranno dell’individuo, altri di una civiltà e altri ancora dell’uomo in quanto tale. Allora dando prova di non saper rompere il ciclo vizioso, si cercano freneticamente rimedi d’ogni sorta, dai medicinali e dalle droghe fino alle tecniche meditative, logiche e d’ogni altro tipo, passando attraverso sistemi alternativi di educazione che ci vogliono iniettare coraggio, audacia, ardimento. Il circolo vizioso a cui mi riferivo è quello formato dalla mentalità dell’uomo tecnocratico: cerca rimedi ai mali all’interno dello stesso ambito che ha prodotto il male: più chiavi, più polizia, più assicurazioni, più soldi, più lavoro, più armamenti. E la paura aumenta col sospetto che i rimedi ormai non siano più efficaci. Resta in fondo sempre la paura di sbagliare. di decidere, di patire, di stare al mondo, la Weltangst.

La situazione contemporanea rappresenta un passaggio dal cosmologico all’antropologico. O, per meglio dire, dal cosmoteandrologico all’umanistico e antropocentrico.
I miti delle Upanisad e della Bibbia ormai non ci dicono gran che.
I miti della Bibbia risvegliano sospetti e risentimenti che risalgono reazioni personali non assimilate
( da parte di chi pensa di tornare al “catechismo”)
Perciò l’angoscia, che è costitutiva dell’esistenza, si è convertita in un sentimento quasi individuale e molto spesso patologico. L’angoscia non è più oggi partecipazione alla sistole e alla diastole della realtà, ma un sentimento di inadeguatezza che si traduce in un tentativo di volersi “incorporare” di nuovo allo status quo della società opulenta (organizzata, civilizzata, normale): quella che ha successo.
L’angoscia non è più la sveglia alla contingenza, ma la sindrome di una malattia inspiegabile.
Perciò quelli che pensano ( sempre all’interno di questa “cosmologia”) ci diranno che è la malattia della morte. Vale a dire, angoscia perché siamo mortali e non precisamente perché siamo vivi, perché viviamo coscientemente e, soprattutto, liberamente.
L’angoscia, se la si vuole chiamare sentimento, sarebbe il sentimento della libertà.
Ma la libertà di scegliere non è libertà in assoluto; sa a priori la possibilità che ha davanti.
Gliele ha anticipate il pensiero, non ha paura. E’ sicura. Sa già di che cosa si tratta. L’intelletto gliel’ha anticipato. E questione di scegliere tra programmi già dati e pre-programmati: quello che in precedenza ha pensato un’intelligenza, umana o divina. La vera libertà invece non sa nulla.
E’ il passo nel vuoto, in quello che ancora non è: nel nulla. Non solo non sa come andrà avanti, ma non ha neppure idea di che si tratti, di cosa può fare, e tanto meno della sue possibilità. non pensare prima che cosa diremo o faremo.
” E quando andrete a dare testimonianza di me, non pensate prima a quello che direte. Quello che dovrete dire vi sarà comunicato in quel momento, perchè non sarete voi a parlare ma lo Spirito di vostro Padre parlerà in voi. ” ( Mt 10, 19-.20)

L’uomo è angosciato perchè partecipa all’espansione della creazione, alla creazione dal nulla.
L’angoscia è questa pre-libertà, è il sentimento della possibilità pura che non sa cosa è possibile. non pensare prima che cosa diremo o faremo E la purificazione del cuore significa proprio svuotarlo del tutto, perfino delle idee sulla possibilità. Questa è la nuova innocenza, l’agnosia, la docta ignorantia.
Solo i puri di cuore vedranno Dio, cioè la realtà. Allora il vedere è al tempo stesso creativo.
Si vede quello che si guarda, quello che diviene l’atto stesso di guardare .

Ma che fare con l’angoscia? Come gestirla?
E’ la speranza che ci permette di vedere nel presente una dimensione che altrimenti non si vedrebbe .
La speranza è il dono di una visione , di un’esperienza che ci apre alla trascendenza nell’immanenza delle cose.  La potremmo descrivere come fiducia nella realtà, la fede che in qualche modo la realtà è fatta da noi e per noi e che, pur dipendendo da noi, ha una consistenza che ci trascende.
E’ quello che i Veda chiamerebbero rta, i greci kosmos e i medievali ordo, la fiducia che l’universo per il fatto di essere reale è, e che l’essere è qualcosa di positivo, perchè ogni negatività presuppone ancora l’essere.
Questa speranza non può essere cieca, irrazionale, senza fondamento, il fondamento non può essere la nostra ragione, poichè allora non usciremmo da noi stessi. Ma il fondamento va trovato dentro di noi.
Questo è il ruolo della paura, la funzione dell’angoscia.
Ci fa sentire “stretti”, angosciati, perchè ci rivela la vera possibilità di libertà che c’è in noi.
L’angoscia sono i dolori del parto della liberazione.   Perciò l’angoscia è creatrice.

Come la speranza, l’angoscia non vede, ci tiene spesso (angosciati) davanti alla possibilità.
La speranza invece vede l’invisibile. Non vede “possibilità”, non appartiene al futuro, non è profezia.
Ma come si può vedere l’invisibile senza renderlo visibile?
Perchè il vedere della speranza non è un vedere intellettuale, non è la scoperta di qualcosa che era nascosto, qualcosa come la visione chiara delle possibilità che si hanno davanti.
E qui abbiamo ancora un esempio delle nostre divisioni mortali. Non c’è speranza senza amore.
La speranza è fiducia oculata, dicevo; ed aggiungo: è dilectio spontanea, non calcolatrice nè previdente.
L’angoscia non sa, ma è come spaventata ( angosciata). Anche la speranza non sa, ma rimane fiduciosa (speranzosa).
L’una non esclude l’altra. Senza l’angoscia la speranza sarebbe Anmassung , azzardo, imprudenza, ecc.
Senza speranza l’angoscia sarebbe mortale, malinconica, depressiva.
Ed è quanto si vede troppo spesso nella società attuale.
Dobbiamo rivivere l’angoscia come compagna della speranza e precorritrice della libertà.

( da: Raimon Panikkar,  La nuova innocenza – JacaBook)

Liberamente tratta da Patrizia Gioia per una riflessione insieme verso l’anno e l’uomo nuovo

Patrizia Gioia, Una riflessione insiemeultima modifica: 2010-12-28T23:49:47+00:00da mangano1
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