AAVV. Sei critiche al governo

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1. Crisi, lo spreco maggiore è la corruzione ( DA libertàegiustizia)
24 maggio 2010 –
Patrizia Rettori

Piangere sul latte versato non serve, si sa. Ma magari potrebbe servire che chi ora si accinge a varare una manovra economica pesante riconoscesse di aver fatto errori gravi, che hanno accresciuto di molto il peso della crisi su tutti quelli che saranno chiamati a pagarne il conto. E cioè gli incolpevoli cittadini.

Sarebbe un atto di responsabilità e di serietà. Perciò, mettiamoci il cuore in pace, non lo vedremo. Stiamo vedendo, invece, una sorda lotta tra fazioni all’interno della maggioranza, dove le asprezze della crisi economica vengono piegate alle convenienze politiche dei vari protagonisti. E assistiamo allo scontro tra Berlusconi e Tremonti, il primo incapace di rinunciare alla retorica dell’ottimismo, il secondo costretto dalla realtà e dai vincoli europei a battersi per rimettere a posto i conti.

Il rischio, per l’opposizione, è dividersi tra partigiani dell’uno o dell’altro contendente. La verità è che nessuno dei due merita tanto, perché entrambi sono corresponsabili degli errori che ci hanno portato a questo punto. Quel che si deve fare è pretendere rigore e sincerità, e in base a ciò valutare le proposte che verranno avanzate. E’ stato detto da autorevoli economisti che le crisi sono l’occasione perfetta per cambiare la struttura economica di un paese, correggendone le distorsioni e indirizzandola verso un percorso virtuoso. Le ricette possono essere molte, ma è a questo imperativo che devono rispondere.

2. . Vi è mai capitato di vedere in televisione Tremonti?  ( da CURZIO MALTESE, IL GRANDE BLUFF,edizioni MELAMPO)
Vi è mai capitato di vedere in televisione Tremonti? Avete mai notato che ogni volta che il Nostro risponde a una domanda, specie se pensa di aver assestato un bel colpo al suo avversario con una dichiarazione brillante, subito stringe leggermente le labbra e il volto assume un atteggiamento di attesa, come il bambino che si aspetta che i grandi gli dicano: “Bravo Giulietto”. Ecco, in quei momenti ci si immagina subito un bambino, appunto, bello, biondo, con la banana in testa e due pon pon che gli penzolano sotto il collo, che è sempre vezzeggiato per la sua bellezza. Poi lo si vede un po’ cresciuto che, prima ancora di andare a scuola, sa già tutte le capitali a memoria, conosce molte cose che non sanno neanche i bimbi più grandi. Gli adulti gli dicono applaudendo: “Bravo Giulietto”. E così fino all’età matura».
Una volta letto il ritratto di Giovanni La Torre è difficile togliersi dagli occhi quella immagine, per tutto il libro e anche quando capita di incontrarlo di persona, il superministro. L’infantilismo era anche la chiave della geniale imitazione di Tremonti fatta da Corrado Guzzanti ne Il caso Scafroglia. Un bimbette in zuava che si giocava la Puglia alla slot machine per cercare di far tornare i conti pubblici. Un personaggio puerile, con picchi improvvisi di crudeltà. Come quando tirava sotto un pedone e, prima di chiamare l’ambulanza, si chinava per chiedergli: «Ma almeno lei ce l’ha la carta di credito?». Allora infatti Tremonti era un “mercatista”, per usare il suo sprezzante neologismo, anche se oggi nega di esserlo mai stato. Perché Tremonti è stato tante cose, socialista, di destra, antileghista e leghista, liberista e antiliberista, europeista e antieuropeista, tutto e il contrario allo stesso tempo.
L’assenza di memoria storica e la mancata assunzione di responsabilità sono elementi psicologici classici delle classi dominanti in Italia. L’ultima vi ha aggiunto un tocco di vanagloria puerile. Silvio Berlusconi non si fa scrupolo di presentarsi come il «miglior presidente del Consiglio che abbia avuto l’Italia in 150 anni». Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha confessato con un sospiro durante una puntata di Matrix che il suo gran rimpianto è non aver potuto vincere il Nobel per l’economia, cui ha dovuto rinunciare per amore della politica. E al povero Enrico Mentana, che obiettava basito: «Ma è proprio sicuro di quello che dice?», Brunetta replicava ergendosi sulla poltrona: «Senza dubbio!». Giulio Tremonti si consi¬dera un mirabile punto di sintesi fra il genio amministrativo di un Quintino Sella e quello profetico di Nostradamus. La differenza rispetto ai colleghi è che il suo bluff funziona molto meglio. Mentre davanti alle vanterie di Berlusconi e Brunetta chiunque abbia sfogliato qualche libro non può fare a meno di ridere, il Tremonti profeta della crisi e filosofo dei nuovi mondi gode di un inspiegabile credito anche presso ambienti intellettuali, anche di sinistra.

