Thomas Stearns Eliot (1915) – “Rapsodia su una notte di vento”

da L’ARAMEO ERRANTE, di Giovenale Nino Sassi

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mercoledì 25 agosto 2010

Thomas Stearns Eliot (1915) – “Rapsodia su una notte di vento”

Mezzanotte.

Per tutti i rettilinei delle strade
Serrate in una sintesi lunare,
Incanti lunari che bisbigliano
Dissolvono i piani della memoria
E tutte le sue chiare relazioni,
Le sue divisioni e precisioni
Ogni lampione che oltrepasso
Batte come un tamburo fatale,
E attraverso gli spazi del buio
La mezzanotte scuote la memoria come
Un pazzo scuote un geranio appassito.

L’una e mezzo

Il lampione sfrigolava,
Il lampione borbottava,
Il lampione diceva “Guarda quella donna
che esita verso di te nella luce della porta
Che s’apre su di lei come un sogghigno.
Vedi l’orlo della sua veste com’è strappato e sporco di sabbia,
E vedi l’angolo del suo occhio
Come si torce come uno spillo ricurvo”

La memoria rigetta e dissecca
Un ammasso di cose distorte;
Un ramo curvo sotto la pioggia
Tutto consunto e polito
Come se il mondo portasse in superficie
Il segreto del tuo scheletro,
Rigido e bianco.
Una molla rotta nel cortile di una fabbrica,
Ruggine che s’afferra alla forma che la potenza ha lasciato
Dure e arricciata, e pronta a spezzarsi.

Le due e mezzo,

il lampione disse:
“Osserva il gatto che si stira nello scolo,
che cava la lingua
e divora un boccone di burro rancido”.
Così la mano del bambino, automatica,
scivolò fuori e mise in tasca un giocattolo che correva lungo il molo.
Non potei veder nulla oltre l’occhio del bambino.
Ho visto occhi nella strada
che tentavano di spiare attraverso le imposte illuminate,
e un pomeriggio un granchio in uno stagno,
un vecchio granchio pieno di parassiti sulla schiena,
che s’aggrappava alla punta dello stecco che gli tendevo.

Le tre e mezzo,

il lampione sfrigolava,
il lampione borbottava nel buio.
Il lampione ronzava:
“Guarda la luna,la Lune ne garde aucune rancune,
strizza il suo occhio languido,
sorride agli angoli,
liscia la chioma dell’erba.
La luna ha perduto la memoria.
Un vaiolo slavato le screpola la faccia,
attorce con la mano una rosa di carta,
che profuma di polvere e d’eau de Cologne,

è sola,con tutti gli antichi profumi notturni
che le incrociano e incrociano dentro il cervello.

“Viene reminescenza
di aridi gerani senza sole
e polvere nelle crepe,
profumi di castagne nelle strade,
e odori di donna nelle stanze chiuse,
e di sigarette nei corridoie di cocktail nei bar.
Il lampione disse,

“Le quattro,

Ecco il numero sulla porta.
Memoria!
Hai la chiave,
La piccola lampada getta un cerchio di luce sulla scala.
Sali.
Il letto è pronto; lo spazzolino è appeso al muro,
Posa le scarpe davanti alla porta, dormi, preparati alla vita.
“L’ultimo rigirarsi del coltello.

Pubblicato da  Giovenale Nino Sassi a 8/25/2010

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