3.  VINCENZO VISCO, manovra economica ed evasione fiscale   (da LA VOCE, 28.5)

Guardando alle misure del governo attuale da questa prospettiva, i suoi limiti appaiono chiari: si cerca di escludere dagli obblighi di tracciabilità (utilizzo di mezzi diversi dal contante per pagamenti superiori a 5mila euro e fattura elettronica per importi superiori a 3mila euro) i contribuenti “normali” quelli, cioè, che non sono grandi imprese strutturate e che quindi possono facilmente suddividere i pagamenti in più tranches. Le misure introdotte, quindi, sembrano avere più un significato “politico” che una efficacia potenziale adeguata; anzi rischiano di non toccare affatto gli evasori veri e razionali che possono facilmente “aggiustarsi”. (3)
In conclusione, se si ritiene che la riduzione dell’evasione sia cosa utile, le misure antievasione varate dal governo Prodi e subito abrogate dal governo Berlusconi, andrebbero reintrodotteintegralmente e andrebbe compiuto anche l’ultimo passo: avendo costituito l’anagrafe dei conti bancari è possibile oggi richiedere annualmente agli intermediari finanziari la trasmissione al fisco dei saldi finali di tutti i contribuenti, come avviene in Francia, Spagna e altrove. Infine la disponibilità di queste banche dati, oltre a determinare un effetto di deterrenza imponente, consentirebbe ai funzionari del fisco di poter adottare una politica di verifiche e (se necessario) di accertamenti basata sul rapporto personale e diretto con ogni singolo contribuente, e non solo su parametri statistici medi come avviene oggi con i pur utili studi di settore

4.  Loretta Napoleoni  La bancarotta resta   dietro l’angolo  (DA l’UNITA’ 27 .5)

In Italia si cerca di addolcire la pillola con l’usuale propaganda: si abbattono i salari nominali e quelli sociali,ma ci si vanta di non aver aumentato le tasse. Viene spontaneo pensare che il motivo sia solo lo scarso numero di chi le paga. Si condanna l’ennesimo obbrobrio edilizio per poterlo accatastare invece di far pagare una penale salatissima a chi lo ha commesso e costringere costoro anche ad abbattere queste costruzioni come avviene in Inghilterra e nella maggior parte dei Paesi civili.

5.  .I tagli senza coraggio  (  Pier Paolo Baretta* ,   26 maggio 2010, DA aprile on line)

Prendiamo il provvedimento più clamoroso: il taglio dei costi della politica. L’intervento più clamoroso è la riduzione del finanziamento ai partiti ed il superamento di alcune province minori. Un provvedimento isolato che non si inserisce in una riforma organica, col rischio che la strada imboccata lasci scoperto il fianco alla lotta alla corruzione politica, mentre non si imbocca quella della riduzione del numero dei parlamentari e delle spese derivanti dalla sovrapposizione di troppo livelli istituzionali. Sul piano degli stipendi la sola operazione che fa la manovra è “tagliare” le punte dei ministri e sottosegretari non parlamentari e dei dirigenti pubblici per la quota eccedente gli 80 mila euro. Ma non decide di stabilire dei tetti, sicché rinuncia a dare l’esempio ed operare una moral suasion verso quella parte sulla quale la legge non può intervenire, ovvero i managers privati che, certamente, non si sono risparmiati in questi anni, in quanto a retribuzioni e bonus. Come si sa, inoltre, il Governo non ha autorità sul Parlamento, il quale, però, dovrà, a mio avviso, fare in proprio delle scelte coerenti e trasparenti che riducano il costo complessivo della propria struttura, emolumenti compresi.

Ancora più seria è la questione del blocco degli stipendi dei lavoratori pubblici. A questo sacrificio non corrisponde un analogo intervento sui redditi alti, ma soprattutto sulle rendite e sui patrimoni. Era proprio impossibile aumentare a livelli europei le imposte sulle rendite finanziarie? In tutta Europa la questione delle tasse sui patrimoni è all’ordine del giorno, da noi resta un tabù.

C’è poi il nodo Regioni. Il peso della manovra taglia non solo gli sprechi ma finisce per incidere sui servizi ai cittadini. La prima delle due principali critiche alla manovra del Governo è, dunque, lo squilibrio sul carico di chi paga la crisi.

6. Crisi e cose da fare subito  ( Da Etica ed economia)
Scritto da Luciano Barca
Le misure proposte dal governo, che saranno esaminate con più dettagli nei prossimi giorni, anticipano l’idea di uno Stato più snello e produttivo e, nel caso del taglio degli alti stipendi di managers pubblici, assumono anche un valore moralizzatore. Ma in primo luogo appaiono come una gelata improvvisa dopo le tante e irresponsabili dichiarazioni circa la già iniziata uscita dalla crisi e, in secondo luogo sono ancora prive di un preciso impegno assunto di fronte al Paese circa la via che sarà seguita e sulle politiche che saranno adottate  per contrastare in primo luogo la disoccupazione, che i tagli alla spesa pubblica rischiano di aggravare, e  che è il prezzo con cui gli strati più deboli stanno duramente pagando per la crisi.
Alcuni tagli della spesa sono condivisibili ma insieme ad essi va detto con chiarezza quali sono gli obiettivi cui un bilancio ridotto darà la precedenza e che cosa esso garantirà in termini di servizi necessari ai cittadini.

AAVV. Sei critiche al governoultima modifica: 2010-05-29T19:26:02+00:00da mangano1
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